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NORD STREAM 2: il gasdotto che tiene in scacco l’Europa

In costruzione dal 2018 a fianco del suo predecessore, #NordStream2 collega il territorio russo direttamente a quello europeo attraverso il Mar Baltico, con punto di approdo in Germania. Dopo un anno di interruzione, l’11 dicembre 2020 sono stati ripresi i lavori di costruzione degli ultimi 100 chilometri che interessano le acque danesi e tedesche. Se completato, Nord Stream 2 raddoppierebbe la capacità totale di approvvigionamento, passando da 55 miliardi di metri cubi (BCM) a 110 BCM all’anno. I costi del progetto, stimati a 10 miliardi di euro, saranno sostenuti per il 50% da Gazprom – che risulta inoltre l’unico proprietario – e per la restante metà da cinque società europee: Engie (Francia), OMV (Austria), Shell (Paesi Bassi/Regno Unito), Uniper e Wintershall (Germania).

Lungo il mar Baltico, però, non corrono solamente i 55 miliardi di metri cubi di gas che ogni anno dovrebbero arrivare dalla Russia alla Germania, ma anche la credibilità dell’Unione Europea, messa spalle al muro da Joe Biden nella classica formula aut aut – con noi o contro di noi – e dallo stesso Vladimir Putin, che vedrebbe fortemente ridimensionate le sue ambizioni.

 

Comprendere il conflitto in corso

In un contesto internazionale già pregiudicato da diversi cicli di sanzioni, la costruzione del gasdotto fomenta lo scontro russo-statunitense per il controllo sull’Europa, alimentando il dibattito sulla duplice valenza economica e politica del progetto e sulle potenziali ripercussioni per i Paesi di transito, già danneggiati dalla persistente crisi ucraina. Costituendo un passaggio obbligatorio per raggiungere l’Europa Occidentale, parte degli ex territori sovietici potevano di fatto sfruttare la loro posizione geografica per esercitare pressione contro la Russia ed evitare di subirne la totale influenza.

Costruire un ponte di collegamento diretto tra la Russia e l’UE significherebbe, concretamente, diminuire notevolmente il flusso di trasporto attraverso i Paesi di transito dell’Est Europa, riducendone la capacità coercitiva e condizione di indipendenza nei confronti della Russia e aumentandone al contrario la vulnerabilità.

 

1. Il ruolo emblematico dell’Unione Europea

Per l’UE la discussione sul Nord Stream 2 solleva la questione circa la capacità del gasdotto di passare una triplice “prova di coerenza e di consistenza” una volta completato: in #primo luogo, in relazione alle regole del mercato interno dell’energia, che non dovrebbe essere compromesso da ragioni politiche; in #secondo luogo, in termini di obiettivi di politica estera e di sicurezza, la relazione con l’Ucraina non dovrebbe essere minata dalle decisioni di politica energetica; in #terzo luogo, la coesione interna nell’UE potrebbe rischiare di essere compromessa sia politicamente, a causa di fratture sulla linea politica da tenere verso Mosca, sia economicamente, perché il progetto del gasdotto potrebbe portare gli Stati membri a concentrarsi maggiormente sulla politica energetica nazionale a discapito di quella comunitaria.

 

Il problema dei Paesi di transito: l’Ucraina

Per l’Unione Europea è proprio la responsabilità morale nei confronti dell’Ucraina – supportata anche dall’emanazione di cicli sanzionatori contro la Russia – a costituire il principale deterrente per il completo sostegno al progetto, le cui implicazioni politiche porterebbero inevitabilmente a smentire l’apparente e conclamata natura unicamente economica.

I #sostenitori del progetto – tra cui Germania, Danimarca e i Paesi scandinavi che affacciano sul Mar Baltico – convengono che il gasdotto rappresenti un’opportunità puramente commerciale per ricostruire una base di interessi comuni con la Russia, dopo il precipitoso peggioramento delle relazioni con gli eventi in Ucraina.

In particolare la #Germania, in virtù degli storici accordi bilaterali con Mosca e in quanto hub di destinazione del gasdotto, ha più volte utilizzato la sua posizione di influente potenza geo-economica europea per promuovere tra i Paesi membri la validità e i vantaggi positivi del progetto per l’intera Unione.

Al #contrario, molti Stati membri hanno espresso perplessità proprio in merito a questa questione, temendo che un’ascesa dell’alleanza tedesco-russa possa danneggiare o indebolire gli equilibri di potere tra gli Stati dell’UE. Da questo punto di vista, bypassare il transito dai Paesi dell’Europa orientale comprometterebbe la credibilità dell’UE come alleato dell’Ucraina e come istituzione vigilante e promotrice della stabilità internazionale.

 

Il dilemma della “zona grigia” nel diritto europeo

Una controversia decisiva – e tuttora irrisolta – si sviluppa sul piano legale. Il transito del gasdotto attraverso il Mar Baltico mette in luce una “zona grigia” del diritto europeo che soltanto un accordo intergovernativo porterebbe risolvere.

Concretamente, mentre il passaggio #onshore è regolamentato dall’Unione, quello #offshore rimane tuttora soggetto a diverse interpretazioni legali da parte dell’UE, della Germania e della Russia, sul quale non esiste un regime normativo condiviso da tutte le parti. Il dilemma consiste nel comprendere se Nord Stream 2, che ha origine in un Paese terzo ma attraversa le acque costiere esclusive degli Stati membri, debba essere incluso nella regolamentazione del “Terzo pacchetto energetico” dell’UE o sia di competenza esclusiva dei singoli Stati. Il tentativo della Commissione di applicare la regolamentazione dell’UE al Nord Stream 2 ha trovato l’opposizione della Germania e dei rappresentanti degli Stati sostenitori del progetto che, dato il loro peso politico nel Consiglio, hanno opposto resistenza ai tentativi di estendere eccessivamente le competenze o di cambiare arbitrariamente il contesto giuridico che regolamenta i gasdotti.

La libera interpretazione delle clausole legali e la contrapposizione di interessi hanno perciò impedito agli Stati Membri di concordare una strategia unanime, lasciando spazio al potere decisionale dei singoli beneficiari.

 

2. La centralità dell’asse Mosca-Berlino

Per la Germania le consolidate relazioni commerciali con la Russia hanno da sempre costituito il salvagente nei momenti di crisi. Non stupisce, perciò, come NS2 rappresenti il principale cavallo di battaglia per colmare le distanze ideologiche, puntando sull’implementazione di progetti economici reciprocamente vantaggiosi.

A differenza dell’annessione della Crimea e dell’occupazione militare dell’Ucraina orientale, in cui la Germania ha mostrato il pugno di ferro contro la Russia, Nord Stream 2 non presenta di fatto alcuna “percezione di minaccia”.

Da questo punto di vista, l’assenza di motivi esterni che costringono gli Stati membri a elaborare politiche comuni offrono alla Germania la possibilità di liquidare il progetto come un’attività puramente commerciale e di stipulare liberamente accordi bilaterali con la Russia in un contesto di interdipendenza economica. In aggiunta, il progetto permetterebbe la realizzazione della più ampia iniziativa di transizione energetica – #Energiewende – mirata all’eliminazione dell’utilizzo del carbone e delle centrali nucleari, per le quali il consumo di gas rappresenterebbe una valida alternativa.

Fin dall’inizio della controversia la Cancelliera Angela Merkel ha definito il gasdotto come un’attività commerciale che deve essere trattata allo stesso modo di progetti comparabili secondo le regole dell’UE. Questa visione è stata pienamente condivisa da Mosca, che non nega l’interesse economico dietro al rafforzamento di un collegamento diretto con il suo primo mercato di esportazione.

Dal punto di vista del #Cremlino, l’espansione della connessione baltica permetterà infatti a Gazprom di rifornire direttamente il suo più grande mercato – la Germania –, di espandere la propria rete di rifornimento e di ridurre i rischi di transito per altri importanti clienti (tra cui la Francia). Per la Russia il Paese tedesco rappresenta un #hub strategico per le esportazioni di gas, in quanto principale acquirente europeo con contratti a lungo termine fino al 2034.

Inoltre, le classi politiche ed economiche sono fortemente interrelate e ciò permetterebbe all’azienda statale russa di assicurarsi un certo grado di sostegno anche tra i leader tedeschi al potere.

Al di là degli interessi puramente commerciali, il progetto rappresenterebbe, infine, una possibilità per la Germania di “riallacciare” i rapporti con la Russia, in nome di una storica #Ostpolitik che può essere ripristinata.

Non sorprende perciò che il governo tedesco abbia fortemente promosso la validità di Nord Stream 2 a livello europeo.

La fitta correlazione tra attori politici ed economici in Germania è risultata in questo caso determinante nel rendere gli interessi economici il fulcro delle relazioni con la Russia, anche a costo di cadere in contraddizione con la Moralpolitik e con il principio di garantire la sicurezza energetica per i Paesi di transito dell’Europa orientale.

Tuttavia, con il passare del tempo e con l’escalation del conflitto ucraino, la considerazione delle implicazioni politiche sul territorio è diventata troppo evidente per essere ignorata.

Sia Merkel che Putin hanno, infatti, riconosciuto il rischio di ritorsioni sui Paesi di transito e hanno assicurato la disponibilità a trovare un punto di incontro per evitare di danneggiarne ulteriormente la stabilità politica ed economica.

 

3. Dal salto a gamba tesa al retro-front: il ruolo degli Stati Uniti

A unire gli Stati Membri a favore di Nord Stream2 ci hanno pensato gli #StatiUniti.

Da sempre sfavorevole a ogni potenziale tentativo di rafforzamento dell’asse euro-russa, nel 2018 il governo federale ha ulteriormente implementato i cicli sanzionatori al Cremlino, danneggiando indirettamente le imprese europee che fanno affari in Russia. Per questo motivo, i Paesi sostenitori di NS2 hanno cavalcato l’onda degli “attacchi” statunitensi e giocato la carta dell’unione fa la forza per ribadire l’importanza e la necessità per l’Europa di stipulare i propri accordi commerciali liberamente, senza il rischio di subire ritorsioni dalla potenza transatlantica.

Una risposta europea congiunta si sarebbe perciò rilevata l’unica soluzione per fermare l’espansione delle sanzioni americane e, di conseguenza, salvaguardare gli interessi economici della regione. In questo senso il progetto Nord Stream 2 ha ridimensionato il suo originario carattere bilaterale, assumendo quanto più quello comunitario.

Ora che Nord Stream 2 è a un passo dall’essere terminato – stato di completamento dei lavori del 96% – gli Stati Uniti stanno aumentando le pressioni sulla Germania affinché congeli i cantieri e trasformi in carta straccia il gasdotto della discordia.

Sullo sfondo dello strumento sanzionatorio, finora rivelatosi inefficace, l’amministrazione #Biden ha pensato di affidare il fascicolo ad un negoziatore esperto e incrementare anche i tentativi di sabotaggio dal basso, cioè provenienti dalla realtà politica tedesca. L’ambasciata statunitense a Berlino ha recentemente reiterato che il NS2 è “un progetto geopolitico della Russia, che minaccia la sicurezza energetica dell’Europa, dell’Ucraina e dei partner orientali della Nato” e che, alla luce di ciò, la Casa Bianca utilizzerà “tutte le leve disponibili per impedirne il completamento”, agitando lo spettro di sanzioni nei confronti di ogni singola impresa coinvolta nel progetto.

Il motivo per cui l’amministrazione Biden sta proseguendo la guerra dei gasdotti, inaugurata da Barack Obama e mantenuta in piedi da Donald Trump, è tanto semplice quanto pragmatico: in palio non v’è soltanto il dominio del mercato energetico comunitario, sino ad oggi quasi-monopolizzato dal Cremlino, ma l’egemonia sull’Unione Europea.

Date queste considerazioni, sarebbe un errore limitarsi alla semplicistica affermazione che NS2 sia una mera questione energetica, in quanto le azioni intraprese dalle singole potenze lo rendono un prezioso strumento diplomatico che rimarca ancora una volta l’intramontabile polarizzazione tra Washington e Mosca, alla luce dell’immutabile regola d’oro dell’egemonia internazionale: colpire Berlino per piegare l’Europa.

 


Una luce in fondo al tunnel

La domanda è sorta spesso spontanea: la Germania cederà alle pressioni?.

Ora possiamo dire che la risposta è #NO. Un via libera condizionato della Casa Bianca a Nord Stream 2 è infatti arrivato alla vigilia di un summit tra Joe Biden e Vladimir Putin il 19 maggio 2021. Il punto è che il NS2 non poteva essere abbandonato per un insieme di ragioni tattili:

#Pragmatiche: si tratterebbe di chiudere un cantiere virtualmente terminato, cosa completamente diversa dal congelare un progetto su carta come il South Stream;

#Economiche: si tratterebbe di ridurre in cenere quasi dieci miliardi di euro di investimenti e la possibilità di diminuire il prezzo delle risorse energetiche, grazie all’assenza di spese di passaggio da Paesi terzi;

Di #sicurezza nazionale: cioè la stabilizzazione dei flussi regolari di gas naturale;

Di calcoli #geopolitici: il gasdotto permetterà a Berlino di consolidare lo status di centro nevralgico del sistema di approvvigionamento energetico comunitario.

È proprio per non compromettere ulteriormente i rapporti con i partner europei e, in particolare con la Germania, che l’amministrazione statunitense ha concesso il semaforo verde, nonostante la convinzione che Nord Stream 2 renda l’Europa troppo dipendente da Mosca e danneggi l’Ucraina.

Che sia un tentativo di sventare ogni rischio di potenziale #GuerraFredda 2.0? Non lo sappiamo. La storia delle relazioni internazionali insegna che tutto è possibile, e che l’imprevedibile accade con più frequenza del pronosticato, ma sicuramente – come ha commentato il viceministro degli Esteri russo Serghej Ryabkov – continuando in questa direzione, una transizione graduale verso una normalizzazione dei legami bilaterali potrebbe avere una possibilità.

Bibliografia

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K. Lang, K. Westphal, Nord Stream 2. A Political and Economic Contextualisation, Stiftung und Politik, Berlino marzo 2017.
A. Scott , “Biden da luce verde a Nord Stream 2 per non creare attriti con la Germania, Il Sole 24 ore, 19 maggio 2021.
Wettengel J., “Gas Pipeline Nord Stream 2 links Germany to Russia, but splits Europe”Clew Energy Wire, (settembre 2020).

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