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London Calling – Recensione Ultima Notte a Soho

Eloise “Ellie” Turner è una giovane ragazza dal grande talento creativo e dall’anima fortemente legata ai ruggenti anni Sessanta, alla sua moda, alla sua musica ed al suo lifestyle, e che sogna di diventare nell’imminente futuro una stilista affermata pronta a spiccare il volo.

Ricevuta la lettera d’ammissione dal London College of Fashion decide di trasferirsi a Londra, dove un immenso nuovo mondo la aspetta insieme a tutte le vicissitudini che si susseguiranno in seguito all’altro talento nascosto di Ellie. La ragazza, infatti, è in grado di vedere spiriti e presenze all’interno degli specchi dei luoghi che visita.

La giovane stilista in erba conoscerà, quindi, i molteplici volti di Londra: la città in cui puoi essere chiunque, in cui puoi prendere in mano la tua vita, ed in cui i tuoi sogni sono in attesa di essere realizzati… costi quel che costi, e dove la dignità umana non ha identità.

 

 

Le 2 vite di Eloise

Sulle note di una delicata quanto malinconica cover di Downtown di Petula Clark ad opera di una talentuosa Anya Taylor Joy nel trailer di Ultima notte a Soho, ecco la recensione completa dell’ultimo atto creativo di Edgar Wright, regista, produttore e sceneggiatore di opere note quali la Trilogia del cornetto e Baby Driver.

Perché quando si guarda Ultima notte a Soho, come recita Downtown, “…vai in centro città, tutto sarà meraviglioso, non troverai posto più bello, in centro città ti aspetta di tutto…”. Il film di Wright, con il suo turbine di mistero, atmosfera londinese pura e senza veli e con una realtà onirica, mantiene la parola fino in fondo.

 

 

Immagine presa da cinematik.it

Il film scorre piacevolmente durante i suoi 116 minuti di durata, con una trama ricca di colpi di scena, personaggi ben delineati e un insieme di elementi che rende coeso e funzionale il tutto.

La storia dimenticata di Sadie, aspirante cantante di successo, si allaccia alla perfezione con quella di Ellie, la giovane ragazza dalla Cornovaglia alla scoperta del mondo e del proprio io.

Il mix perfetto di mistero, snobismo, ed i segreti eccessi di una società retrograda e materialista sono la perfetta metafora del mondo dello spettacolo, di come esso plasmi e risucchi tutti quanti dentro di sé: c’è chi annega in un mare così denso e profondo e chi, pur di rimanere a galla, trasforma se stesso perdendo la propria umanità. Infatti, non è tutto oro ciò che luccica e ogni cosa ha un prezzo; tutto sta nel chiedersi cosa si è disposti a dare pur di raggiungere i propri sogni e brillare piuttosto che amalgamarsi nel grigiore di una città e di un ambiente che non ha pietà per nessuno.

A livello scenografico ed estetico il film è una vera perla: riesce a catturare la sensazione di perdizione e stupore vissuta da Ellie alla vista di Londra; i colori stupiscono ed abbagliano lo spettatore, lo inquietano eppure lo attirano irrimediabilmente; il taglio delle scene nei momenti drammatici, poi, riesce a comunicare un senso di disagio ed ansia, porprio com’era negli intenti.

La recitazione è di prim’ordine, con una magnetica Anya Taylor Joy nei panni di Sadie, un riuscitissimo Matt Smith nei panni del disgustoso e sessista Jack, e Thomasin McKenzie alias Ellie che esegue una recitazione forse un po’ troppo nervosa, ma che interpreta alla grande il disagio ed il travaglio del proprio personaggio.

Ultima Notte a Soho presenta una commistione fra i suddetti elementi con un aspetto sonoro ed una cura estetica dei personaggi e degli ambienti ben riuscita, concedendo un thriller/drammatico ben congegnato.

L’opera di Wright è un tributo alla figura dell’eroina, alla donna che, da sola, nonostante le situazioni avverse e senza alcun aiuto di sorta, riesce comunque a farcela grazie alla propria mente. Ed è suo sacrosanto diritto decidere della propria vita in modo autonomo, affermarsi e ritagliarsi il posto nella società che le spetta come diritto fin dalla nascita.

Come recita, infatti, una massima: “La cosa più pericolosa al mondo è una donna capace di pensare con la propria testa.”

In conclusione, Ultima Notte a Soho è un gran bel thriller a tinte horror dal forte sapore retrò che saprà soddisfare tutti gli amanti della suspense, del mistero e di produzioni quali: Rebecca, The Neon Demon, Suspiria e Il cigno nero.

 

 

Le molte maschere di una società: Temi & Simboli

Sessismo & Maschilismo Retrò: all’interno del film viene messo in scena un forte maschilismo e sessismo da parte dei personaggi maschili nei confronti di Sadie, di come dipingano la donna come un oggetto, un’opportunità di profitto, e di come anni d’oro come gli anni Sessanta, ricchi di galanteria, gusto per le mode, la musica ed un lifestyle chic nascondano del marcio ed una visione misogina della donna, in realtà tristemente radicato e trascinatosi fino ai giorni nostri.

Un mondo, quello dello spettacolo, che dimostra come ci sia ben altro dietro il sipario e che ciò che le luci della ribalta non illuminano sono ombre scure che macchiano l’anima di chi non riesce a spiccare il volo.

In entrambi i casi, le coprotagoniste hanno modo di fronteggiare l’orrore, il senso di inadeguatezza, la solitudine ed uno stato allucinato della realtà. Entrambe dimostrano di avere abbastanza forza e determinazione per riscattarsi ed avere ragione di un mondo ed una società violenta solo e soltanto rispondendo alla violenza stessa con ulteriore violenza, seppur con esiti differenti.

Ricchi vs Poveri: nel corso di Ultima Notte a Soho incontriamo diversi personaggi, tra cui la sboccata ed eccentrica Jocasta. Il soprannome datole dagli amici, “Uragano Jocasta”, non è casuale e vedremo il perché.

Il film non fa un mistero delle modeste origini di Ellie. Proveniente da un paesino in Cornovaglia, la ragazza verrà travolta dalla grande metropoli e dal suo sfarzo quando si trasferirà al London College of Fashion ed entrerà da subito in contrasto con la coinquilina Jocasta nel dormitorio dove alloggia.

Le due ragazze sono, infatti, l’una l’opposto dell’altra. Ellie è pacata, riservata ed introversa; si è cucita lei stessa l’abito che indossa e si limita allo stretto sindacale in fatto di spese ed uscite con amici, peraltro pochi. Jocasta, d’altro canto, ama l’eccesso, è estroversa, meschina e piena di amici. Estremamente egocentrica, ama parlare di sé, stare al centro dell’attenzione e sfoggiare i propri abiti firmati ostentando uno status da figlia di papà.

Queste due ragazze rappresentano le due realtà della società, e quando entrano in contatto gli esiti sono negativi.

La madre di Ellie era morta suicida anni prima in seguito ad un esaurimento avuto dopo il proprio trasferimento a Londra, come se non avesse potuto reggere uno stile di vita ed una città fuori dalla propria portata a livello psicologico, economico e modaiolo.

In modo simile, nel momento in cui Ellie si scontrerà con Jocasta e con Londra stessa, vedrà la propria vita andare a pezzi ma, a differenza di sua madre, dimostrerà di aver imparato a nuotare in acque infestate da squali e col tempo riuscirà a gestire la propria vita e sarà Londra stessa a dover fare i conti con Ellie e gestire una stella nascente della moda internazionale.

L’uso del colore: in un film come Ultima Notte a Soho, fortemente fedele allo stile e gli eccessi della società dell’alta moda britannici,  non poteva non ricoprire un aspetto centrale l’uso dei colori. La scelta cromatica, infatti, ricopre ben più dell’aspetto scenico fine a se stesso. Si ha una dualità di palette: nella prima parte del film, in cui Ellie è ancora in Cornovaglia a sognare un futuro da stilista rinomata, i colori sono molto accesi ma naturali e sobri, caldi e accoglienti, come a rappresentare la fase innocente e pura della sua vita priva di ombre e pericoli. Nel momento in cui la giovane prende il treno per raggiungere Londra i colori mutano diventando più “urbani”, con il grigiore tipico della metropoli, luci artificiali e cromie più aggressive, a rappresentare il mondo nuovo in cui Ellie dovrà ambientarsi. Si assiste a un ulteriore cambio ulteriore di colori quando la protagonista inizierà ad avere i suoi particolarissimi sogni/incubi in cui le insegne sfavillanti al neon, i colori sgargianti degli interni dei locali frequentati dall’alta borghesia dominano incontrastati simboleggiando eccesso e “peccato”.

 

 

Immagine presa da bloody-disgusting.com

Non meno importante anche la scelta degli abiti per le protagoniste. Inizialmente Ellie indossa un abito semplice cucito a mano da lei stessa; ma man mano che si farà strada nell’incubo e nelle visioni distorte di cui sarà testimone il nero sarà sempre più parte integrante del suo outfit descrivendo quindi una graduale e profonda frattura nella sua psiche, che verrà risanata solo nel finale quando, avuta ragione della situazione avversa, si tornerà a dei colori più vivi ed armoniosi che simboleggiano la sua totale e definitiva guarigione mentale ed emotiva.

 

Curiosità

  • Durante una scena del film Ellie posa davanti al poster di Colazione da Tiffany in modo simile alla protagonista del film. Il tentativo di emulazione della posa di Audrey Hepburn andrà a riflettersi anche nella vita stessa della ragazza.

  • La governante dell’alloggio dove soggiorna Ellie chiede se le dia fastidio l’odore dell’aglio che proviene dal bistrot all’angolo della strada. Si tratta di una copertura per il marcio segreto che nasconde l’anziana e che più avanti nel film verrà rivelato.

  • La regola della governante Collins sul non accettare visite dopo le 20:00 coincide con l’orario in cui Sadie riceveva gli “appuntamenti”, altro indizio essenziale per il mistero che sarà poi svelato.

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