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Hellraiser 2.0 – l’atteso, controverso, reboot

Era il 1987 ed il cinema stava sfornando da qualche anno, uno dopo l’altro, mostri assassini perversi, serial killer sovrannaturali e iconici look che sarebbero entrati nella storia del cinema più degli stessi attori che li interpretavano.


Erano letteralmente gli anni di Freddy Krueger, di Micheal Myers, di Jason Voorhees.
Uomini disumanizzati fino al midollo per essere convertiti da un qualche potere ultraterreno in feroci macchine assassine dotate del loro personale tratto distintivo, ma caratterizzate tutte da qualcosa che li rendeva unici e speciali.

Quell’anno uno scrittore decisamente famoso nel settore, pittore, sceneggiatore, illustratore, artista conosciuto per molti meriti accumulati, vide prodotto il suo capolavoro, il suo primo film, un adattamento di un suo romanzo intitolato The hellbound heart (Schiavi dell’Inferno, in Italia).
Quello di Clive Barker fu un inaspettato boom che fece ricavare alla New World Pictures ben più dei 700mila dollari che aveva investito riluttante, incassando solo dopo il primo weekend di programmazione più di un milione di dollari.

 


Era nato Hellraiser, una saga il cui franchise ha coperto, ad oggi, ben dieci film e vede nel 2021 annunciata la notizia dell’undicesimo capitolo della saga diretto da David Bruckner, regista de Il rituale e The Night House, che ci farà tornare indietro alle origini, a quell’incubo in cuoio e sangue che ha scosso il cinema horror dei primi anni Novanta con un reboot annunciatissimo che tutti gli amanti del genere horror più romantici stavano aspettando da anni.


Ad oggi le riprese sembrano essere terminate e l’attesa comincia a farsi estenuante.

Ma cosa ha reso così popolare l’uomo dalla testa irta di chiodi e come è riuscito a dare del filo da torcere ai già popolari serial killer paranormali che si erano insediati nella loro nicchia di mercato così solidamente?


Il fatto che Pinhead, il nome affibbiato alla creatura nota col nome di Hell Priest, non è affatto uno spietato mostro assetato di sangue che uccide senza motivo mosso da un qualche impulso perverso.


Nel testo originale, a cui il nuovo film si ispira col chiaro intento di preservarne il più possibile la fedeltà, Pinhead, con le altre carismatiche creature vestite di pelle e apparentemente immuni alle terribili automutilazioni a cui sono sottoposte, fa parte di un gruppo di “ricercatori della conoscenza” che si fanno chiamare cenobiti (forma comunitaria di monachesimo, praticata in monasteri, o cenobi, sotto la guida di un’autorità spirituale, secondo una disciplina molto ferrea ed intransigente) e traggono piacere dall’estremo infliggersi dolore “fin quando il dolore stesso diventa un sublime piacere”.


Attraverso un artefatto dagli strani poteri occulti, la Configurazione del Lamento, l’essere umano può essere in grado di evocare queste creature da una dimensione nota come il Labirinto ed essere accolto con loro verso la ricerca di questa estrema e ignota conoscenza ultima.


Problema è che la pubblicità attorno all’oggetto è un filino ingannevole: si ritiene, infatti, che il complesso scatolotto di legno nero abbia il potere di aprire le porte del piacere e dell’estasi dei sensi secondo la concezione umana di questi.
Chiaro che è tutto un grosso fraintendimento.


Ma le regole parlano chiaro e l’uomo che apre la scatola deve seguire i cenobiti verso il Labirinto dove sperimenterà ogni genere di dolore e sofferenza fino all’estasi suprema.

Non intendo raccontarvi la trama, anche perché rischiamo di non finire più il discorso se ci impantaniamo nell’eterno dilemma: film o libro?
Per quanto l’autore stesso sia stato il regista e sceneggiatore del film, ha dovuto sottoporsi a tante di quelle considerazioni, compromessi e cambi di rotta che hanno snaturato in parte quella che era la storia originale così come era stata concepita da lui stesso.

Ed è qui il punto di cui parliamo ora, reggetevi forte: l’omone dalle spalle a due ante col vocione profondo e gutturale, alto e imponente in realtà… non è un uomo.
L’essere viene appena accennato nel libro originale, considerato allo stesso livello degli altri cenobiti ed è rappresentato da una figura androgina, priva di genitali e di tratti fisici tipicamente associati alla figura maschile, priva di peluria quindi anche di barba e capelli, con una suadente voce di impossibile identificazione, perfettamente bilanciata tra uomo e donna in una sorta di cacofonia dei due toni di voce sovrapposti che si confonde quasi con quello di una ragazza.

Principalmente il disagio per il pubblico è stato sentito su due diversi fronti: ci si è chiesto se ad interpretare il ruolo chiave del film sarebbe stato quindi una persona enby come Elliot Page (The Umbrella Academy) o Ezra Miller (Animali fantastici).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il pubblico generale invece ha trovato poco conveniente la scelta di non usare un personaggio maschile come nell’originale perché, fermo restando quanto scritto nel libro, il personaggio noto come Pinhead è ormai entrato nell’immaginario collettivo e salito all’Olimpo dei villain come quello che tutti conosciamo.

La notizia è girata nel team di casting recruitment per molto tempo e, alla fine, ha preso la decisione di arruolare Jamie Clayton come nuovo Pinhead.

 


La carismatica attrice, nota per aver interpretato Nomi Marks in Sense8, ha tutte le carte in regola per distinguersi e la decisione di inserire una persona transgender, attivista e combattiva, per interpretare un ruolo come questo è stata affrontata come una scelta azzeccata, lungimirante e coraggiosa.

Anche Clive Barker stesso è stato oggetto di dialogo.


Lo scrittore, regista e produttore è un membro della comunità LGBTQIA+ fin dall’età di 17 anni e ha spesso fatto riferimento alla causa della bandiera arcobaleno, ma allo stesso tempo, come abbiamo già detto, è dovuto scendere a diversi compromessi durante la produzione del primo film. Tra questi, l’inserimento di Doug Bradley, suo grande amico, nel ruolo dello spietato cenobita.

La scelta, all’epoca, di inserire Bradley era stata condizionata sia dallo scarso budget, che ha portato a partecipare al film anche la cugina di Bradley stesso per interpretare il ruolo della cosiddetta cenobita femmina, sia dal fatto che la presenza scenica dell’attore nella sua interpretazione fu considerata eccezionale fin dalle prime riprese.

 

Così ha affermato Clive Barker:

“Il sesso è un ottimo livellatore. Mi ha fatto venire voglia di raccontare una storia sul bene e sul male in cui la sessualità era il tessuto connettivo… Hellraiser, la storia di un uomo spinto a cercare l’ultima esperienza sensuale, ha un senso della sessualità molto più contorto”.

 

La riflessione a cui porta il testo riguarda l’essere umano, desideri, pulsioni e natura umana che sono al centro della questione, volutamente senza riferimento al genere, mentre la sessualità e il desiderio (tentazione, tradimento, omicidio, perversione) sono relegate alla dimensione umana dei personaggi, che rappresentano ognuno un diverso comportamento rispetto a questi aspetti e sono direttamente contrapposti invece ai personaggi dei cenobiti.

“Il look dei Cenobiti, come gli spilli nella testa del loro leader, è stato ispirato dai club S&M. C’era un club underground chiamato Cellblock 28 a New York, che ha avuto una serata sadomaso molto intensa. È stata la prima volta che ho visto persone trafitte per divertimento. Era la prima volta che vedevo del sangue versato. L’atmosfera austera ha sicuramente formato Pinhead: “Niente lacrime, per favore. È uno spreco di buona sofferenza.”

 

 

Il fatto che comunque per questo reboot Clive Barker stesso investa il ruolo di produttore esecutivo la dice comunque lunga sulla sua opinione a riguardo, ma anche questo ha provocato un certo numero di polemiche di cui è piuttosto complicato apprezzare la natura.


Clive Barker, infatti, vendette i suoi diritti riguardo la saga di Hellraiser, fatto che ne provocò un declino in termini di qualità quasi sconvolgente che ha portato l’universo di Pinhead quasi al collasso.

Dopo una battaglia legale ha infatti rivendicato i diritti sul franchise e molti fan sentono che l’occhio vigile di Barker potrebbe precludere la realizzazione di qualsiasi cosa terribile.


Il problema nasce dal fatto che la legge statunitense secondo cui l’autore può riappropriarsi dei diritti della propria opera dopo 35 anni è valida solo negli USA e non ha valore sul mercato internazionale.
Questo piccolo ostacolo potrebbe creare controversie non indifferenti per le quali la produzione del film potrebbe subire cambiamenti in corso d’opera o, peggio ancora, alla sua uscita.


Infine, i diritti riconquistati da Barker coprono solo il primo film, non i seguiti, particolarmente apprezzati (almeno il secondo e il terzo, in minor misura il quarto e completamente rigettati i successivi) dal pubblico che ha cominciato ad apprezzare l’universo di Hellraiser solo dopo l’uscita del secondo titolo.

 

Ad ogni buon conto, la riflessione a cui ha portato questa discussione in ambito di fandom è stata che quella del villain è stata sempre associata ad una figura maschile, più o meno spinta da impulsi di natura umana (la perversione di Freddy Krueger, la vendetta di Jason, il… non si sa bene cosa di Micheal Myers, la follia distorta di Leatherface, la fame di Pennywise e via dicendo), mentre per quanto riguarda Pinhead, la sua natura è quella di trascendere non solo un genere o un aspetto esteriore, ma la natura della sua e nostra umanità, portando ad un livello diverso la natura stessa del Male.

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