Fatti Femminista,  Fatti Inclusivo

Lo sapevate che anche i giornalisti fanno la cacca?

Questo articolo in origine doveva essere un editoriale sulla comunità furry, ma all’ultimo minuto ho deciso di eliminare tutto: ero ossessionato dal poter sbagliare con la terminologia o, in generale, di scrivere qualcosa di sbagliato. Non mi riferisco solo a qualche errore grammaticale o sintattico, mi riferisco a un pensiero espresso che potrebbe offendere qualcuno. Che poi è davvero paura di essere frainteso o è paura di essere proprio nel torto? Non ne sono troppo sicuro, quindi per il momento facciamo finta che si tratti di entrambe le opzioni.
 
Non sono nemmeno sicuro di dove voglia andare a parare questo articolo, sinceramente. Vorrei parlare di questo sentimento, che credo ogni articolista\giornalista\filibustiere\goblin dell’informazione con un minimo di correttezza intellettuale dovrebbe sentire. È davvero una buona qualità, o questa paura di sbagliare finirà per farci scavalcare da persone con meno remore e scrupoli? Non faccio che vedere testate giornalistiche, anche affermate, subire enormi backlash per errori spesso definiti gravi e banali. Non vi è mai capitato di leggere “io avrei fatto meglio” o di pensare lo stesso? Capita anche a me, però sto lentamente cambiando idea.
 
In quest’epoca di piazze e dibattiti virtuali, finire alla berlina ed essere preso di mira sta diventando peggio di una minaccia di morte o dell’oblio dell’anonimato. Il problema è che, in un certo senso, si sta smettendo di giudicare una persona nel suo insieme: ormai essa viene identificata con il fatto di cronaca che la coinvolge, e se questo avvenimento è per noi negativo ci dà il diritto di odiarla nella sua interezza. Non si guarda più al giornalista, si guarda all’ignoranza che ha dimostrato in quella data situazione. Non si guarda più alla persona, ma al suo errore. Spesso leggo in giro che la comunicazione si sta via via semplificando in virtù dell’immediatezza, e su questo frangente devo riluttantemente ammettere che sembra proprio così. In questa atmosfera generale una persona realmente scrupolosa non potrà mai riuscire a lavorare, quantomeno senza che abbia enormi difficoltà, perché non potrà mai avere un grado di conoscenza perfetto di qualsiasi argomento di cui debba scrivere, e rivolgersi a degli esperti delle materie trattate in ogni articolo non è una soluzione realistica.
 
Osservando Freeda sui social, a cui concedo di navigare in tematiche molto difficili, mi sembra di vedere una soluzione maldestra a questo problema. La pagina appoggia un sacco di valori sociali condivisibili, ma lo fa nella maniera più sicura possibile: intervistando personaggi esterni sulle tematiche trattate, esentandosi da qualsiasi responsabilità facendo di fatto “parlare altri”, e ad esprimersi su questioni su cui in realtà sono già tutti d’accordo. Le interviste, nello specifico, hanno il pericoloso effetto collaterale di far rappresentare al singolo intervistato l’intera minoranza di cui fa parte. La banalizzazione delle tematiche sociali, invece, rischia di minimizzare o di far percepire come pretestuoso il disagio lamentato dalle minoranze per cui si vorrebbe tirare le parti, dando l’impressione che si stia combattendo per un’emancipazione già raggiunta. Lo sapevate che anche le donne fanno la cacca?Freeda, ora però vieni qui e piangiamo assieme, nel dolce e sicuro abbraccio che solo la mediocrità può concederci.
Di soluzioni, purtroppo, non ne ho ancora trovate.

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