Fatti ad Arte

Madri d’Europa: Ada Rossi

«Immagina un mondo in una goccia d’acqua, un mondo su uno scoglio e tutti i partiti su di esso, con la possibilità di vedersi tutti i giorni e di incontrarsi quaranta volte al giorno»
Ada Rossi

 

Quando si parla di pioniere d’Europa, quando si parla di figure che hanno contribuito al sogno europeo è doveroso menzionare la figura di Ada Rossi: Una figura importante, caparbia e pregna di quei valori caratteristici della nostra attuale Unione Europea. Ada rossi è stata una donna indipendente, di grande coerenza morale, capace di scelte difficili e di andare controcorrente schierandosi per i diritti dei più deboli. Una donna laica, partigiana e antifascista.

 

Ada nacque a Golese in Emilia, il 10 settembre 1899 da una famiglia cosmopolita: il padre, di idee repubblicane e la madre, diplomata al liceo classico e figlia di un matematico socialista-rivoluzionario. Ada crebbe in un contesto famigliare aperto, in cui circolavano principi di uguaglianza e libertà e che ispirarono le sue future scelte di vita e sulla sua militanza antifascista.

 

Ciò che caratterizzò la sua vita, come la maggior parte delle persone nate in quel periodo, fu la guerra. Una guerra che la colpì ripetutamente e che la inorridì e inasprì: Ada ripugnava l’orrore della guerra, il nazionalismo, il dogma della sovranità assoluta degli stati nazionali.

 

Dopo gli studi magistrali e grazie ad una forte caparbietà riuscì a laurearsi nel 1924 in Matematica all’Università degli Studi di Pavia, una facoltà che ai suoi tempi era quasi totalmente preclusa alle donne. Trasferitasi a Bergamo nel 1928 per insegnare, lì conosce Ernesto Rossi, anche lui docente. Ada fu subito affascinata da Ernesto, fervente antifascista ed è in questo preciso momento storico, infatti, che Ada comincia a partecipare a quel “gioco difficile”, come lo definisce Angiolo Bandinelli in un suo articolo, che è la resistenza al fascismo. Da qui nacque il fatidico “Non mollare”.

 

Il professore fiorentino però non passò inosservato al Regime che lo incastrò e condannò a 20 anni di carcere per opposizione al regime fascista. Con un coraggioso atto, Ada scelse comunque di sposarlo in prigione nel 1931, sacrificando la sua giovinezza e il suo lavoro, divenendo un “elemento pericolosissimo” e “nemica della nazione” fu destinata al confino prima ad Avelino e successivamente a Menfi e Maratea.

 

Nel corso della sua vita, il suo impegno va molto oltre l’essere una semplice compagna o sostenitrice, Ada insieme agli autori del Manifesto di Ventotene (O originariamente denominato Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un Manifesto) svolge un ruolo fondamentale di collegamento, di propaganda e di educazione politica nei giovani all’idea di una possibile Europa in primis antifascista ma anche unita e libera. Infatti, durante le sue sporadiche visite all’isole di Ventotene nel Mar Tirreno, Ada si innamorò di questo manifesto ed insieme ad Ursula Hirschmann (della sua storia ne abbiamo parlato qui) che Ada portò clandestinamente suddetto manifesto a Bergamo per farlo battere a macchina, dando inizio alla sua diffusione.

 

«Bisogna sempre renderla migliore, lottare per questo, piuttosto che andare a casa a far girare i pollici; almeno io sono di questo parere».

 

Negli ultimi anni di vita e dopo la morte di Ernesto nel 1967, Ada è politicamente attiva e continuerà ad insegnare alle future generazioni. Muore a Roma nel 1993.

 

È grazie a donne come Ada e alla sua fede nella federazione europea se abbiamo l’organizzazione della prima riunione costitutiva del Movimento Federalista in Via Poerio 37, a Milano. È grazie a donne come Ada che si deve la costituzione del Partito Radicale. È grazie a donne come Ada, donne che hanno visto nell’unità europea un esito necessario e forse anche del tutto naturale della storia. Donne costruttrici di pace e uguaglianza che per raggiungere i propri obiettivi bastava “Non mollare”.

 

«Dico di non disperare mai, di avere sempre la coscienza tranquilla secondo quello che è il proprio ideale, di credere nella democrazia, nella libertà e nella giustizia. Dico a tutti di rimaner fermi nelle loro idee e di non mollare: il vecchio nostro «Non mollare!», la parola d’ordine di alcuni giovani che per queste parole dette sono poi morti o sono stati in galera o al confino. Quello che dico ai giovani d’oggi è di stare fermi su questi principi fondamentali, di non lasciarsi comperare né di essere traviati dall’ambizione.»

 

Parole semplici e appassionate che ci ha lasciato in eredità e che hanno alimentato i cuori di tutti coloro che hanno creduto in lei.

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