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L’altro volto del male: Malignant

Saw, Insidious, The Conjuring e Dead Silence, sono diventati dei mostri sacri dell’horror moderno, tutti recano la stessa firma : James Wan.

 

Malignant, un film girato da James Wan e scritto in coppia con Ingrid Bisu, è la nuova creatura del genio malese del cinema del terrore, sarà però riuscita nell’intento di annoverarsi un posto nella suddetta categoria?

 

Immagine presa da ilcineocchio.it

 

Sinossi

La protagonista della pellicola, Madison Lake, interpretata dalla britannica Annabelle Wallis e già vista in altre opere del genere quali Annabelle (2014) ed in veste di cameo nel sequel/prequel Annabelle 2 : Creation (2017), è una giovane donna in dolce attesa, la quale crede che il bambino che ha in grembo possa essere la soluzione ai problemi della relazione tossica che intrattiene con Derek Mitchell (Jake Abel), uomo irruento e violento.

 

Ciò che però la donna non si aspetta è che la svolta che attende ed arriverà sarà molto più oscura e pericolosa, e che la porterà attraverso un viaggio allucinato in cui incubi e realtà si confondono riaprendo vecchie ferite e verità nascoste a lungo dimenticate.

 

 

Tematiche trattate

Nella pellicola in questione vediamo trattati temi forti quali il concetto del diverso e del deforme, e di come tale aspetto sia visto come una mostruosità, di come ciò si rifletta poi sia nel corpo così come nella mente del soggetto affetto da ciò, in parte per motivi ruolistici all’interno del film, ma anche per enfatizzare la visione dello spettatore di come tutto ciò che non sia conforme alla società od al concetto di natura che si ha, sia visto nella realtà dei fatti come un mostro  o un abominio.

Un cancro della società da estirpare.

 

Immagine presa da mymovies.it

 

Analisi dei personaggi

Parlando della caratterizzazione dei personaggi, è uno slasher movie quindi le aspettative di un cast stellare e dalla recitazione sopraffina sono piuttosto basse di solito, ed infatti Malignant non fa eccezione, o quasi…

 

Annabelle Wallis alias Madison Mitchell è una dei pochi a spiccare fra tutti, interpretata  in modo tale da far immergere lo spettatore completamente nell’atmosfera malsana e malata respirata per tutto il film, interpretazione da brividi, letteralmente, personaggio che a discapito del fatto che sia nella realtà dei fatti la protagonista e sia ovviamente importante, subisce davvero una crescita interiore culminando nel finale del film.

 

C’è un’idea di riscatto, di riconoscimento del proprio io, d’indipendenza  e desiderio di superamento del proprio passato ben raccontato e strutturato.

 

I restanti personaggi ricoprono il ruolo cui sono stati relegati senza infamia e senza lode, comprimari.

 

L’antagonista della vicenda, Gabriel, è un altro personaggio rilevante e ben caratterizzato, il quale nonostante un’apparente furia cieca e violenza perpetrata mossa da desiderio di vendetta ha in realtà uno scopo ben preciso, e comportandosi da agente patogeno o cancro che dir si voglia, si nutre della paura e della sanità mentale di Madison cercando in ogni modo di corroderla e corromperla per un fine oscuro e malato.

 

In sostanza, i personaggi non saranno certo memorabili ma assolvono al compito affidatogli e fanno sorreggere senza problemi i fili della trama che si dipana a poco a poco.

 

 

Recensione

James Wan ci offre quindi uno slasher movie a metà fra Boogeyman – L’uomo nero (2005) e Venerdì 13 (1980) con una strizzata d’occhio a Darkman (1990) con Liam Neeson, in cui in particolar modo è forte e vivido il tema del diverso e del deforme, recuperato da Wan in questa pellicola ed unito a quello dell’oscurità insita nella psiche umana ed un body horror crudo e ben congegnato atto a mettere in mostra il lato più diabolico e bestiale dell’uomo e ciò che si cela nel più grande mistero ad esso legato, la sua mente.

 

Lo scopo di Malignant è confondere di continuo lo spettatore, disorientarlo, scioccarlo e farlo temporaneamente rinsavire per poi trascinarlo nuovamente nelle fauci di una follia perpetrata  in 111 minuti di pellicola, in un trip oscuro e ben riuscito.

 

La trama, che inizialmente appare piuttosto confusa e sconnessa si rivela pian piano, pezzo dopo pezzo in un susseguirsi di colpi di scena, violenza inumana ed un finale forse prevedibile e scontato, ma giusto e che non inficia sul giudizio oggettivo finale.

 

 

Conclusioni

Quel che abbiamo davanti è un buon horror che segue le regole del genere senza apportarvi nulla di troppo innovativo, ma che sa soddisfare, disturbare e far venire gli incubi ai deboli di stomaco più incalliti.

 

Fortemente consigliato ai fan di film del genere quali Scream (1996), Venerdì 13 (1980) e Jeepers  Creepers (2001) in primis.

 

Immagine presa da cinemablend.com

 

Si… ma la Colonna Sonora?

La soundtrack è composta dal musicista ed attore statunitense  Joseph Bishara, il quale fra l’altro ha già lavorato nel settore delle colonne sonore per film horror, vantando partecipazioni a titoli quali : Insidious (2010), Dark Skies (2013), The Conjuring (2013) per citarne alcuni, in realtà ha lavorato sempre a stretto contatto con Wan ed in ogni film della Warren Saga.

 

Si tratta di una commistione fra un classico stile da film horror tradizionale e di elettronica, probabilmente con la volontà di unire il classico al moderno, un po’ come il film in questione, il quale come già detto ha il proposito e la volontà di prendere un genere tradizionale come lo Slasher Movie ed al contempo modernizzarlo inserendo elementi e risvolti originali, caratteristica che lascia trasparire una certa originalità stilistica ed una certa omogeneità del prodotto.

 

 

Curiosità

1) Durante una delle scene del film in cui il detective controlla il computer è possibile notare nell’angolo in basso a destra del laptop un simbolo particolare… il logo di Acquaman.

Altro film girato da Wan.

 

2) L’arma usata dall’antagonista Gabriel appare già nella primissima scena.

 

3) Se si presta attenzione è possibile venire a conoscenza del plot twist rivelatore sulla trama  già dai titoli di testa.

 

4) Gabriel, l’antagonista della vicenda usa i propri arti… al contrario, arrivando a muoversi in questo modo se deve.

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