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NON SIAMO PIÙ VIVI: il nuovo successo sudcoreano dopo Squid Game?

NON SIAMO PIÙ VIVI: zombie, sangue, urla, esplosioni e decisioni vitali. La nuova serie teen horror sudcoreana disponibile dal 28 gennaio su Netflix

 

La korean wave prosegue alla conquista di Netflix ed il catalogo si arricchisce sempre più di prodotti che meritano, senza alcun dubbio, l’attenzione del pubblico occidentale. Dopo l’imprevedibile successo mondiale di Squid Game, infatti, il popolare servizio streaming spera che una reazione simile si ripeta e, questo mese, hanno puntato tutto sulla nuova serie teen horror All of Us Are Dead (Non siamo più vivi), disponibile dal 28 gennaio in esclusiva Netflix e con doppiaggio italiano.

 

Tratta dall’omonimo celebre webtoon di Joo Dong-geun e nata dalla collaborazione tra i registi Lee JQ e Kim Nam-su e l’autore Chun Sung-i, All of Us Are Dead è composta da una stagione di 12 episodi di circa un’ora ciascuno e vanta un cast di giovani talenti, che comprende Park Ji-hu, Yoon Chan-young, Cho Yi-hyun, Lomon, Yoo In-soo, Lee You-Mi e Lim Jae-hyeok.

 

All of us are Dead (L to R) Park Ji-hu as Nam On-jo, Yoon Chan-young as Lee Cheong-san, Lomon as Lee Su-hyeok, Cho Yi-hyun as Choi Nam-ra in All of us are Dead Cr. Yang Hae-sung/Netflix © 2021

 

Un nuovo misterioso virus

Trama: In un liceo di Hyosan viene scoperto uno studente con strani sintomi. È così che si scopre un misterioso e terribile virus che – dopo aver fatto cessare l’attività cerebrale –  “trasforma” gli esseri umani in zombie. Il virus inizia, dunque, a diffondersi rapidamente, generando il caos per l’intera città e, con l’aumento degli infetti, le autorità si trovano costrette a dichiarare lo stato di emergenza. In questo spaventoso scenario apocalittico, un gruppo di studenti – On-jo (Park Ji-hu), Cheong-san (Yoon Chan-young), Nam-ra (Choi-hyun), Su-hyeok (Lomon) e altri – lottano a pugni stretti per restare in vita a scuola, un rifugio che dovrebbe essere sicuro ma che ora si è trasformato in un sanguinoso campo di battaglia. Senza telefoni, senza cibo e senza adulti a proteggerli, uniscono le proprie forze nella speranza che l’esercito arrivi presto a soccorrerli.

 

“Le cellule forti attaccano quelle deboli. Tutte le cellule lottano per sopravvivere e si attaccano a vicenda. Questo virus rappresenta la volontà di sopravvivere.” – Non siamo più vivi

 

 

Il ritorno della sindrome K-zombie

All of Us Are Dead non è il primo nel suo genere, infatti, la Corea del Sud ha un’interessante e ricca storia nella produzione cinematografica di racconti sugli zombie. Già nel 2016 con il celebre Train to Busan di Yeon Sang-ho – regista e creatore di un’altra recente serie originale Netflix, il thriller soprannaturale Hellbound – il cinema sudcoreano aveva dato nuova luce ad un genere oramai in declino. La serie Kingdom, adattato dal webcomic The Kingdom of the Gods, ed il film #Alive (entrambi disponibili su Netflix) sono solo alcuni dei prodotti che si aggiungono alla K-zombie mania. Ma qual è, allora, la novità in All of Us Are Dead?

 

 

Viviamo in un sistema di violenza

Sebbene la trama possa sembrare semplice e banale, All of Us Are Dead è così impregnata di una forte attualità e critica sociale – quest’ultima, già sappiamo, tanto amata dal pubblico sudcoreano – che “snobbarla” sarebbe davvero un peccato. Dietro a tanta azione e dramma, la serie riesce a trattare differenti tematiche, adolescenziali e non, e a lanciare degli interessanti spunti di riflessione. Tutto ha inizio in una scuola, un luogo che dovrebbe essere sicuro, di crescita, di incontro, e dove si sperimenta il senso di comunità, dove si formano ciò che saranno i futuri cittadini.

 

Dovrebbe, ma quasi mai lo è. E quindi cosa succede quando il liceo diviene per alcuni un luogo di sofferenza, soprusi, ingiustizie e violenze? È proprio nel liceo di Hyosan che il virus “nasce” come risposta alla violenza, una violenza che neppure gli adulti – minimizzandola e deridendola – hanno voluto fermare.

 

“Ignorare le piccole violenze riempie di violenza il mondo.” – Non siamo più vivi

 

All of us are Dead (L to R) Yoon Chan-young as Lee Cheong-san, Park Ji-hu as Nam On-jo in All of us are Dead Cr. Yang Hae-sung/Netflix © 2021

 

Il bullismo è uno dei temi centrali di questa serie ma, come accennato poc’anzi, non è l’unico: la corruzione, l’ipocrisia, la contraddizione e la crudeltà umana sono tra le righe di questa storia in cui, dopo pochi episodi, risulta chiaro che, più che dei non-morti, bisogna aver paura dei vivi. Ed è per questo motivo che il titolo – sia originale Noi tutti siamo morti, che italiano Non siamo più vivi – anticipa ciò che sarà la vera sconfitta: al di là di come finirà, la serie mostra come, prima ancora degli zombie, a perdere l’umanità siano stati proprio i vivi.

 

Non è una guerra tra zombie e vivi, ma è una guerra tra chi sopravvive e chi no. Una guerra in cui si è sconfitti in partenza perché il primo istinto umano è quello di sopravvivenza, anche quando questo comporta sacrificare gli altri.

 

Non c’è più speranza. È come se ogni peccato si concentrasse ed entrasse nel corpo umano. Anche se riuscissimo a sconfiggerlo, non torneremo mai a un mondo umano. Possiamo credere che le persone siano buone dopo averle viste trasformarsi negli esseri peggiori?” – Non siamo più vivi

 

All of us are Dead Cr. Yang Hae-sung/Netflix © 2021

 

Non siamo più vivi è un promemoria sociale

Con una narrazione frenetica ed adrenalinica, che non fa spazio alla noia, e con dei colpi di scena che lasciano il pubblico senza fiato e fisso sullo schermo, All of Us Are Dead ha tutte le carte in regola per essere il prossimo fenomeno virale firmato Netflix Corea. Dal primo episodio all’ultimo, i giovani protagonisti dovranno scegliere continuamente tra la vita e la morte, tra chi sacrificare e chi salvare. E se da un lato la serie si presenta tremendamente attuale mostrando – dietro la fabula di un virus altamente contagioso – come la paura diffonda tra la folla odio e contraddizioni, facendo perdere ragione ed empatia; dall’altro lato sottolinea quanto sia importante ascoltare e formare le nuove generazioni, unica nostra speranza di un futuro migliore.

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