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If anything happens I love you: gli americani e l’ossessione per le armi.

Immagine tratta da ifanythinghappensiloveyou.com

 

Dodici minuti per riflettere sulla cultura delle armi, una delle maggiori ossessioni degli americani. L’America è il paese in cui avvengono più sparatorie, nonché quello in cui è più facile procurarsi armi da fuoco. La legge americana non lo vieta. Chiunque può richiedere e ottenere la licenza al possesso di armi (salvo alcune eccezioni) come recita il secondo emendamento della Costituzione:

 

«A well regulated militia being necessary to the security of a free state, the right of the people to keep and bear arms shall not be infringed.»

 

Dal momento che la milizia è necessaria per la sicurezza di uno stato libero, ogni cittadino ha il diritto di detenere o portare armi e questo diritto non può essere infranto. Dall’inizio della pandemia, le sparatorie sono aumentate del 40% e, solo da gennaio a giugno, se ne sono contate 202. A queste si aggiungono anche quelle mortali non intenzionali causate dai bambini che hanno trovato in casa armi incustodite, circa il 43%. D’altra parte, il mese di marzo 2020 è stato il primo marzo in quasi due decenni senza sparatorie nelle scuole degli Stati Uniti. I numeri restano comunque agghiaccianti. Questo cortometraggio, diretto a quattro mani da Will McCormack e Michael Govier, mostra come sia facile far sgretolare il rapporto di due genitori a causa di una tragedia evitabile: una sparatoria a scuola.

 

I colori dominanti sono il bianco e il nero che traducono il vuoto emotivo che attanaglia e allontana una coppia di genitori distrutta dal dolore. Due enormi aloni neri, che prendono le loro sembianze, rappresentano tutto il “non detto”: seduti ai capi opposti del tavolo litigano, provano ad avvicinarsi e toccarsi per fare pace, ma non ci riescono e questo finisce per allontanarli sempre di più. Un vuoto incolmabile li divide emotivamente e fisicamente. Il dolore della perdita non è spiegato attraverso le parole. Non viene mai pronunciata una sillaba. Ci sono solo lacrime, sospiri, pacche più o meno rassicuranti sulle spalle e rassegnazione. I due genitori sono divisi da un muro, lo stesso muro esterno della loro casa. Ma quel muro non è tutto bianco e nero. Al centro di questo vi è una piccola pennellata di colore azzurro nello stesso punto in cui la loro bambina aveva tirato una pallonata e rovinato l’intonaco. Aveva provato a sistemarlo, ma l’unica soluzione che le era venuta in mente era stata quella di una sola pennellata azzurra. Una sola, proprio in quel punto.

 

La ferita è ancora aperta, è una tragedia fresca accaduta solo il giorno prima. La stanza della loro bambina è ancora immersa nel caos dei giocattoli sparsi sul pavimento. D’un tratto, le note di Beautiful Dreamer di Stephen Foster riempiono la stanza di ricordi. Per un attimo, il bianco e il nero lasciano posto al blu-violetto del cielo stellato che illumina forse il più bel giorno di questa coppia: quello in cui sono diventati genitori. Nella scena successiva, la loro bambina è cresciuta di qualche anno e si trova alla prima cena di famiglia in un ristorante. Mangia un enorme piatto di spaghetti con le polpette. Una di queste cade e rotola via fino a diventare un pallone, lo stesso pallone che scaglierà contro il muro di casa sua. Fieramente indossa la divisa della sua squadra con un enorme numero 10 stampato sul davanti. 10 è anche il numero delle ultime candeline che spegnerà per il suo compleanno. Avrà espresso sicuramente un desiderio: forse ricevere un nuovo paio di scarpe da calcio, una nuova tuta, un nuovo libro, un nuovo cd… insomma, tutto quello che potrebbe desiderare un bambino della sua età. Quel desiderio non è di certo sperare di non morire.

 

Nel flashback successivo, i genitori l’accompagnano a scuola come tutte le mattine. Le loro ombre sono inquiete, quasi avvertissero il pericolo. Tentano di rallentare il suo ingresso a scuola, riescono a diventare una cosa sola, si intrecciano formando una sorta di urgano pur di impedirle di andare incontro ad un destino già scritto. D’improvviso, lo schermo diventa nero. Si sentono solo tre colpi. Due luci, una rossa e una blu, lampeggiano sbiadite sullo sfondo nero. In lontananza echeggia la sirena di un’ambulanza. Il suo diventa sempre più percepibile. Se succede qualcosa, vi voglio bene. Queste sono le uniche parole che la bambina vorrebbe pronunciare. Un breve messaggio che appare sul display del cellulare dei genitori per tranquillizzarli, forse. Parole che si sciolgono e diventano pioggia, la stessa pioggia che bagna questa coppia ormai lontana. Questo è il momento in cui si materializza l’ombra della loro bambina che, dotata di una forza superiore, piega le due estremità del masso dove questi sono seduti, dandogli la forma di un cuore. Il dolore è un qualcosa che ti allontana dall’altro, ma al tempo stesso ne rafforza il rapporto. L’ombra della bambina si trasforma in caldo sole giallo che irradia lo spazio circostante. Il ricordo della loro piccola vivrà per sempre nel pallone da calcio, nella maglietta della prima gita fuori porta, nelle foto sparse per casa… e soprattutto nei loro cuori, perché se succede qualcosa bisogna ricordarsi di volersi bene.

 

Articolo a cura di: Maria Scarmato

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