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Il 2021 è stato un anno perfetto per arricchirsi… se sei già ricco!

È stata sufficiente la prima ondata per capire che un evento globale come la pandemia da Covid-19 non è uguale per tutti.

 

L’abbiamo notato in chi ha vissuto i giorni di lockdown in appartamenti stipati. È stato chiaro in quelle zone d’Italia che possono far affidamento su un ospedale ogni 100 km e su un numero assai ridotto di terapie intensive. È stato palese quando gli stati occidentali si sono potuti vaccinare, mentre per molti stati africani difendersi dal virus è diventato sempre più difficile, senza l’accesso agli strumenti essenziali per proteggere la maggioranza della popolazione.

 

La beffa di questa pandemia, fatta di chiusure dei locali e dei ristoranti, di blocco della cultura nei cinema e teatri, di cassa integrazione e didattica a distanza, è il drammatico divario economico che con ancora più prepotenza si è fatto strada. Si chiama “long Covid” globale: il rischio reale che la pandemia porti alle estreme conseguenze le disuguaglianze nei redditi e nelle ricchezze, così come nell’accesso alle opportunità. Ad oggi, tralasciando gli effetti di lungo periodo che si possono solo prevedere ma non ancora analizzare, le prime ad essere state toccate dalle conseguenze negative della pandemia sono state le classi sociali più deboli. La crisi dovuta al Covid, infatt,i ha colpito i lavoratori più giovani, le donne (mentre l’occupazione maschile dà segnali di ripresa, nel 2021 si stimano 13 milioni di donne occupate in meno rispetto al 2019), gli stranieri e i precari, vale a dire i segmenti più deboli della forza lavoro. 

 

Il quadro generale che precedeva lo scoppio dell’emergenza pandemica era già di forte preoccupazione, con circa un quarto della popolazione mondiale che viveva con livelli di reddito pro capite di poco superiore a 3 dollari al giorno. A livello globale la pandemia ha già portato ad un regresso in termini di povertà: si stima che entro le fine del 2022 le persone in povertà assoluta torneranno ad oltrepassare gli 800 milioni, dopo l’importante riduzione che si era resa protagonista nei precedenti trent’anni (le persone in condizioni di povertà estrema, prima della diffusione del Covid, erano scese da 2 miliardi a 700 milioni e la crescita dei Paesi emergenti e in via di sviluppo appariva più rapida rispetto al passato). 

 

Se la pandemia ha messo in ginocchio le classi più povere della popolazione mondiale e ha logorato la classe media, è surreale sapere che quest’ultimi anni sono stati periodi proficui per arricchirsi. Ma solo se si possedevano già ingenti patrimoni.

 

Secondo le stime di Forbes, dei 2.660 miliardari al mondo, 1.800 sono più ricchi di quanto non lo fossero a inizio 2021. Lo 0,1% dei super ricchi ha visto, in media, un incremento dei propri redditi del 51%. Si parla di miliardi di dollari aggiunti al proprio patrimonio in poco più di un anno.

 

Non sono solo i miliardari ad essersi arricchiti. Un altro fenomeno accentuatosi ulteriormente a causa della crisi pandemica è l’internalizzazione delle disuguaglianze. Ciò significa che le divergenze economiche non vedono protagoniste solo persone appartenenti a diverse aree del mondo, ma anche all’interno dei paesi OCSE si è creata una polarizzazione sempre più marcata tra ricchi e poveri, con conseguente assottigliamento della classe media. Se negli anni Ottanta il reddito disponibile del 10% più ricco era in media 7 volte quello del 10% più povero, nell’ultimo decennio il rapporto si è avvicinato a 10 a 1. Persino nei Paesi tradizionalmente più egualitari, come Germania, Danimarca e Svezia, il divario di reddito tra ricchi e poveri si sta espandendo.

 

Anche Oxfam, nel suo rapporto La pandemia della disuguaglianza porta alla luce questa problematica: ad esempio, è stato calcolato un «surplus patrimoniale» nei primi 21 mesi di pandemia di 81,5 miliardi di dollari per Jeff Bezos, l’equivalente del costo stimato della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale!

 

Un altro dato su cui pone l’attenzione Oxfam è che le banche centrali hanno sostenuto l’economia mondiale con migliaia di miliardi: quindi, l’impatto immediato della crisi sulle disuguaglianze nei Paesi industrializzati è stato, in parte, mitigato dalle misure di sostegno al reddito dei più svantaggiati, ma quello che non è noto è che gran parte di queste risorse siano finite anche nelle tasche dei miliardari che hanno cavalcato il boom del mercato azionario e il boom degli utili nel settore farmaceutico, più vicino a dinamiche di profitto che di sostegno alla popolazione contro il virus. Secondo Oxfam, i monopoli detenuti da Pfizer, BioNTech e Moderna hanno permesso di realizzare utili «per 1.000 dollari al secondo e creare cinque nuovi miliardari». Nello stesso tempo, «meno dell’1% dei loro vaccini ha raggiunto le persone nei Paesi a basso reddito». Questi dati sembrano quasi voler sottolineare quanto i vaccini siano serviti più ad arricchire pochi che a proteggere tutti dal virus.

 

Questo accade perché si sottovaluta troppo l’impatto che potrebbe avere sulla nostra società la riduzione del rischio di povertà e l’accesso a tutti alle medesime opportunità: si tratta della base essenziale per una crescita sostenuta e sostenibile. La sfida della nostra epoca è quella di affrontare non solo i fattori contingenti, ma anche quelli strutturali che alimentano le disuguaglianze esistenti. Superare quest’ultime significa creare delle società solide, solidali ed inclusive. E per farlo non bisogna lasciare indietro nessuno.

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