Fatti ad Arte

Restituzione dei beni culturali provenienti dalla colonizzazione – Il caso della Francia

Nella società francese ci sono ancora numerose tracce della storia coloniale della Francia. Tra queste, ci sono quelle materiali: oggetti, beni culturali appartenenti alle collezioni pubbliche, che provengono dagli ex territori colonizzati dalla Francia e che furono ottenuti talvolta in circostanze poco chiare, se non rubati. Quindi, si pone il problema del ritorno di questi oggetti sul loro territorio originale, così come quello della loro restituzione alla cultura e alla popolazione che li ha creati.

 

Ho avuto il piacere di studiare all’Ecole du Louvre a Parigi e soprattutto di aver accesso libero ai musei pubblici della capitale francese. Così, ho potuto vedere e studiare oggetti provenienti da tutto il mondo: Europa, Asia, America, Africa e Oceania. Ma dobbiamo tenere a mente che ammirare dei campioni da tutta la produzione artistica mondiale in una stessa città rimane un privilegio occidentale, perché la maggior parte degli oggetti extraeuropei presenti nelle collezioni francesi e anche occidentali è entrata nelle collezioni nell’Ottocento, quando l’impresa coloniale raggiunse il suo apice. In questo articolo mi concentrerò sul problema del patrimonio africano presente nelle collezioni pubbliche francesi.

 

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’impero coloniale francese era il secondo più importante, dopo l’impero britannico.

Mappa delle colonie francesi nel 1911, J. Forest, Gallica.

La presenza francese coinvolgeva tutti i continenti ed era giustificata da fallaci argomenti civilizzatori, ma soprattutto da interessi economici. A questo contribuiva la forte sete di conoscenza dell’Altro sulla scia della nascita delle scienze sociali, una sete di conoscenza quasi sempre associata a una forma di gerarchia dei corpi e delle culture a vantaggio dei Paesi europei. Le collezioni europee pubbliche e private di arte extraeuropea si sono costituite in gran parte durante le conquiste militari, le raccolte dell’amministrazione coloniale e le missioni scientifiche come la missione Dakar-Djibouti tra 1931 e 1933. Da qui la passione europea per la collezione di oggetti “esotici”: le motivazioni potevano essere scientifiche o estetiche, oppure imputabili alla volontà di dimostrare prestigio sociale nella tradizione degli studioli rinascimentali.

 

Le opere saccheggiate e acquistate disonestamente non sono state oggetto di controversia per molto tempo. Tuttavia, negli ultimi anni le richieste da parte dei Paesi di origine sono diventate più numerose e più pressanti, in particolare per i beni di carattere culturale e di grande interesse storico-nazionale. Le autorità francesi hanno opposto l’argomento legale. Infatti, una legge francese in particolare costituisce un grande freno alla riflessione sulle restituzioni. Si tratta della legge più importante in materia di legislazione sulla cultura: quella che dichiara il carattere imprescrittibile ed inalienabile delle collezioni pubbliche.

 

Ciononostante, nel 2017 Emmanuel Macron si è impegnato a favore della restituzione dei beni culturali saccheggiati durante la colonizzazione specificamente in Africa:

 

“Fra cinque anni voglio che le condizioni siano riunite per la restituzione temporanea o definitiva del patrimonio africano in Africa.”

 

Si tratta di un impegno sfocato a cui fece seguito un report dei due universitari Bénédicte Savoy e Felwine Sarr. Questi ultimi parlano di “bulimia di oggetti” da parte della Francia e ritengono che le popolazioni in posizione di debolezza nei confronti della potenza coloniale non potevano consentire la raccolta o le condizioni di vendita inique dei loro beni. Quindi, il report invoca la necessità di modificare la legge e l’obbligo morale della Francia di restituire le opere raccolte e rubate, confermando l’impegno presidenziale. Tuttavia, il processo è lungo e giuridicamente complesso, e le parti francesi non sono sempre inclini a collaborare. In più, sarebbero necessarie condizioni ottimali di ricevimento di questo patrimonio, che non tutti i paesi africani possono garantire.

 

Statue reali di Abomey al museo etnografico del Trocadéro nel 1895 a Parigi, Musée du quai Branly – Jacques Chirac.

C’è però un caso che dovrebbe portare a delle restituzioni: è quello del patrimonio del Benin, il caso più recente e rappresentativo della situazione. Nel 2016, al presidente del Benin, Patrice Talon, fu negata dalla Francia la restituzione di oggetti beninesi presenti nelle collezioni del Musée du Quai Branly – Jacques Chirac a Parigi.

 

Gli oggetti interessati sono, tra l’altro, quelli dell’antico Regno di Dahomey, sviluppatosi tra il Cinquecento e l’Ottocento grazie alla sua potenza politica e militare. Si trattava di un potere assai centralizzato intorno alla figura del re, che veniva quasi divinizzato. All’origine della distruzione del regno, nel 1892, il generale francese saccheggiò delle regalia.

 

Porta del palazzo reale di Abomey, bottega di Sossa Dede, circa 1889, Musée du quai Branly – Jacques Chirac.

Patrice Talon ha ribadito la sua richiesta a seguito dell’annuncio di Emmanuel Macron. Così, dopo il rapporto Savoy-Sarr, il presidente Macron, appoggiato dal parlamento nell’ottobre 2020, ha deciso di restituire ventisei opere: una piccola parte degli oggetti richiesti, ma un insieme importante per le collezioni francesi. Di conseguenza, il Benin ha iniziato i lavori a Ouidah per ricevere questi oggetti entro la fine del 2021 nelle condizioni migliori nell’ambito del programma di sviluppo turistico del Paese.

 

Oltre al problema degli oggetti nelle collezioni pubbliche, il report Savoy-Sarr evoca anche la restituzione degli oggetti provenienti dal traffico illegale delle opere d’arte dopo il 1960 (fine dell’impero coloniale francese in senso stretto). Tuttavia, tracciare queste ultime nella sfera è privata rappresenta un’impresa ardua, un lavoro investigativo infinito e spesso una battaglia giudiziaria.

 

Il problema principale risiede nel fatto che, anche nella sfera pubblica, non esiste una legge di ordine generale per sistematizzare le restituzioni degli oggetti saccheggiati e regolamentare le condizioni del processo. Esiste soltanto la possibilità di ricorrere a una legge riguardante una lista di oggetti funzionali all’iniziativa del governo in carica. Ne consegue che il rischio di strumentalizzazione da parte del governo è alta.

 

La questione delle restituzioni un nervo scoperto del dibattito pubblico francese, come tutti gli argomenti legati al passato coloniale della Francia. La polarizzazione è forte: da un lato la volontà di restituire tutto il patrimonio accaparrato durante la colonizzazione senza un accordo e senza una garanzia di sicurezza per le opere; dall’altro i rimasugli neo-colonialisti nel discorso che si oppone radicalmente a tutte le forme di restituzione. Inoltre, è necessaria la collaborazione politica, museale e scientifica per mantenere un dialogo tra la Francia e le sue ex colonie: una politica di restituzione massiva e pianificata è una necessità. Per questo, la circolazione delle persone per la formazione e la collaborazione, così come la circolazione dei beni culturali per il progresso della conoscenza della storia dei Paesi colonizzati e della storia dell’arte devono essere un obiettivo comune.

Fonti consultate

 

P. Baqué, “Polémique sur la restitution des objets d’art africains”, «Le Monde diplomatique», agosto 2021, https://www.monde-diplomatique.fr/2020/08/BAQUE/62067.
P. Hansen, “Restituer le visitato l’8 febbraio 2021.ite de concilier un objectif moral et une évolutihttps://www.lemonde.fr/culture/article/2020/11/12/le-benin-attend-le-retour-de-ses-uvres-spoliees_6059424_3246.html.er-le-patrimoine-africain-necessite-de-concilier-un-objectif-moral-et-une-evolution-respectueuse-de-la-loi_6018761_3212.html.
M. Le Cam, “Le Bénin attend le retour d’œuvres prises par la France”, «Le Monde», 12 novembre 2020, https://www.lemonde.fr/culture/article/2020/11/12/le-benin-attend-le-retour-de-ses-uvres-spoliees_6059424_3246.html
F. Sarr, B. Savoy, Restituer le patrimoine africain, Philippe Rey – Seuil, Paris 2018
F. Vergès, L. Cukierman, G. Dambury, Décolonisons les arts !, L’Arche, Paris 2018
https://m.quaibranly.fr/ visitato l’8 febbraio 2021
https://www.vie-publique.fr/loi/275500-loi-sur-la-restitution-de-biens-culturels-au-benin-et-du-senegal visitato il 16 febbraio 2021.

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