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Shadow and bone vi dà il benvenuto nel Grishaverse

Tenebre e ossa, disponibile da qualche settimana sulla piattaforma di streaming Netflix, si basa sull’omonima trilogia e la dilogia di Sei di corvi scritte dall’autrice americana Leigh Bardugo. È raro che unə lettorə intraprenda un’avventura simile senza avere un quadro più ampio della situazione quindi “ho studiato” e mi sono approcciata alla serie da lettrice ben consapevole delle conseguenze. In generale, posso dire che mi ha conquistata e il merito va al cast, tra nuove promesse e un pilastro della mia adolescenza, il Principe Caspian Ben Barnes, e allo showrunner Eric Heisserer, sceneggiatore di Arrival e nominato agli Oscar nel 2016. Inoltre, gli effetti speciali sono curati dallo stesso team di Stranger Things e i costumi realizzati con particolare attenzione ai colori e ai dettagli ricamati sulle kefta.

 

Tenebre e ossa non è adatta ai neofiti, risulta piuttosto incompleta e i buchi da colmare sono molti, soprattutto all’inizio, e lo prova il fatto che almeno tre persone mi abbiano scritto per dei chiarimenti. Questo non toglie che sia un mondo fantasy affascinante e con del potenziale. Una volta presa in mano la mappa del Grishaverse e lo schemino riassuntivo degli ordini dei Grisha, tutto diventa più chiaro e immediato.

 

Il punto di forza di questo young adult è sicuramente il world building: la serie è ambientata in un territorio freddo e desolato che ricorda la Russia ottocentesca, ma con l’aggiunta della magia. Una barriera oscura e praticamente invalicabile chiamata Faglia, effetto della cupidigia di un uomo detto l’Eretico Nero, lo divide a metà. Al suo interno, sono presenti delle creature pericolose, i Volcra, che si cibano di carne umana e rendono complessa la traversata e gli scambi commerciali al di là di essa.

 

I filosofi usano la parola otkazat’sya, ovvero gli “abbandonati”, per descrivere chi è nato senza alcun dono Grisha. Lo stesso termine viene utilizzato per definire gli orfani. La protagonista è infatti un’ otkazat’sya che nasconde un potere peculiare: può evocare la luce del sole. Alina è un personaggio forte e tenace che viene catapultato in un mondo di cui non vuole fare parte per paura di essere separato dall’amico d’infanzia, Mal.

 

Ti aspetto da tanto tempo Alina. Io e te cambieremo il mondo.
Non sono il genere di persona che cambia il mondo.
Aspetta e vedrai.

 

Alina è “speciale” e questo scatena l’interesse del generale Kirigan, l’Oscuro, nonché capo dei Grisha, soldatə del Secondo Esercito dotati di capacità straordinarie e così ripartiti:

 

    • Ordine dei vivi e morti (Corporalki, indossano una kefta rossa)
      • Spaccacuore
      • Guaritori
      • Plasmaforme
    • Ordine degli evocatori (Ethereali, indossano una kefta blu)
      • Chiamatempeste
      • Inferni
      • Scuotiacque
    • Ordine dei Fabrikator (Materialki, indossano una kefta viola)
      • Tempratori
      • Alchemi

Alina è alquanto confusa sul “come” i Grisha riescano a fare quello che fanno e questo aspetto è appena accennato dall’Oscuro nella serie. Per fare chiarezza, i Grisha sono in grado di dominare la Piccola Scienza il cui principio fondamentale è che “i simili si attraggono”: quella che può sembrare magia è in realtà manipolazione della materia ai livelli più elementari perché nulla si crea dal nulla, ma da elementi già presenti in natura. Marie, attirando a sé le particelle combustibili nell’aria e con l’aiuto di una pietra focaia, provoca una scintilla e quindi il fuoco o ancora i Fabrikator non hanno bisogno di calore o di strumenti rudimentali per plasmare il metallo, ma solo della loro abilità. Alina non si tira indietro, vuole essere padrona della sua storia, per cui impara ad accettare e controllare questa immensa forza che possiede. A mio parere, questo è il momento più significativo: la consapevolezza di essere Speciale e diversa da Mal. Per quanto simili siano state le loro vicissitudini, due destini differenti li attendono e le loro divergenze li allontaneranno. La cicatrice sulla mano di Alina, che nei libri NON viene rimossa dalla Plasmaforme Genya, è un segno indelebile, un monito del passato a Keramzin e del suo legame con l’amico d’infanzia. Di fatto, Mal era stata la causa della repressione del suo potere, ma è anche ciò che le permette di sprigionarlo.

 

Lo odiavo. Lo temevo. Ma ancora sentivo la strana attrazione del suo potere, e non riuscii a tenere a bada la reazione del mio cuore assetato e traditore.

 

Anche il rapporto che si instaura tra l’Oscuro e Alina è degno di nota. L’attrazione tra i due è molto forte, le tenebre e la luce che si uniscono per adempiere al loro destino condiviso. Alina è la chiave per distruggere la Faglia, ma non essendo abbastanza potente da riuscire in un’impresa così notevole, necessita di un amplificatore potente: le corna del cervo di Morozova. È risaputo che un Grisha rivendica a sé solo UN amplificatore, ma anche che l’amplificatore rivendica a sé il Grisha. Una volta generato questo vincolo, non può esisterne un altro. Il mondo è in equilibrio: il cavallo ha la velocità, l’orso la forza, l’uccello le ali. Nessuna di queste creature possiede tutti questi doni messi insieme. Gli amplificatori sono parte di questo equilibrio e non strumenti per sovvertirlo.

Probabilmente servono proprio per porre un limite a un potere altrimenti espansibile all’infinito.

 

In ultima analisi, vorrei soffermarmi sulle “storie di contorno”. Quella che si incastra coerentemente alla narrazione è quella dei Corvi. L’aggiunta del trio Kaz+Inej+Jesper ha dato il tocco in più che serviva alla serie per smorzare i momenti di tensione, senza però lasciarsi sfuggire un’occasione preziosa per introdurre dei personaggi fondamentali per l’espansione dell’universo Grisha. L’altra, ovvero la storyline di Nina e Matthias, a primo impatto può sembrare casuale, ma funziona in vista del finale di stagione.

 

Articolo a cura di Maria Scarmato

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