Fatti ad Arte

I bambini non sono fantasiosi

Dopo la mia esperienza nelle scuole e nelle facoltà legate alle scienze dell’educazione e della formazione, man mano che passavo sempre più tempo in classe e che ingurgitavo nozioni riguardo lo sviluppo del pensiero infantile nasceva in me una consapevolezza. All’inizio mi sentivo il solo a pensare una cosa del genere, un pensiero così blasfemo e putrido in ottica di opinione comune sui bambini che per qualche anno quasi mi vergognavo come un ladro, ed evitavo di porre la discussione in essere con i miei colleghi. Poi, finalmente, ebbi il coraggio di espormi:

 

“Io tutta ‘sta fantasia nei bambini sinceramente non l’ho vista.”

 

Ok: è arrivato il momento di contestualizzare una frase così distruttiva, al di fuori del click-baiting. Ci sono fiumi di ricerche che dimostrano che i bambini siano dei pensatori divergenti [1]. Il problema è che nella spettacolarizzazione prevista dal “condimento” necessario per far ingurgitare notizie scientifiche al largo pubblico non si spieghi mai cosa sia il pensiero divergente, e spesso lo si fa coincidere con l’immaginazione, la fantasia e la creatività, che sostanzialmente è solo una mezza verità.

 

Il pensiero divergente è quello che ci consente di trovare soluzioni nuove ai problemi che affrontiamo e si contrappone al pensiero convergente, che è quello che ci consente di trovare e scegliere soluzioni affidabili ed efficaci. Stimolare il pensiero divergente è importantissimo, perché non solo è strettamente correlato alle nostre capacità creative, ma è anche fondamentale nelle nostre capacità adattive. Il pensiero convergente, infatti, offre sì le soluzioni più convenienti e valuta in maniera oculata diversi fattori ai fini di trovare il percorso più “facile” ma, una volta posti in situazioni nuove e poco conosciute, è il pensiero divergente che ci consente di reinventarci e anche di aggiungere qualcosa di nuovo al nostro bagaglio di esperienze.

 

Sicuramente in questo specifico frangente i bambini adottano soluzioni e schemi meno standard, ma questo non è dato da qualche loro presupposta maggiore capacità creativa o immaginativa, dato che queste hanno il loro picco in età ben diverse [2]. Il maggior ricorso al pensiero divergente dei bambini, in realtà, non fa che notare l’ovvio: i bambini, avendo meno conoscenza del mondo che li circonda ed essendo in una fase altamente adattiva dello sviluppo, ricorrono più spesso a delle soluzioni divergenti. Ed è anche un dato di fatto che la scuola riduca il ricorso al pensiero divergente, ma sicuramente non è un dato da drammatizzare, in quanto conseguenza della costante acquisizione di conoscenze, competenze e di metodo scientifico durante la crescita.

 

La realtà, nella pratica, è che i bambini sono pensatori concreti, con capacità astrattive estremamente limitate fino all’adolescenza. Quando si parla di immaginazione nei campi della formazione primaria, infatti, è quasi sempre in ottica di provocarne una stimolazione, con diverse attività che includono giochi di ruolo. A proposito di questo: i giochi di ruolo nei bambini spesso si limitano a “mimare” concetti o situazioni che hanno già osservato altrove, come per esempio nella quotidianità dei genitori o in un cartone animato che hanno visto il giorno prima, quindi attività che poco o nulla hanno a che fare con le sedute di Dungeons&Dragons o con la stesura di un romanzo che parla della vita sentimentale di un vampiro. Ci sono età dell’infanzia nelle quali nel bambino il pensiero astratto è addirittura quasi completamente assente: come osservato da Piaget [3], il suo pieno sviluppo e l’acquisizione di una sua padronanza, che consente di immaginare concetti o fatti completamente slegati dalla realtà, arrivano solo nella fase operatoria-formale, che viene raggiunta intorno ai 12 anni di età e che termina verso i 15.

 

Tra le altre cose, queste specificità dei bambini non fanno che riconfermare un altro common trope riguardo l’infanzia: la brutale sincerità. Mai sentito dire ”la verità la dicono solo gli ubriachi e i bambini”? Effettivamente, non si tratta solo di innocenza o di una acerba social awareness: i bambini tendono spesso a essere sinceri o dei pessimi bugiardi poiché, essendo le loro capacità astrattive estremamente limitate, per loro essere sinceri è molto più semplice che inventarsi qualcosa di sana pianta.

 

Tornando al titolo provocatorio dell’articolo, se dovessimo quindi parlare di “fantasia” nel senso poetico e artistico del termine, riconfermerei pienamente quello che ho scritto: i bambini non sono fantasiosi.

Bibliografia

[1] G. Land, B. Jarman, Breakpoint and Beyond: Mastering the Future – Today (1992);
[2] B.A. Weinberg, D.W. Galenson, “Creative Careers: The Life Cycles of Nobel Laureates in Economics”, De Economist, 167, pp. 221–239 (2019);

[3] J. Piaget, La naissance de l’intelligence chez l’enfant (1936).

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