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Perché il nuovo film d’animazione Soul fa “scattare la scintilla”

“Per cosa vorresti essere ricordato al mondo?” è una di quelle domande che ci ha sempre messi in difficoltà. Una formulazione così semplice che, in un certo senso, esige una risposta filosofica, complessa e ben pensata. Ci dicono che siamo nati per fare qualcosa, ma come capiamo qual è la cosa giusta?

 

Questo è il secondo tentativo della Pixar di entrare nella mente dell’essere umano, nel 2015 ci aveva già provato con Inside Out, scavando più in profondità e alzando molte critiche, ma altrettanti elogi per le tematiche trattate. Mettiamo subito le cose in chiaro: Soul NON è un film d’animazione per bambini. O meglio il 40% del film è apprezzabile da un bambino di 10-12 anni, il restante 60% è “roba per adulti”.
Sì, perché una domanda esistenziale di questa portata preannuncia un argomento tosto. Osservazione non completamente sbagliata, ma non dobbiamo dimenticarci del “tocco Disney”. Soul è disponibile su Disney+ dal giorno di Natale, è compreso nel pacchetto di abbonamento e sinceramente? Vale tutti i soldi dell’abbonamento annuale.

 

Ma partiamo dall’inizio. Il mio metro di valutazione per questi tipi di prodotto è “quanto fa piangere su una scala da 1 a Coco?” Non siamo ai suoi livelli. . .ma ci andiamo molto vicino! Il messaggio è più profondo di quanto ci viene mostrato ma, al tempo stesso, è basilare e viene esplicitato in maniera discreta. Nella sua semplicità è un film estremamente potente perché fa riflettere e ci rende consapevoli.

 

La musica è il mio pensiero fisso, dal momento in cui mi sveglio la mattina al momento in cui mi addormento la sera.

 

Il protagonista è un insegnate di musica della scuola media, Joe Gardner, bloccato e insoddisfatto dalla sua vita, che cerca di riunire la sua anima e il suo corpo dopo che sono stati accidentalmente separati. Il tempismo non è dei migliori: tutto questo accade il giorno prima della sua svolta nel mondo del jazz. L’anima di Joe si mette in coda su un lungo nastro trasportatore, che ha le sembianze del manico di una chitarra, e attende pazientemente di raggiungere l’Altro Mondo attraverso un portale di luce. Joe cerca di scappare, non è pronto a morire o almeno non prima di aver realizzato il sogno di una vita. La sua fuga lo conduce in mondo stilizzato, fatto di linee decise (ricorda molto La Linea di Cavandoli) e colori brillanti. Sarà il paradiso o forse l’I-N-F-E-R-N-O? È solo l’Ante Mondo, dove le nuove anime sviluppano personalità, interessi e manie prima di andare sulla Terra. Qui Joe viene accolto da una serie di consulenti di nome Jerry. Il compito dei Jerry è quello di preparare le nuove anime e assegnarle casualmente ai tratti della personalità che non è solo innata, ma è determinata nei vari padiglioni: sette anime faranno il loro ingresso nel primo padiglione, quello dell’entusiasmo; alcune anime svilupperanno una personalità “seriosa” e ben dodici verranno assegnate a quella “egocentrica” (Jerry suggerisce ad un altro di Jerry di smetterla di mandare così tante anime in quel padiglione e come dargli torto?). Joe finge di essere un istruttore e gli viene assegnata l’anima 22, un’anima cinica che per millenni non ha trovato la propria passione e quindi “intrappolata” in questo limbo. L’unica chance di Joe per tornare in vita è quella di aiutare 22 a completare il proprio distintivo nonché un lasciapassare per l’ingresso sulla Terra.

 

Ma che cos’è la “scintilla” che serve a completare il distintivo e permette ad un’anima di raggiungere quel postaccio che è la Terra? Le simulazioni nell’Ante Mondo non sono state sufficienti per convincere 22 a lasciarlo, è un’anima scettica e disinteressata che ha bisogno di qualcosa in più. Nel momento in cui si trova catapultata sulla Terra, intrappolata nel corpo umano di Joe, inizia a diventare consapevole: ha un “contenitore” che può muovere a suo piacimento, lunghe mani che le permettono di afferrare gli oggetti, lunghe gambe che la fanno correre e ballare e soprattutto i sensi. Il gusto (qualcuno ha detto pizza?) o il tatto fanno parte del corpo. Finalmente 22 ne ha uno e può assaporare il cibo o provare dolore quando viene schiaffeggiata. La scintilla è quel pezzo mancante del distintivo che rende una persona completa, è la propria passione ma non per forza lo scopo della vita.

 

L’episodio del barbiere ne è un chiaro esempio. 22, nei panni di Joe, si siede sulla poltrona del suo barbiere di fiducia e inizia a filosofeggiare: per millenni ha vissuto intrappolata in un costrutto teorico di un’ipotetica fase intermedia tra la vita e la morte e solo ora inizia a chiedersi se valga veramente la pena vivere per poi morire. Le hanno sempre insegnato che le persone sono nate per fare qualcosa, ma come capiscono quale sia la cosa giusta da fare o che non stiano scegliendo quella di qualcun altro? Se è così, siamo tutti in trappola. Il barbiere non avrebbe mai pensato di fare il barbiere. Aspirava a diventare un veterinario ma, finito il servizio di leva, la figlia si è ammalata e la scuola per barbieri costava meno di quella per veterinari. Questo ci porterebbe allo stesso pensiero di 22: il barbiere è nato per fare il barbiere e se non lo desidera significa che è condannato ad una vita infelice.

Quello che noi e 22 non capiamo subito è che la sua vita è bellissima così com’è, non tutti devono essere come Charles Drew che ha inventato le trasfusioni. Ama il suo lavoro perché gli dà la possibilità di conoscere persone interessanti, di migliorare non solo il loro umore ma anche il loro aspetto. Questa è la “magia della poltrona”. Esistono infiniti modi per salvare vite. La scintilla è la voglia di vivere, di buttarsi (letteralmente) su un pianeta che ha tanto da offrire anche se il tempo è limitato. La scintilla è quella spinta che aiuta le nuove anime a compiere il salto nell’ignoto.

 

Se pensavate di averla fatta franca saltando la parte più triste, eccovi accontentati! Soul riesce a raffigurare non solo lo spazio tra ciò che è fisico e spirituale, quella bolla in cui ci chiudiamo noi esseri umani quando siamo molto presi da qualcosa e ci sembra di essere da un’altra parte, quando “siamo in bolla” appunto, ma anche le “anime perdute” che non riescono a liberarsi delle proprie ansie e ossessioni, avvolte da un pesante involucro nero, che gli fa perdere il contatto con la vita. La raffigurazione della depressione è reale e fa capire quanto certi atteggiamenti possano fare del male o il peso delle parole, quanto importante sia riconnettere l’anima al proprio corpo e non pensare sempre agli affari e al denaro.

 

Articolo a cura di Maria Scarmato

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