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Misoginia e stereotipi di genere in “The Big Bang Theory”

Per molto tempo The Big Bang Theory è stata una delle mie “comfort serie”: leggera e divertente, la guardavo ogni volta che passava in chiaro o su Fox, e spesso la mettevo come sottofondo in streaming quando pranzavo da sola e volevo compagnia.

Mi faceva sorridere, trovavo i personaggi particolari e le vicende spiritose: ammetto che alcuni episodi mi hanno fatto ridere a crepapelle. Conservavo, quindi, un ricordo piacevole di questa serie: parliamo di svariati anni fa, ero più piccola e forse poco consapevole, trascinata dall’hype che, all’inizio, circondava la serie. 

Qualche mese fa, però, ho letto su Twitter un commento riguardo la serie che ha fatto una specie di “click” nel mio cervello: “The Big Bang Theory è estremamente sessista e misogina.

Allora ho pensato “Beh, Chiara, ti rimane una sola cosa da fare: fai un bel rewatch e incazzati come si deve, tanto devi solo lavorare e fare altre trecento cose nel frattempo. Dov’è il problema?”

 

Allora, dov’è questa misoginia? 

Detto, fatto: la serie l’ho riguardata dal primo episodio all’ultimo e, non c’è che dire, ho storto il naso talmente tante volte che quasi mi si staccava. Mi sono chiesta: “Ma davvero questa roba mi faceva ridere e non piangere?”

Il filone principale della serie lo conosciamo tuttə, immagino: protagonista è un gruppo di scienziati nerd alquanto bizzarri e imbranati che scoprono, negli anni, come interfacciarsi con la vita, le amicizie e gli amori.

Il clichè del nerd sfigato, però, fa il giro e diventa la rappresentazione esatta del maschio misogino a cui tutto è concesso e dovuto. 

 

 

Partiamo col botto: Sheldon Cooper. Personaggio di spicco della serie, quello più strano, il cervellone più intelligente di tutti presentato come quello  talmente sveglio da somigliare più a un robot che a un essere umano. Io direi che somiglia più a uno stronzo, passatemi il termine: man mano che la serie va avanti, siamo portatə a provare empatia per Sheldon, a capire la sua personalità bizzarra e la sua incapacità di comprendere i sentimenti altrui. Forse i produttori speravano che non facessimo caso alla sua misoginia niente affatto velata o, peggio, si aspettavano che ne ridessimo: ma i costanti riferimenti di Sheldon alla vita sessuale di Penny, alla sua promiscuità, non sono affatto divertenti. Sono eccessivi, fuori luogo, scomodi: sentire un uomo che si arroga il diritto di commentare la sessualità di una donna con le risate registrate in sottofondo, cosa che viene quindi fatta passare come comicità, mi ha messa molto a disagio e mi ha fatto domandare se davvero, ancora, siamo a questo livello, se davvero è normale spacciare per intrattenimento una serie in cui è un uomo a entrare a gamba tesa nell’intimità di una donna.

Un altro personaggio alquanto dubbio è l’ingegnere Howard Wolowitz: nel corso degli episodi sono molti i riferimenti agli atteggiamenti viscidi di Howard, che tratta e percepisce le donne esclusivamente come oggetti di piacere sessuale e che spesso ha ammesso di aver assunto dei comportamenti estremamente vicini allo stalking. 

 

 

Beh… ci hanno provato! 

La comparsa di altre due protagoniste femminili, Amy e Bernadette, non migliora di molto la situazione: Amy, neurobiologa e fidanzata di Sheldon, e Bernadette, microbiologa e fidanzata di Howard, vengono utilizzate nella serie per dare risalto alle donne nelle STEM. Amy vince il Nobel con Sheldon, cosa a cui viene data grande importanza in quanto incoraggiamento per tutte le giovani donne interessate a una carriera scientifica; insieme a Bernadette, poi, in un episodio promuove il perseguimento di studi scientifici in una classe di ragazze delle scuole medie.

Questo tentativo di dare vita a una nuova narrazione relativa alle donne all’interno della serie è, a mio avviso, infruttuoso: a risaltare è sempre il ruolo di subalternità femminile, relegato a puri e semplici stereotipi. Se sei bella è difficile che tu sia anche intelligente (Penny), se sei intelligente è difficile che tu sia anche bella (Amy), se sei bella e intelligente come Bernadette, invece, l’essere considerata bella ti verrà ritorto contro, perché “essere donne intelligenti è più importante”.

Dunque, mi chiedo: l’obiettivo della serie era forse quello di rappresentare una figura maschile diversa, che fino a quel momento era rimasta ai margini della socialità? Se la risposta è sì, perché allora lo strumento per farlo è la misoginia? 

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