Fatti ad Arte

Snobismo letterario: chi sceglie cosa è bello?

Leggo libri da che ne ho memoria: quando ero bambina divoravo pagina dopo pagina tutto ciò che mi veniva messo tra le mani, con avida voglia di perdermi tra le storie che mi facevano sentire lontana nel tempo e nello spazio. Ricordo i libri di Geronimo Stilton, di Valentina, poi i primi young adult, i fantasy, Twilight: i libri sono sempre stati il mio salvagente, un passatempo che si è presto trasformato in una necessità prima, e in una voglia di renderlo parte integrante del mio futuro poi.

 

Seppur vegana nella vita, mi reputo una lettrice sufficientemente onnivora: ho le mie preferenze, ma mi piace saltare da un genere a un altro a seconda dei miei desideri e del mio umore. 

Da famelica assaggiatrice quale sono, cerco di tenermi anche abbastanza al passo con quello che accade nel panorama editoriale tanto internazionale quanto nostrano, e ancor di più con l’approccio ai libri e alla lettura che caratterizza il mondo dei social network.  

 

Ultimamente, vista la tendenza ad avere visioni e discorsi molto verticali circa l’idea di lettura e letteratura, sto riflettendo molto su due concetti: la fossilizzazione e lo snobismo. 

Seduta sul trono del mio Olimpo letterario c’è Shirley Jackson, che per me è, sotto ogni punto di vista, la penna migliore che sia mai esistita finora; il mio libro preferito, quello che ha cambiato il mio essere lettrice, è Opinioni di un Clown di Heinrich Böll; per me, se non fosse esistita Jane Austen il mondo adesso non sarebbe un bel posto da abitare. Mi piacciono i racconti, i romanzi, i saggi, le biografie, la letteratura coreana, quella sudamericana, quella russa. 

 

Mi pare di avere tutte le carte, insomma, per entrare nel circolo degli schizzinosi accademici (maschile voluto) del mondo letterario.

 

Eppure, la mia esperienza con i libri e con la letteratura mi insegna che la lettura è tutt’altro che snobismo elitario. Attenzione, non mi riferisco a quei libri che, indipendentemente dal genere, non sono ben scritti o mancano di una solida struttura narrativa; mi riferisco all’atteggiamento schizzinoso nei confronti della letteratura che non si trova nei manuali scolastici o universitari.

 

Di recente, infatti, mi sono ritrovata a bazzicare nel #BookTok (ossia i canali di alcuni utenti di TikTok che parlano di libri) e ho riscoperto il piacere della dualità e della varietà, che sono i veri principi cardine della lettura e che abbattono totalmente la posizione elitaria che si aggira attorno al mondo dell’editoria: ho scoperto che mi piace leggere alcuni generi letterari perché mi trasportano in un ambiente intimo in cui ci sono solo io persa tra le pagine e le riflessioni di chi scrive, e mi piace leggere altri generi perché, invece, mi sento parte di un gruppo e mi sento coinvolta nelle discussioni online, il che aggiunge qualcosa alla mia esperienza privata di lettrice (che dire, per esempio, delle fan-art di The Love Hypothesis di Ali Hazelwood? Sogno!).  

 

Ad ogni modo, mi chiedo se riusciremo a scrollarci di dosso, in Italia soprattutto, questo modo di concepire la lettura e l’editoria, lasciando spazio al piacere e alla critica personale. D’altronde, in quanto studios* ed espert* di letteratura, il nostro compito non è forse quello di fornire a chi è più giovane gli strumenti per capire cosa fa di un libro un buon libro, permettendo loro di sviluppare le proprie preferenze?

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WordPress Cookie Plugin by Real Cookie Banner