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I videogiochi tra distopia e mondi post-apocalittici

Nel mondo videoludico (e non solo) la visione di realtà distopiche causate da avvenimenti apocalittici è frequente già da molto tempo. Poter “creare” una realtà plasmando a proprio piacimento gli aspetti socio-politici e storici è certamente un espediente narrativo utile, affascinante e utilizzabile in diverse sfaccettature. In questo articolo approfondiremo il genere distopico, tracciandone brevemente un panorama nei diversi campi in cui è stato usato.

Cosa si intende precisamente con la parola “distopia”? Il termine è l’opposto dell’utopia, si intende quindi rappresentare una realtà immaginaria, un futuro caratterizzato spesso da governi oppressivi, da condizioni ambientali disastrose o dall’utilizzo di tecnologie pericolose. Seguendo le indicazioni dell’Oxford English Dictionary il termine fu utilizzato per la prima volta dal filosofo John Stuart Mill nel 1868.
Ma quale funzione hanno le opere distopiche? Questo varia a seconda del creatore o ideatore dell’opera, spesso si tratta di satire oppure di “avvertimenti”: il collegamento uomo-macchina e uomo-ambiente è una costante in questo genere, l’utilizzo esagerato ed errato della tecnologia può portare alla distruzione dell’uomo, l’avidità di denaro e potere può causare disastri ambientali, sono messaggi che analizzano la realtà attuale. Molto spesso fruendo un’opera distopica è normale provare una certa sensazione di “angoscia”, perché ne vediamo i chiarissimi collegamenti con la realtà in cui viviamo: l’esasperazione ed esagerazione di politiche capitaliste, la distruzione dell’ambiente con gli incendi di importanti foreste, l’inquinamento dell’aria, l’ossessiva costruzione di edifici a discapito di riserve naturali. Sono solo alcuni degli elementi attuali che portano alla creazione di storie distopiche certamente meravigliose, ma anche estremamente inquietanti.
A livello letterario non si può non citare l’opera molto conosciuta di George Orwell: 1984, in questo caso si tratta più di una distopia a livello socio-politico, in cui la terra è divisa in tre grandi potenze totalitarie: Oceania, Eurasia ed Estasia, in perenne guerra tra loro. Un’autrice femminile interessante del genere è Margaret Atwood con l’opera “Il racconto dell’ancella” (1985), diventata poi la celebre serie televisiva vincitrice di numerosi premi, una realtà che guarda alla condizione della donna vista come oggetto, un racconto capace di far venire la pelle d’oca.

Un sottogenere della distopia diventa poi la fantascienza post-apocalittica o il genere cyberpunk, molto utilizzati soprattutto in ambito videoludico: la trama spesso si concentra sull’imminente fine del mondo causata da guerre, pandemie o disastri naturali, affiancato dal filone catastrofista. Passare in questa sede tutti i videogiochi che trattano futuri distopici è pressoché impossibile, per chi è interessato al genere ne consiglieremo alcuni tra i più famosi.
Non si può non citare il celebre gioco “The Last of Us” sviluppato da Naughty Dog e rilasciato nel lontano 2013, con ben 204 premi è uno dei videogiochi più premiati della storia videoludica. Come ha fatto la sua fortuna? Certamente con un impianto narrativo ben gestito, in questo caso l’espediente della pandemia scoppiata in America generata dal fungo Cordyceps mutato, ha permesso agli sceneggiatori di poter scrivere con libertà una realtà alternativa in cui i sopravvissuti sono relegati in zone di quarantena e gli esseri umani colpiti dal fungo si trasformano in zombie. Il protagonista Joel nel corso del gioco diventa più che un amico per noi, facendoci empatizzare con la sua tragica vicenda che inizia proprio con la morte della figlia, lasciando atterrito il giocatore già dalle prime ore di storia.
 
 
Detroit Become Human è un titolo che vale la pena provare, sviluppato da Quantic Dream (già famosa per la narrativa dei suoi titoli precedenti) e pubblicato nel 2018. In questo caso le interazioni uomo-macchina e l’utilizzo della tecnologia citato in precedenza fa da base per la storia del titolo. Questa casa videoludica è famosa per una tipologia di videogioco quasi “filmica”, il gameplay non è eccessivamente sfaccettato o incentrato sull’azione, ma lascia spazio alla narrativa interattiva. La storia del titolo è ambientata a Detroit (Michigan) nel 2038, l’azienda tecnologica CityLife ha lanciato sul mercato androidi avanzati, causando tuttavia un alto tasso di disoccupazione tra gli umani e conseguente malcontento. Gli androidi non provano emozioni… o forse sì? Lo scontro tra essere umano e tecnologia fa molto riflettere, il gioco vi porterà a vivere le storie di tre androidi: quelle di Markus, Connor e Kara, portandovi a fare scelte spesso molto difficili.
Horizon Zero Dawn è un titolo RPG open world sviluppato da Guerrilla e uscito per playstation 4 nel 2017, per Microsoft Windows nel 2020. Pianeta Terra, anno 3040. La storia è ambientata in un mondo post-apocalittico dai paesaggi naturali e verdeggianti in cui gli umani sono divisi in fazioni tribali, la civiltà umana precedente è stata distrutta a causa di un utilizzo errato della tecnologia, il mondo di gioco è infatti ambientato da robot ostili, le “Macchine”. Come è successo? Cosa ha portato queste macchine ad essere così ostili? Il fulcro della storia è proprio questo, scoprirete tutto attraverso la vicenda personale di Aloy, una cacciatrice orfana considerata indegna di far parte della tribù Nora. Il gioco ha colpito il pubblico per la costruzione dell’open world, un mondo di gioco vivo, colorato, ci mostra come “sarebbe” la terra se la natura ne riprendesse il possesso, anche qui non è difficile notare una tematica ambientale molto forte.
Tra gli altri titoli famosi del genere citiamo la serie di Wolfenstein, sparatutto in prima persona, di genere fantascientifico-ucronico e horror, la serie ufficialmente iniziò nel lontanissimo 1982, sviluppandosi poi in molti titoli gestiti da studi diversi. Un’altra celebre serie distopica è quella di “Metro”, serie action-adventure FPS sviluppata da 4A Games e pubblicata da Koch Media. I titoli usciti sono tre: Metro 2033, Metro: Last Night e Metro Exodus. La serie è basata sulla saga letteraria di Dmitrij Gluchovskij ed è ambientata in Russia nell’anno 2033 dopo un incidente nucleare, anche qui la tematica tecnologica e umana è il nucleo centrale della narrativa. Fallout è un’altra serie videoludica ambientata in un futuro post-apocalittico tra il XXII e XXIII secolo, l’ambientazione e la tecnologia richiamano l’America degli anni cinquanta, con il clima da guerra fredda e la paura di una guerra nucleare, affiancabile al sottogenere “atompunk”: termine che indica opere caratterizzate dall’uso dell’energia atomica, spesso collocate in un’era pre-digitale (tra 1945 e 1965). Si potrebbe andare avanti all’infinito ma ci fermeremo qui, il genere distopico è di certo uno dei maggiori generi che può portare a importanti riflessioni sulla realtà che viviamo oggi, tra aspetti positivi e negativi, tra ambiente e tecnologia, tra capitalismo e politica. Vi invitiamo a provare i titoli consigliati, non ve ne pentirete!
 
Articolo a cura di Giulia Arcoraci

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