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Il potere della musica in Zoey’s Extraordinary Playlist

“If you’re lost and alone, or you’re sinking like a stone, carry on” è la prima cover in apertura della seconda stagione della serie. Per chi non lo sapesse, immagino moltə perché è praticamente sconosciuta, Zoey’s Extraordinary Playlist è un musical dramedy americano erede meno trash di Glee, disponibile in Italia su RaiPlay. La peculiarità di questo genere è quella di creare una sfera (in apparenza) sicura e confortante per addolcire la pillola e preparare il pubblico al vero dramma.

 

Vista la premessa, è opportuno fare un brevissimo recap della prima stagione, quindi here’s what you missed on Glee Zoey’s Extraordinary Playlist!

 

Zoey Clarke è una programmatrice presso la SPRQ Point. Suo padre Mitch Clarke, interpretato da Peter Gellagher, sta lentamente morendo a causa di una malattia neurodegenerativa. Temendo che lei stessa possa svilupparne i sintomi, si sottopone a una risonanza magnetica ma, durante la procedura, un improvviso terremoto altera i suoi schemi cerebrali scaricando nella sua testa l’intera playlist che stava ascoltando per tranquillizzarsi. Zoey sviluppa un superpotere che le permette di “ascoltare” i pensieri più intimi delle persone che la circondano sotto forma di canzoni popolari.

 

Zoey è sempre stata devota allə altrə mettendo se stessa al secondo posto se necessario e, ascoltando le loro performance, è in grado di comprenderlə e quindi aiutarlə: può sentire il grido di Help! della folla per strada, All by myself di una donna sola, ma anche I think I love you, dichiarazione d’amore dell’amico e collega Max, interpretato da Skylar Astin, così come Great pretender cantata da Mo, amico e vicino di casa di Zoey (Mo è genderfluid, ma sto usando il maschile perché i pronomi usati durante la seconda stagione sono he/him).

Il commovente e devastante finale della prima stagione si chiude sulle note di American Pie, un testo così complesso e oscuro che si presta a diverse interpretazioni. “The day the music died” sono le ultime parole della canzone cantate a cappella da Zoey, ma non è chiaro se le canti nella vita reale o nella sua fantasia. Questa è una delle poche occasioni in cui Zoey stessa canta. È il secondo prodotto d’intrattenimento dell’anno che dà rilievo all’elaborazione del lutto da parte di un personaggio femminile (l’altro è stato WandaVision e ne abbiamo parlato qui). È un percorso lento che si protrae per tutta la durata delle tredici puntate includendo ampiamente anche i personaggi considerati come secondari, ovvero la madre di Zoey, Maggie Clarke, o il fratello David.

 

Rimanendo in tema di personaggi secondari non si può non menzionare Simon. In questo caso, il discorso si sposta sul tema della diversità razziale all’interno della SPRQ Point. Il Chirp è una specie di orologio con funzionalità complesse, tra cui il riconoscimento facciale che sembra non funzionare con le persone nere. Il motivo di questo malfunzionamento è semplice: Simon è una delle pochissime persone nere a occupare una posizione di un certo rilievo. Rendendosi conto che la sua nuova designazione è solo una facciata per la mancanza di diversità razziale, si trova davanti a un bivio: coprire la faccenda come gli è stato richiesto infrangendo il suo codice morale oppure far saltare in aria la copertura dell’azienda portando un reale cambiamento nella cultura del suo posto di lavoro. Sulle note di Don’t let me be misunderstood sceglie la seconda strada. Non solo non ci sono persone nere, ma anche donne che ricoprono posizioni manageriali. Nella serie, infatti, soltanto due donne sono state a capo dell’ufficio: Joan, interpretata da Lauren Graham, che ha poi ottenuto una promozione a Singapore ed è stata sostituita da Zoey. In seguito a questa vicenda, Zoey capisce quanto sia importante avere programmatrici e ne assume tre.

 

La musica è stata da sempre una presenza costante nella vita di Zoey solo che non era mai riuscita ad ascoltarla realmente. Si dice che da grandi poteri derivino grandi responsabilità ed è il caso della 2×08: Zoey ha tra le mani una potente arma a doppio taglio che generalmente le permette sì di capire gli altri, ma in questa puntata le cover si mischiano e i personaggi cantano sentimenti che non appartengono realmente a loro. In pieno stile investigativo e con l’aiuto di Mo, Zoey allestisce una lavagna con le foto dei possibili sospetti e le canzoni già ascoltate. La loro diventa una vera e propria indagine, un puzzle da ricostruire incastrando insieme i pezzi giusti. Tutto questo, però, distrae Zoey dalla richiesta di aiuto che ha lì proprio davanti ai suoi occhi. Questa crisi apre le porte a un tema tabù nella nostra società: la salute mentale e l’aiuto professionale da parte di psicologi, ma anche la depressione post partum di Emily, il personaggio che chiedeva disperatamente aiuto.

 

L’ultimo episodio della seconda stagione sembra una vera e propria conclusione: il plot twist finale lascia aperte nuove possibilità ma, d’altra parte, tutte le storyline sono state concluse in maniera piuttosto esaustiva. Diversamente da quello che canta Mo, noi non siamo così bravə a dire addio, eppure dobbiamo farlo perché è recente la notizia della sua cancellazione (già si sono diffuse petizioni e hashtag #savezep #savezoeysplaylist per salvarla).

 

Articolo a cura di Maria Scarmato

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