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Questa è Sparta!

Luci e ombre dell’antica società spartana

 

Poche realtà hanno colpito l’immaginario collettivo nel modo in cui è riuscita a farlo Sparta, una delle più importanti polis dell’antico mondo greco, nata in Laconia nel Peloponneso verso il X secolo a.C. Il fumetto di Frank Miller “300” ha ispirato il famoso film di Zack Snyder. Il regista riadattò l’opera di Miller in ogni sua parte: il film tratta della vita di Leonida e del suo ruolo nelle guerre spartane, in particolare riguardo la battaglia delle Termopili (480 a.C). La pellicola uscì nelle sale nel marzo del 2007 e fu campione d’incassi, un vero caso mediatico che ispirò parodie, da cui deriva anche il titolo di questo articolo: la battuta più famosa detta dal generale Leonida mentre getta in una fossa il messaggero persiano, non accettando di sottomettersi al Gran Re di Persia Serse.

 

Nonostante le diverse inesattezze storiche, quest’opera ha contribuito e alimentato la mistica aura che circonda la società spartana; a questo punto sorgono spontanee delle domande: come facevano ad essere i guerrieri più forti di tutta la Grecia? Cosa li rendeva così invincibili? Spesso si tende a mitizzare ed elogiare una società senza conoscerne tutti gli aspetti: ciò accade non solo con Sparta, ma anche con la stessa Roma.

 

Quest’articolo esplorerà brevemente ciò che è stata la forza di Sparta, senza evitare di trattare le conseguenze che avevano il mantenimento di un sistema educativo e sociale così rigido e chiuso.

L’ordinamento politico di Sparta deriva dalla “Grande Rhétra”: un documento che Plutarco (biografo e scrittore del I-II sec. d.C.) definisce come un oracolo ricevuto da Licurgo a Delfi. Licurgo fu il principale legislatore di Sparta, anche se la tradizione non riesce a confermare la sua reale esistenza.

 

Il documento prescrive di istituire un culto a Zeus ed Atena, istituisce un consiglio di anziani formato da trenta membri (la gerousìa) che comprendeva anche i due Re (i basileìs), gli efori (in numero di cinque) erano magistrati che controllavano l’operato dei Re e avevano ampi poteri decisionali sulle loro azioni. I due Re discendevano dalle due famiglie più importanti di Sparta: gli Agiadi e gli Europontidi, di discendenza eraclide (affermavano cioè di essere discendenti di Eracle).

 

Sparta fu molto chiusa verso l’esterno e profondamente gelosa delle sue tradizioni; la base agraria della sua economia gli derivò dalle guerre messeniche, quindi dopo la conquista della Messenia e la schiavizzazione dei suoi abitanti, gli iloti. La loro dedizione alla guerra derivava anche da questo fattore: gli iloti erano in numero decisamente maggiore rispetto agli spartiati e le rivolte erano un rischio quotidiano, era necessario saper difendere il proprio dominio.

 

Il sistema educativo era chiamato “agogè” e i pasti in comune “syssìtia”: la partecipazione era vincolante per tutti gli spartani (solo i figli dei due Re non erano tenuti a svolgere l’agogè). Sembra che alla sola età di otto anni iniziassero la loro educazione e venissero allontanati dalla loro famiglia. Il sistema prevedeva tre suddivisioni basate sull’età (dagli otto agli undici anni, dai dodici ai quindici anni e dai sedici ai vent’anni), il tutto sotto la supervisione di un maestro (mastigofori, portatori di frusta) che aveva il compito di assicurare il rispetto delle regole e l’obbedienza.

 

Gli spartani sin da subito vivevano momenti di pura privazione fisica: mangiavano poco, camminavano a piedi nudi, si rasavano, avevano un solo mantello durante tutto l’anno, di conseguenza ci si aspettava che rubassero: e se fossero stati scoperti la punizione sarebbe stata molto severa.

 

Tutto questo finiva una volta superata l’età adolescenziale: dopodiché, gli spartani erano tenuti a curare moltissimo il loro aspetto. Inoltre, era in uso una forma istituzionalizzata di pederastia spartana: ogni giovane manteneva una relazione con un guerriero più anziano per fini pedagogici, infatti era formalmente condannata ogni relazione sessuale.

 

Dopo l’agogè, oltre all’annuale dichiarazione di guerra agli iloti, i più promettenti partecipavano alla “krypteia”, un rito di passaggio ancora oggi in parte avvolto dal mistero: sembrava prevedere che il giovane vivesse all’interno della città senza mai farsi vedere da nessuno, in più era consentita la “caccia all’ilota”, ossia l’eliminazione fisica degli iloti in un particolare giorno dell’anno. Una volta divenuti cittadini, l’érastes (amante) introduceva il giovane ai pasti in comune (syssìtia) per apprendere le esperienze di guerra dei più anziani. Da quel momento in poi era tenuto a prestare servizio militare fino al compimento dei sessanta anni d’età.

 

L’arte e la filosofia non rientravano nei programmi dell’educazione spartana, un percorso totalmente opposto invece all’educazione ateniese. Il vero uomo spartano doveva essere dedito solamente alla guerra; questo portò gli spartani a diventare i migliori guerrieri del loro tempo: se un guerriero ateniese era un semplice cittadino (molto spesso artigiani, vasai, contadini) che aveva acquistato un’armatura, il guerriero spartano era un uomo che sin da bambino aveva vissuto una vita immersa nella totale disciplina e obbedienza, subendo prove fisiche esemplari. Non erano ammessi “difetti” nella società spartana; la leggenda infatti narra che ogni bambino nato con malformazioni venisse gettato dal monte Taigeto.

 

Un tratto sorprendente della società spartana riguardava l’educazione delle ragazze: a loro era consentito praticare ginnastica, danza, sport ed erano in grado di difendersi, un’impostazione decisamente più aperta rispetto al ruolo delle donne in Atene, limitato alla funzione di madre e padrona di casa.

 

In conclusione: essere i più forti, essere i migliori, sì, ma a quale prezzo? Come doveva crescere la psiche e l’intelligenza emotiva di un ragazzo allontanato dalla famiglia a soli otto anni sotto il regime dell’agogè? Per questo motivo è necessario fare molta attenzione a elogiare queste società, è necessario conoscerne ogni sfumatura e contestualizzarle nel loro periodo storico. Sparta, come Atene (e Roma) erano realtà che si basavano e vivevano sfruttando la schiavitù derivata dalla conquista di territori, non bisogna mai dimenticare quest’aspetto quando si parla del mondo antico. Gli stessi greci tra di loro tendevano ad essere estremamente razzisti, ogni polis sottolineava le sue origini e le proprie caratteristiche peculiari, così come gli ateniesi erano profondamente gelosi del loro retaggio storico e culturale e gli spartani dei loro guerrieri, arrivando a scontri come la grande guerra del Peloponneso che vide scontrarsi le due grandi potenze: la dominatrice della terra Sparta e la potenza marittima del mondo greco, Atene.

 

Il mondo antico e la stessa Sparta ci hanno lasciato un retaggio meraviglioso costellato di personaggi storici coraggiosi, forti, leali, astuti ma anche terribili e crudeli allo stesso tempo. Ancora oggi proviamo sempre un misto di inquietudine e ammirazione quando leggiamo o vediamo prodotti culturali ispirati all’antico mondo greco, un’epoca colma di luce e coraggio ma che dietro ogni angolo nasconde aneddoti intrisi di oscurità e paura.

 

Leonida alle Termopili, dipinto di Jacques-Louis David, 1814, Louvre.

Fonti utilizzate

– M. Bettalli, A. L. D’Agata, A. Magnetto, Storia greca, Carocci Editore, 2nd Edizione, 2013.
– M. Lupi, Le origini di Sparta e il Peloponneso arcaico, in M. Giangiulio (a cura di), Storia d’Europa e del Mediterraneo, III: Grecia e Mediterraneo dall’VIII secolo all’età delle guerre persiane, Roma, Salerno Editrice, 2007, pp. 363-393

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