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Io non ho i pidocchi: una storia d’amicizia, prurito e alieni

Edito Marietti Junior, Io non ho i pidocchi di Luca Cognolato è una storia d’amicizia e prurito, adatta per grandi e piccini, arricchita dalle magnifiche illustrazioni di Giorgia Castiglioni.

È bastato il solo titolo di questo libro per riportarmi tra i banchi di scuola, per la precisione alle elementari. Era lì che, quasi, non passava giorno senza che ci fosse una circolare con la dicitura “pediculosi”. Come dimenticare gli avvisi a casa, l’isteria dei genitori – soprattutto se avevano altrə figliə perché il problema si raddoppia, triplicava etc. –, i frequenti lavaggi di capelli con prodotti puzzolenti in grado di stendere facilmente lə bambinə, ma non i piccoli ospiti indesiderati e, infine, le spazzolate con il pettine dai denti stretti per eliminare loro: i pidocchi.

 

Vorrei lanciarvi una sfida: provate a leggere questo libro senza MAI grattarvi la testa. Appena sentirete nominare quei piccoli esserini infestanti, il vostro istinto vi dirà di grattarvi la testa e, per quanto vi sforzerete di non farlo, non ci riuscirete. È così che ha inizio la storia di Chicco (che forse dovrei chiamare con il suo vero nome, Hugo, e non con il nomignolo usato dai suoi genitori). La prof Clotilde, con la scusa di esaminare il suo disegno di un alieno con numerosi tentacoli e un’arma miso-entro-protonica, gli controlla il cuoio capelluto e, sorpresa delle sorprese, vi trova dei pidocchi. Chicco/Hugo non capisce cosa gli stia accadendo: nessunə parla con lui apertamente e si vede bistrattato prima dal padre, che ha la fissa dei rimedi naturali, e poi dalla madre, che lo abbraccia solo per spiare quelle zone più chiare tra i capelli, per controllare che tutto sia in regola.

 

Le stranezze iniziano a verificarsi una volta andato a letto. Chicco/Hugo comincia a fare degli strani sogni – forse a causa del terribile unguento biologico? – a occhi aperti. Diverse immagini e voci si susseguono senza che abbiano una connessione logica: due soli fiammeggianti e un’enorme tazza a due manici di colore bianco e rosso. Sente perfino qualcuno ridacchiare e mangiucchiare.

 

«Ripeto, Comandante Gazzai.» Almeno così ho capito io. «Suprema guida della spedizione per la Ricerca di un Contatto Semi intelligente sul Pianeta Terra.»

 

In seguito a un malfunzionamento della nave madre, i pidocchi sono costretti a salire su una navicella di salvataggio, ovvero la tazza a strisce bianche e rosse, e tentare un atterraggio di fortuna. Dopo una serie di attente valutazioni, optano per mettersi in contatto con gli esseri umani ritenendoli la specie più intelligente tra topi e zanzare. I pidocchi di Chicco/Hugo sono delle creature aliene in grado di comunicare telepaticamente con lui. La loro missione è quella di studiare la Terra, di comprendere e imparare gli usi e i costumi degli umani. L’equipaggiamento si compone di:

 

    • Gazzai, la comandante della nave
    • Obarabò, un pidocchio “di fatica” che pensa al cibo e fa pernacchie tutto il tempo
    • Trallallero, lo scienziato del gruppo
    • Kome?, il navigatore (sì, il suo nome sembra proprio una domanda senza risposta)
    • Wurstel (?) Per Chicco/Hugo è un nome complicato e difficile da riprodurre. Forse è più qualcosa che assomiglia a WRustell.

«Siamo dotati di una curiosità innata e di una intelligenza superiore, che ci porta a esplorare l’universo per conoscere altre civiltà, anche quelle poco progredite come la vostra.»

A parlare doveva essere Trallallero, lo scienziato della spedizione.

«In futuro, quando avrete raggiunto un livello di progresso scientifico decente e non crederete più a sciocchezze come l’oroscopo o le previsioni del tempo mensili, potremmo farvi entrare nella Federazione degli Esseri Intelligenti dell’Universo. Ecco perché siamo venuti in ricognizione.»

 

Io non ho i pidocchi non è solo una storia fantastica di pidocchi alieni, è anche una storia d’amicizia. Il pattern è il classico enemies to friends: Chicco/Hugo ha un bullo, Bratt, che gli da il tormento e diffonde la notizia sui pidocchi. Per quanto sembri paradossale, sono proprio quest’ultimi a farli avvicinare, a farli diventare amici. L’amicizia è una faccenda seria, è difficile darne una definizione. Persino lo scienziato della truppa, Trallallero, si interroga sul significato della parola “amico”. Lə amicə non sono come i parenti; il rapporto che si instaura è diverso. Un detto dice che “chi trova un amico trova un tesoro”, tuttavia i pidocchi non sono in grado di comprendere i proverbi – a dirla tutta, non sono nemmeno tanto bravi in matematica – e, in un primo momento, prendono alla lettera queste parole (Gazzai inizia a crede che gli amici siano fatti d’oro). All’apparenza, Bratt può sembrare più grosso e più duro dellə altrə, ma è un bambino piuttosto comune perché anche lui ha paura dei pidocchi. La squadra per trarre in salvo Gazzai e il suo equipaggio atterra sulla sua testa. La missione, però, è messa a repentaglio della mancata comunicazione telepatica con il ragazzo e dall’imminente intervento della dottoressa della scuola. Chicco/Hugo è l’eroe di questa storia: salva i pidocchi e salva Bratt dalla gogna dellə compagnə di classe. Il premio che riceve per il suo coraggio è ben più prezioso della rara card d’oro che collezionava: ora ha un amico e possono commentare insieme il libro sugli alieni che hanno preso in prestito in biblioteca. Dopotutto, non sono così diversi.

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