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The Ninth Gate – Alla scoperta dei segreti del film di Polanski

Il film perfetto per i lettori superstiti di questo mondo, una specie in via d’estinzione che ancora si emoziona sfogliando le pagine ingiallite e impolverate di un vecchio libro; una pellicola noir che strizza l’occhio a coloro che subiscono il fascino dell’occulto, ai tipi avventurosi e un po’ incoscienti che, pur di provare l’esistenza del Diavolo, non esiterebbero ad addentrarsi in un mondo sinistro popolato da demoni dalle fattezze angeliche. Tutto questo (e molto altro) è La nona porta, horror del 1999 diretto dal veterano del cinema Roman Polanski. Nel cast Frank Langella, Lena Olin, Emmanuelle Seigner e, nel ruolo di Dean Corso, il protagonista bello e dannato de La nona porta, il solo e unico Johnny Depp.

 

 

Trama

Dean Corso (Depp) è un cinico cacciatore di libri, un mercenario professionista che rintraccia edizioni rare e di pregio per conto di collezionisti privati. Tra gli uomini ricchi e influenti che richiedono i servizi di Corso c’è l’editore Boris Balkan (Frank Langella), che incarica l’esperto di libri antichi di provare l’autenticità di un volume in suo possesso: Le Nove Porte del Regno delle Ombre. L’opera, un testo satanico scritto e stampato da Aristide Torchia, occultista veneziano bollato come eretico e giustiziato dalla Santa Inquisizione nel XVII secolo, fa parte di un trittico di libri gemelli. Lo scopo del cacciatore di libri è quello di far visita a Victor Fargas (Jack Taylor) e Frieda Kessler (Barbara Jefford), gli attuali proprietari dei due Nove Porte mancanti, e con il loro consenso, procedere ad un confronto dei tre volumi; se almeno uno risulterà autentico, il lavoro dell’esperto sarà considerato concluso.

 

La nona porta

 

Sebbene poco convinto, Corso incassa l’assegno di Balkan, prende in custodia il suo Nove Porte e si prepara a partire per l’Europa. Ben presto, però, l’uomo capisce di essersi imbarcato in un’avventura pericolosa: gli inquietanti risvolti del viaggio – fra gli altri, le strane morti disseminate come avvertimenti lungo la strada di Corso e i poco fortuiti incontri con donne tanto letali quanto affascinanti – portano il cacciatore di libri a credere che un potere oscuro e soprannaturale sia all’opera, e che la risoluzione dell’enigma del libro di Torchia e la conquista della conoscenza ivi contenuta potrebbero esigere la sua stessa vita; o, peggio, la sua anima. 

 

Prima de La nona porta, c’era… Il club Dumas 

La nona porta è stato tratto dal romanzo di genere thriller Il club Dumas, dello scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte. Nonostante le numerose differenze tra il libro e la sua trasposizione cinematografica – la più eclatante delle quali vede Corso (Lucas nel romanzo, Dean nel film di Polanski) chiamato a investigare, oltre che sul Nove Porte, anche sull’autenticità di un capitolo inedito de I tre moschettieri – le atmosfere tetre del romanzo, la sua ricca e varia intertestualità e l’alone di mistero che circonda la figura del detective di libri sono degnamente preservati nel film del 1999. 

 

La cover de Il club Dumas, edito in Italia da Rizzoli

 

Da grande lettrice e amante di un certo tipo di storie (dell’orrore, per intenderci), Il club Dumas è stato per me una lettura più che gradevole. Di tanto in tanto appesantito da un eccessivo carico di eventi e da digressioni spesso interessanti ma prolisse, il romanzo cattura l’attenzione del suo lettore trascinandolo in un universo di inganni e società segrete, in cui le forze dell’Oscurità ammaliano i suoi personaggi prima di ucciderli.

 

Quando lessi il libro di Arturo Pérez-Reverte, ritrovai tra le sue pagine non soltanto lo stile di Umberto Eco, ma anche una trama intricatissima degna di Dan Brown, il cui intreccio, mirato a suscitare inquietudine in chi legge, non delude mai. La chicca del romanzo, a parer mio, sono le incantevoli illustrazioni dell’artista spagnolo Francisco Solé. I disegni – 9 tavole per ogni volume del trittico, per un totale di 27 – differiscono per singoli dettagli nascosti nell’immagine e spesso invisibili a occhio nudo, e contengono gli indizi per svelare l’arcano  dei Nove Porte

 

9 delle 27 tavole realizzate da Francisco Solé

 

La star dello show 

Se il diavolo è davvero nei dettagli, allora il film di Roman Polanski non può che essere un film satanico. La nona porta ha un unico, vero protagonista: il più bello tra gli angeli di Dio, e il suo solo rivale. I richiami alla figura di Lucifero, presenza invisibile in costante contemplazione degli eventi, sono molteplici. Nel film, tutto parla di Lui. Il Diavolo è la star dello show.

 

  • I fratelli Ceniza, restauratori di Toledo, riferiscono a Corso un pettegolezzo vecchio di secoli, secondo il quale  Aristide Torchia avrebbe scritto De Umbrarum Regis Novem Portis a quattro mani con il più illustre tra i collaboratori: Satana stesso. Sarà proprio il cacciatore di libri a validare questa fantasiosa ipotesi in seguito alla scoperta di 9 incisioni (3 per ogni libro del trittico) firmateLCF“, ossia “Lucifero”.

 

La nona porta

 

Torchia rovescia il tropo cinematografico dell’eroe senza macchia: l’uomo veneziano è un adoratore del Diavolo che scrive e stampa testi proibiti, occupazione pericolosa che scatena le ire dell’Inquisizione. Nel 1666, gli inquisitori mandano al rogo Torchia, e bruciano insieme a lui tutti i suoi libri; ma tre esemplari – i Nove Porte di Balkan, Fargas e Kessler – scampano alla distruzione e, fedeli alla loro missione, intraprendono un viaggio salvifico che li porterà agli angoli opposti del globo. A insidiare uomini e donne in cerca di potere. Le tavole dei Nove Porte, infatti, contengono un indovinello satanico, la cui soluzione permetterebbe di evocare con successo il Diavolo

 

Anche l’Inferno ha i suoi eroi, señor.” 

Fratelli Ceniza

 

  • Più che un discepolo del Maestro, Boris Balkan si rivela sin da subito un fanatico ossessionato dall’Angelo Caduto, che imposta come codice di sicurezza del suo ascensore privato il numero della Bestia666, e che, nel seminterrato della Balkan Press, custodisce gelosamente un’invidiabile e ricca collezione interamente dedicata al Diavolo. L’editore è un solitario, un misantropo che pratica il Satanismo a tu per tu con il Principe delle Tenebre.

 

La nona porta
Frank Langella (Boris Balkan) in una scena del film

 

Ma cosa sarebbe un leader senza una folla che lo acclama? Nel film di Polanski, l’onore spetta all’Ordine del Serpente d’Argento, una setta di adoratori del demonio dedita a riti orgiastici capeggiata dall’affascinante Liana Telfer (Lena Olin). Il culto abbraccia il concetto di satanismo tradizionale o “satanismo occultista“: i suoi adepti, incappucciati e avvolti in lunghe tuniche nere, indossano un pentacolo e celebrano la figura del Diavolo mediante le Messe Nere, un rovesciamento blasfemo della Messa cattolica. La setta di Liana Telfer – che annovera tra le sue fila ricchi privilegiati e membri dell’alta società – si riunisce ogni anno in occasione del compleanno di Torchia per onorarne la memoria e adorare il Maestro, che, secondo i Satanisti, avrebbe concesso loro potere e ricchezza. 

 

La nona porta
L’Ordine del Serpente d’Argento

 

La nona porta
Lena Olin (Liana Telfer) in una scena del film

 

  • L’ambiguità è forse il più distintivo dei tratti diabolici. Descritto nella Bibbia come bellissimo e infido, Lucifero era il più splendente degli angeli, destinato a decadere e a trasformarsi in Satana dopo aver osato equipararsi a Dio. Da allora, il principe degli inganni ha continuato ad avversare il Bene con ogni mezzo a sua disposizione. La sempreverde reputazione del Maligno ha sfidato i secoli e, nel mondo contemporaneo, la popolarità del Diavolo è in ascesaamante dei trucchi di prestigio, Satana continua a celare il suo vero volto sul grande schermo (L’avvocato del Diavolo) e in letteratura (Il maestro e Margherita). La nona porta si attiene allo stereotipo ed esibisce un vasto campionario di personaggi ambigui ed elusivi, primi fra tutti i simpatici fratelli Ceniza. 

 

Johnny Depp (Dean Corso) per i vicoli di Toledo

 

A Toledo, Corso incontra Pablo e Pedro Ceniza (interpretati da José López Rodero), rilegatori e restauratori di libri antichi. Gli artigiani, due anziani signori con folti baffi screziati d’oro, si mostrano cordiali e collaborativi con il loro ospite, ma il sorriso luciferino e l’aria di saperne una più del diavolo – espressione curiosa, non trovate? – rivelano sul loro conto molto più di quanto lo stesso Corso, inizialmente, immagini. I due uomini, infatti, sono dei mistificatori, degli abili contraffattori che falsificano uno dei Nove Porte causando il fallimento del rituale ivi contenuto e, quindi, del tentativo di stabilire un contatto diretto con Lucifero. 

 

La nona porta
José López Rodero (Pablo e Pedro Ceniza) in una scena del film

 

I Ceniza, tuttavia, risultano essere di secondaria importanza se paragonati ad un altro personaggio, forse il più enigmatico del film: la ragazza (interpretata dalla moglie del regista Emmanuelle Seigner). Bionda, fisico slanciato e occhi verdi, la ragazza che tallona Corso dappertutto come un’ombra non ha nome. Chi è davvero? Solo una vagabonda che, casualmente, segue lo stesso itinerario dell’esperto? O è, forse, una figura chiave, una compagna di viaggio a lui predestinata il cui solo compito è quello di guidarlo lungo il cammino iniziatico che conduce alla Nona Porta? Nel romanzo di Arturo Pérez-Reverte, la ragazza sostiene di essere un angelo caduto condannato a vagare sulla Terra, in attesa dell’arrivo di un compagno – Corso, appunto – da millenni. Nel film di Polanski, il protagonista realizza ben presto che la bionda non è umana: “Occhi verdi”, come la chiama Corso, è dotata di una forza sovrannaturale, ha il potere di sparire e ricomparire quando più le fa comodo e, ultimo ma non per importanza, è in grado di volare. Quale che sia la sua vera identità – nel libro, la donna si fa chiamare Irene Adler, dal nome di un personaggio de Le avventure di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle – Corso non si separa dal suo angelo custode fino all’epilogo del suo viaggio, quando il mistero della ragazza viene finalmente svelato: la bionda è il Diavolo – o un suo sottoposto, a seconda delle interpretazioni. Sin dal principio, quindi, un demone affianca Corso, il prescelto destinato a varcare la Nona Porta, e, non tanto velatamente, parteggia per lui fino al raggiungimento del suo diabolico obiettivo.

 

La nona porta
Emmanuelle Seigner (la ragazza) in una scena del film

 

L’esperto di libri ha avuto per tutto il tempo la verità sotto gli occhi – letteralmente: se solo l’uomo si fosse fermato ad analizzare più attentamente la tavola IX del libro di Torchia, avrebbe di certo notato quanto la figura femminile del disegno, raffigurata a cavallo di una bestia cornuta a sei teste, somigli alla sua misteriosa amica. Nel libro dell’Apocalisse, queste sembianze sono attribuite alla Meretrice di Babilonia, figura allegorica che personifica il degrado e l’inevitabile caduta dell’antica città di Babilonia (o Babele). 

 

La nona porta

 

  • L’enigma dei Nove Porte conduce Corso attraverso l’Europa, e costringe l’esperto a tre tappe obbligate: la torrida Toledo, la pittoresca Sintra, e la misteriosa Parigi. L’aura di mistero e leggenda che avvolge le tre città è certamente una delle ragioni che ha portato Arturo Pérez-Reverte a eleggerle capitali occulte del suo romanzo e mete d’eccezione del Diavolo in persona
      • Toledo, antichissima città d’arte della Spagna Centrale e terreno fertile per società segrete e riti massonici, è stato uno dei luoghi simbolo dell’Inquisizione spagnola e della lotta alle streghe in Europa. 

 

 

      • Sintra, nel distretto di Lisbona, è la patria mistica dei pozzi a spirale, dal 1995 patrimonio dell’UNESCO. Le due strutture – il Pozzo Iniziatico e il Pozzo Incompiuto – situate nella tenuta di Quinta da Regaleira, sarebbero state adoperate in passato dai massonici portoghesi nei loro riti d’iniziazione.

 

 

      • Parigi, città di Amore e Morte. Ambientazione del favolesco e coloratissimo film di Jean-Pierre Jeunet Il favoloso mondo di Amélie, la metropoli nasconde un lato oscuro che attira ogni giorno milioni di turisti del macabro. Tra i luoghi inquietanti più frequentati di Parigi figurano: le Catacombe di Parigi, un labirinto di gallerie che corre lungo il sottosuolo della capitale francese per km dando forma ad una delle più grandi necropoli del mondo; il cimitero di Père-Lachaise, che ospita, fra le altre, la tomba di Jim Morrison, artista maledetto morto per overdose a 27 anni, e di Allan Kardec, il padre dello spiritismo; infine, la Cattedrale di  Notre-Dame, con i suoi inquietanti gargoyles a silenziosa guardia della capitale francese. A proposito della Cattedrale di Notre-Dame, simbolo parigino di immensa bellezza attualmente in ricostruzione, leggenda vuole che le cerniere e le serrature delle sue porte siano state forgiate dal fabbro Biscornet in collaborazione con… il Diavolo, che, non molto tempo dopo, reclamò l’anima dell’artigiano nonostante la sua giovane età. 

 

 

I testi occulti de La nona porta tra mito e realtà

Con i suoi innumerevoli riferimenti a testi realmente esistiti o creati ad hoc dallo scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte, La nona porta è una celebrazione del sapere contenuto nei libri. Alcune delle opere menzionate nel film di Polanski, come l’edizione di Ibarra del Don Chisciotte (risalente al 1780), hanno una reputazione ben definita che lascia poco spazio all’immaginazione; non vale, invece, la stessa regola per altri testi occulti che, seppur per un breve istante, incrociano la strada dei Nove Porte.

 

  • Il Dictionnaire Infernal di Jacques Collin de Plancy: è un testo di demonologia del XIX sec. in cui l’occultista Collin de Plancy ha elencato e organizzato gerarchicamente i demoni dell’Inferno rifacendosi a dicerie popolari e informazioni contenute in testi teologici preesistenti. Pare che, da giovane, Collin de Plancy fosse membro di una setta di adoratori di Lucifero, ma la sua fede nel Maestro si andò indebolendo con gli anni: nel 1830, a 12 anni dalla pubblicazione del suo Dizionario, lo scrittore si convertì al cattolicesimo e modificò la sua opera nel rispetto della dottrina della Chiesa cattolica

 

Demoni del Dictionnaire Infernal di Plancy

 

  • Il Delomelanicon: l’ispirazione per i Nove Porte, scritti da Torchia in collaborazione con il Diavolo, si deve ad un libro leggendario che sarebbe opera di Lucifero stesso: il Delomelanicon. Redatto in Egitto all’epoca della IX dinastia, il testo occulto fu tradotto in greco e in latino prima di giungere nelle mani di Giordano Bruno, che avrebbe aggiunto i testi alle illustrazioni originali – le stesse illustrazioni che, nel film di Polanski, sono adattate da Torchia nei Nove Porte. A oltre 4.000 anni dalla sua comparsa, l’identità dell’autore del Delomelanicon rimane sconosciuta.

 

 

  • Il Malleus Maleficarum: il Malleus Maleficarum – letteralmente “Il martello delle streghe” – è il più famoso trattato sulla stregoneria esistente. L’opera fu scritta a quattro mani da due frati domenicani, Heinrich Kramer e Jacob Sprenger. Nel XV secolo, il Malleus Maleficarum, che inneggiava all’uso della violenza e promuoveva la pena di morte nei confronti degli accusati di stregoneria, riscosse un notevole successo. Considerato il testo guida nei processi alle streghe, questa Bibbia dell’Inquisizione insegnava i chierici a riconoscere le seguaci del Diavolo, e li istruiva sulle torture più efficaci da adoperare al fine di estorcere alle prigioniere una confessione. 

 

 

Roman Polanski e il Diavolo

Come il Gatto e la Volpe, Roman Polanski e Satana vanno sempre a braccetto. Regista di Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York, il più classico tra i film sul satanismo, il cineasta ha vissuto in prima persona orrori indicibili, in seguito ai quali ha consapevolmente rinunciato alla sua umanità votandosi – non tanto metaforicamente – al lato oscuro. Miracolosamente sfuggito alla deportazione degli ebrei polacchi quando aveva solo 4 anni – la madre morì ad Auschwitz; il padre, deportato al campo di Mauthausen, riuscì a sopravvivere – il nome di Roman Polanski, regista visionario e figura pubblica quanto mai controversa, è legato soprattutto ad un evento di sangue: l’eccidio di Cielo Drive. Correva l’anno 1969 quando la seconda moglie del regista, l’attrice Sharon Tate, venne barbaramente assassinata all’ottavo mese di gravidanza da tre membri della “Famiglia“; il mandante dell’omicidio della Tate e dei suoi amici – Wojciech Frykowski, Abigail Folger e Jay Sebring – era il capo della setta, il pluriomicida Charles Manson

 

Sharon Tate negli anni Sessanta

 

Roman Polanski e Sharon Tate erano sposati da appena un anno quando la Tate fu massacrata con sedici pugnalate dalla Manson Family

 

Leader carismatico e abile oratore, Manson era un musicista squattrinato e vagabondo che, negli anni Sessanta, si stabilì nello Spahn Ranch – un vecchio set cinematografico – con i suoi seguaci. Nella comune, la “Manson Family” – una cinquantina tra uomini e donne – conduceva una vita libera a base di droga e sesso. Dopo aver profetizzato l’esplosione di una guerra razziale che avrebbe portato ai vertici del potere la Famiglia, Charlie ribattezzò Helter Skelter (dal titolo di una canzone dei Beatles) i disordini apocalittici che avrebbero travolto l’America di lì a qualche tempo, e cominciò a istruire i suoi personali agenti del Caos a portare scompiglio nelle case americane. Comandati da Manson, la notte del 9 agosto 1969, Tex Watson, Susan Atkins, Leslie Van Houten e Patricia Krenwinkel si introdussero all’10050 di Cielo Drive e uccisero Sharon Tate e il suo bambino.

 

Charles Manson dopo l’arresto

 

Da sinistra Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Leslie Van Houten

 

La notte dell’omicidio della moglie, Polanski era a Londra per le riprese del suo ultimo film. Divorato dal senso di colpa e avvezzo ad uno stile di vita sfrenato, il regista imboccò ben presto una strada senza ritorno: nel 1977, il regista di Rosemary’s Baby fu accusato e condannato per lo stupro della tredicenne Samantha Geimer. Dopo un breve periodo di detenzione, il cineasta, rilasciato anticipatamente dalle autorità statunitensi, si diede alla fuga. Polanski, che non ha mai scontato la sua pena, non torna negli USA dal 1977

 

Samantha Geimer nel 1977

 

All’accusa di Samantha Geimer ne sarebbero seguite delle altre: nel 2010, l’attrice e modella Charlotte Lewis, che aveva lavorato con Polanski al film del 1986 Pirates, accusò il regista di averla aggredita sessualmente nel 1983; all’epoca, la Lewis aveva 16 anni. Polanski ha prontamente negato le accuse della protagonista di Pirates, ma nel 2019, durante la promozione del film J’accuse, la rivelazione di un’ex attrice, Valentine Monnier, getta nuove ombre sul passato del cineasta: dopo 44 anni di silenzio, la donna denuncia la violenza subita nel 1975, quando, appena diciottenne, fu picchiata e stuprata da Polanski nel suo chalet di Gstaad, in Svizzera. 

 

Polanski e Charlotte Lewis a Cannes per la promozione di Pirates

 

Una giovanissima Valentine Monnier

 

Il regista de La nona porta nega di essere il mostro dipinto dalle sue vittime e si definisce “un perseguitato”, un capro espiatorio immolato sull’altare dei media, ma le accuse di molestie non sembrano volersi più arrestare. Fino ad oggi, sono cinque le donne che hanno accusato il cineasta di violenza sessuale.

 

Inevitabilmente associato al nome di Charles Manson e a quello di un eminente occultista come Anton LaVey – il fondatore della Chiesa di Satana avrebbe affiancato Polanski nella produzione di Rosemary’s Baby e messo a disposizione del regista le sue conoscenze sul satanismo – Polanski resta un personaggio ambiguo che, con le sue scelte di vita spesso discutibili, ha finito certamente con l’attirarsi le simpatie di colui che ha reso spesso il protagonista indiscusso dei suoi film. 

 

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