Fatti Attuali

Let me be multipotenziale

Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un video che mi ha fatto riflettere molto sul mio modo di vivere i miei interessi e le mie aspirazioni. Il video in questione è il TED Talk di Emilie Wapnick Why some of us don’t have one true calling e tratta il tema della multipotenzialità. Poiché si tratta di un concetto di cui si parla ancora poco ma nel quale moltǝ possono identificarsi, ho deciso di intervistare Mir, una giovane mamma, vocal coach, esperta di formazione e comunicazione in ambito Bitcoin, che da circa otto mesi porta avanti un progetto di divulgazione sulla multipotenzialità attraverso la sua pagina Instagram @mirserena.

 

Rompiamo subito il ghiaccio con una domanda difficilissima da porre a unǝ multipotenziale:

 

“Mir, raccontaci un po’ di te: quali sono i tuoi interessi e a cosa ti dedichi nella vita?”

 

“Presentarsi e raccontarsi è il dramma dellǝ multipotenziali: convivono in noi tante parti e forse il collante tra tutte queste sta proprio nel concetto di multipotenzialità. Mi piace sempre ricordare che da piccola volevo fare l’hacker e la cantante. Effettivamente, nel corso della vita ho fatto qualcosa di simile, ma anche qualcosa di completamente differente. Al momento, le mie due attività principali sono quelle di vocal coach e di esperta di formazione e comunicazione in ambito Bitcoin. In parallelo, sto portando anche avanti il mio progetto sulla multipotenzialità attraverso la mia pagina Instagram.”

 

“Cos’è la multipotenzialità e quali sono i sintomi di una persona multipotenziale?”

 

“Moltǝ sono portatricǝ sanǝ di multipotenzialità fin da bambinǝ. Tuttavia, la società ci fa capire che avere diverse passioni è sbagliato e ci viene chiesto di definire la nostra strada già da adolescenti, al momento della scelta delle scuole superiori. Eppure, moltǝ non hanno le idee chiare, vogliono scoprire cosa sono interessatǝ a fare nella vita facendolo, sentono che esistono molteplici possibilità. È importante precisare che la multipotenzialità non è una patologia, bensì una caratteristica. Si tratta di un fenomeno su cui c’è pochissima ricerca, sebbene la storia sia piena di esempi di multipotenziali: basti pensare a Leonardo da Vinci. Eppure, non immaginiamo che le persone “comuni” possano realizzarsi nella loro multipotenzialità, anzi il pensiero collettivo insegna che per realizzarsi è necessario specializzarsi. Ebbene, lǝ multipotenziali sono persone che portano avanti più interessi e non si focalizzano soltanto su uno di questi.”

 

“Quali diresti che sono le maggiori sfide che lǝ multipotenziali si trovano ad affrontare nella società contemporanea, che ci vuole specializzatǝ e tende a incasellarci in un ruolo ben specifico?”

 

“Dall’epoca dell’Illuminismo, e ancora di più a partire dal Positivismo, siamo immersǝ nella narrativa della specializzazione estrema, che viene romanticizzata e considerata l’unica strada verso il successo. Di conseguenza, uscire da questo schema rappresenta già di per sé una sfida. Le difficoltà che si incontrano dipendono, poi, anche dal tipo di multipotenziale che si è, visto che non esiste un solo tipo e che ognuno di questi ha le sue peculiarità. Vediamoli insieme:

 

Multipotenziali slash: alternano nella stessa giornata diverse attività;
Multipotenziali hug: riuniscono varie caratteristiche sotto uno stesso progetto, all’interno del quale ricoprono vari ruoli;
Multipotenziali Einstein: si dedicano a un’attività principale da cui traggono il sostentamento e portano avanti una passione a livello professionale;
Multipotenziali fenice: assomigliano allǝ specialistǝ, ma a rotazione; si dedicano a un’attività o a un progetto per volta, arrivando a raggiungere alte competenze come lǝ specialistǝ in un determinato settore. Tuttavia, ad un certo punto cambiano rotta per dedicarsi ad altro. Potremmo dire che attraversano vari cicli e che la loro multipotenzialità è di tipo sequenziale e non simultanea.

 

Ognuna di queste categorie si trova a fare i conti con difficoltà diverse: affrontare periodi di passaggio da un’attività all’altra; identificare un progetto in cui far rientrare tutti i propri interessi o le proprie competenze; gestire nel quotidiano varie attività insieme; oppure passare la maggior parte della giornata svolgendo una mansione che non è la propria preferita.”

 

“Pensando allǝ multipotenziale fenice, la sfida principale è sicuramente quella della transizione da un’attività all’altra. Infatti, in questo modo la persona si trova a ripartire da zero e torna ad essere, ciclicamente, principiante. Chiaramente, questo aspetto può provocare un senso di smarrimento e frustrazione. Come possiamo trasformare questa sensazione sgradevole in un punto a proprio vantaggio?

 

“Il passaggio da un’attività all’altra è una fase dura e dolorosa, che può comportare mesi di aggiustamenti, ripensamenti, dubbi e titubanze. La transizione è pesante sia dal punto di vista psicologico che sociale, perché dobbiamo dar conto di cosa stiamo facendo a chi ce lo chiede. Per capire quando è il momento di cambiare strada non ci sono formule magiche. Ebbene, oltre all’analisi razionale tra vantaggi e svantaggi del cambiamento bisogna considerare la sensazione di pancia: quando, per un determinato periodo, non riusciamo a pensare che a una sola cosa e non ci immaginiamo in altro, forse vuol dire che abbiamo preso tutto quello che dovevamo prendere dall’attività che stiamo svolgendo ed è il momento di andare oltre. Bisogna essere consapevoli che seguirà una fase di transizione in cui avvertiremo la sensazione di essere eternǝ principiante, di non poter tornare indietro e di non andare nemmeno avanti. Ecco, questo è il momento in cui bisogna tenere duro. Fortunatamente, essendo abituatǝ a cambiare spesso ambito, siamo veloci nell’apprendimento. Quindi, i primi risultati non tarderanno ad arrivare. Inoltre, dobbiamo riconoscere che il nostro valore aggiunto risiede nella molteplicità delle nostre esperienze e nella nostra capacità di importare conoscenze da svariati campi. Aver voltato pagina non significa aver chiuso completamente con quello che abbiamo fatto fino a quel momento, anzi poter riciclare conoscenze e competenze è il punto di forza di unǝ multipotenziale.”

 

“Il passaggio a nuove attività non avviene sempre in maniera automatica: spesso si sente l’esigenza del cambiamento ma non sappiamo bene a quale altra attività vogliamo dedicarci; sappiamo per certo di voler lasciare ciò che stiamo facendo ma non abbiamo le idee chiare su quello che vogliamo intraprendere. Si tratta di momenti che possono generare ansia perché pensiamo di star perdendo tempo. Come possiamo gestire al meglio quest’ansia che può accompagnare la fase di transizione?”

 

“Non bisogna dimenticare che, mentre ci sembra di star perdendo tempo, in realtà dentro di noi è in atto un gran fermento in background, che sta cercando di risolvere questo enigma. È normale sentirsi stanchǝ e frustratǝ, proprio perché non riconosciamo tutto questo lavoro di elaborazione, che si mostrerà solo al momento in cui ci apparirà chiaro il percorso che vogliamo intraprendere. Queste fasi non vanno interpretate come sintomo di procrastinazione: il nostro corpo avverte che un determinato ambito ci ha dato tutto quello che aveva da darci e che è il momento di voltare pagina, quindi lavora a un’opera di sostituzione.

 

All’incertezza e alla frustrazione si aggiunge, poi, la preoccupazione di doversi giustificare non solo a livello sociale, ma anche personale. Infatti, a causa della narrativa in cui siamo immersǝ, consideriamo che cambiare strada sia un fallimento. Ebbene, invece di considerare le fasi di transizione come fallimenti, dovremmo percepirle come step.

 

Prima di imboccare una nuova strada dovremmo cercare di far chiarezza dentro di noi: se non ci sentiamo sicurǝ, potremmo provare ad andare più nello specifico nell’ambito verso cui tendiamo, ad esempio informandoci con persone che già ne fanno parte. In questo modo, è possibile anche scoprire che l’attività che abbiamo in mente non fa al caso nostro; oppure che non è necessario cambiare radicalmente ambito, ma basta qualche aggiustamento all’interno della nostra attività del momento. In ambito professionale, questo potrebbe significare assumere ruoli diversi o dedicarsi ad altre mansioni pur rimanendo nella propria posizione lavorativa. Quello che dobbiamo assolutamente ascoltare è la sensazione di voler cambiare. Tuttavia, non è detto che l’attività verso la quale propendiamo sia quella giusta: potremmo aver solo bisogno di piccole variazioni nella nostra condizione del momento oppure di immergerci in una terza attività che non avevamo considerato. Eventualmente, tornare indietro in maniera giustificata, umile e con skill nuove, è sempre possibile.”

 

“Passando ora alla tua esperienza personale, in che momento hai preso coscienza della tua multipotenzialità e che impatto ha avuto nella tua vita scoprirti multipotenziale? Come è nata l’idea del progetto che porti avanti attraverso Instagram e qual è il messaggio che vuoi lanciare?”

 

“Ho avuto un primo incontro con la multipotenzialità poco dopo l’uscita del TED Talk di Emilie Wapnick ma in quel momento, concentrata com’ero sul mio percorso, mi è scivolato addosso. In seguito, durante il lockdown dell’anno scorso ho iniziato a leggere di tutto e sono approdata nuovamente al tema ancora attraverso Emilie Wapnick, nello specifico scoprendo il suo libro Diventa chi sei[1]. Stavolta ho capito che il tema aveva qualcosa a che fare con me, ho iniziato a informarmi sempre di più e mi sono riconosciuta nella descrizione della persona multipotenziale. Ho maturato, quindi, l’idea di intraprendere un percorso che partisse da me, ma che parlasse anche allǝ altrǝ. Così è nata l’idea di un progetto basato su una discussione comune, un’oasi in cui la community fosse molto presente, dove lanciare spunti di riflessione per stimolare un discorso collettivo, a cui ognunǝ è liberǝ di contribuire. Volevo portare avanti un account che mi rispecchiasse, liberare alcune pulsioni personali a livello creativo e, nel farlo, dare valore allǝ multipotenziali.

 

Una volta assunta la consapevolezza di essere multipotenziale, la sensazione che ne è derivata è stata quella di stare bene, di liberare energia e trovare pace. Infatti, è proprio questo il messaggio che voglio dare con il mio progetto: non c’è niente di male ad essere multipotenziali, avere più interessi e non avere le idee chiare da subito. Si può essere multipotenziali e realizzarsi, quindi non bisogna vivere la multipotenzialità come un problema, ma considerarla una caratteristica neutra, una tendenza con cui ci muoviamo e che può darci grandi soddisfazioni. Non dobbiamo cadere negli stereotipi dellǝ multipotenziale come persona poco seria o disorganizzata: ognunǝ è fattǝ a modo suo, lǝ multipotenziale sono variǝ quanto le personǝ. Altro messaggio importantissimo che vorrei lanciare è il seguente: la realizzazione e il successo sono assi indipendenti dalla multipotenzialità. Si può assolutamente avere successo e si possono far succedere cose nella vita essendo multipotenziali, anzi se ne possono far succedere tante. Tutto sta nel saper poi gestire il marasma di cose che facciamo succedere!”

Note:

[1] E. Wapnick, Diventa chi sei, MGMT Edizioni 2018.

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