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In Bridgerton tutto è lecito!

Cosa succede quando una serie come Downton Abbey incontra Gossip Girl? Il risultato è Bridgerton! Preparate i ventagli e gli ombrellini perché la Londra ottocentesca vi aspetta!

 

Dal giorno di Natale è disponibile questa nuova serie targata Shondaland. Per chi non lo sapesse, Shondaland è una casa di produzione televisiva fondata e diretta da Shonda Rhimes, il cui nome non vi è certamente nuovo (sono vicina al vostro dolore fan di Grey’s Anatomy e How To Get Away With Murder). È bastata la sola locandina pubblicitaria a farmi attivare il promemoria, ma sono di parte perché amo le fiction in costume. A dire il vero, il mio guilty pleasure sono i period drama “trash”, quelli con un tocco “più moderno”. Non è la prima serie ad adottare questa linea: vorrei menzionare Reign, la cui sigla “Scotland” è una canzone dei The Lumineers, o della più recente The Great che vede Elle Fanning nei panni dell’imperatrice di Russia, Caterina la Grande. Gli elementi più anacronistici tendono ad essere i costumi, la colonna sonora e la storia più romanzata.

 

Quello che eleva Bridgerton di uno scalino più alto è il fatto che sia reperibile facilmente su una piattaforma streaming e il periodo in cui è stata rilasciata. Vacanze di Natale, nel pieno di una pandemia e giusto un mese prima dell’addio di Gossip Girl dal catalogo (non mi meraviglierei se trovassi Bridgerton tra i “potrebbe anche piacerti” collegati a Gossip Girl e viceversa).
Tenete ben presente questa cosa prima di addentrarvi nella lettura di questo articolo e quindi nella visione della serie: è un adattamento televisivo di una serie di romanzi di finzione scritti da Julia Quinn. Non li ho letti, ma spulciando un po’ sul web ho scoperto che:

 

  1. Sono stati pubblicati per la prima volta nel 2000, mentre il primo libro di Gossip Girl è datato 2002. In quest’ottica “la copia” sarebbe Gossip Girl e non viceversa;

  2. ufficialmente catalogati come romanzi storici-romantici, praticamente tutti possono riconoscere l’inconfondibile tocco simil harmony. Quindi, se siete alla ricerca di qualcosa che sia storicamente fedele vi rimando a Downton Abbey perché qui troverete tutt’altro.

“In amore e in guerra tutto è lecito”

 

Stiamo parlando di una soap a tutti gli effetti caratterizzata da tradimenti, relazioni extra amorose, figli illegittimi, giuramenti e scene di sesso esplicite. Quella dei Bridgerton è una famiglia numerosa del periodo Regency, il cui primo capitolo, nonché prima stagione, è incentrata sull’ingresso in società della figlia maggiore dei Bridgerton, Daphne. Non vuole essere un prodotto storicamente accurato, non vuole essere paragonato alle opere di Jane Austen e lo sottolinea in diversi aspetti che la rendono unica nel suo genere:

  • i costumi: chissà quanti show avrà dovuto cancellare Netflix per potersi permettere un guardaroba così fornito! I costumi sono stati creati da Ellen Mirojnick, chiamata in causa per una precedente collaborazione con Shondaland, scelta principalmente perché in grado di cogliere lo stile dell’epoca e rendendo accessibili i costumi ad un occhio più moderno. In un’intervista, lei stessa parla di colori come “sorbetto” o “macaron” che in sé possono sembrare fancy words per descrivere dei colori, ma che hanno un senso una volta applicati alle giuste stoffe. La famiglia Featherington veste sempre colori acidi come il verde, il giallo (Penelope ti sono vicina, il giallo non ti rende giustizia!) e l’arancione. Al contrario, la famiglia Bridgerton predilige delle delicate tonalità pastello che più si addicono al temperamento dei suoi membri;

  • la scenografia è molto curata e dettagliata. Tenute, castelli, stanze, mobili e giardini fioriti sono proprio una delizia per gli occhi! Anche l’orecchio vuole la sua parte e sfido chiunque a non aver urlato “ma questa è la versione classica di Thank u, next. In un ballo ottocentesco. Pazzesco!” La colonna sonora, infatti, è composta dalle cover dei Vitamin String Quartet tra le quali troviamo anche Girls like you, Bad guy e Wildest Dreams (no spoiler, ma è perfetta per QUELLA scena);

  • il cast è il risultato di colour-blind casting ovvero comprende attori di colore in tutti i ruoli: giusto per citarne qualcuno, menzionerei la regina (una regina che indossa una parrucca dallo stile tipicamente afro) o il duca che ha conquistato tutti con il suo fascino e la sua eleganza. Anche questo è un elemento anacronistico se pensiamo che la firma dello Slave Trade Act che portò all’abolizione della tratta degli schiavi nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda arrivò solo nel 1807;

  • ultimo aspetto, ma non meno importante, Julie Andrews presta la sua voce alla GG ottocentesca, Lady Whistledown, la cui identità verrà svelata nell’ultima puntata. No, non dovrete aspettare sei stagioni, più di cento episodi, per scoprire l’identità della penna più pungente di Londra (gli indizi sono molto chiari e muovono tutti in quella direzione, ma sono sicura che nelle prossime stagioni si approfondirà questa scelta).

La genialità di questo prodotto è di aver creato una terra di mezzo tra le fiction in costume tipicamente inglesi e “un’americanata” come Desperate Housewives. Bisogna essere consapevoli di ciò che si guarda e per godervela, vi consiglio di gettare via gli occhiali da puristi del genere storicamente accurato e lasciarvi trasportare dai drammi di corte sorseggiando un calice di vino.

 

Yours truly, lady Whistledown (Maria)

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