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Hawkeye: l’importanza di condividere il testimone

La miniserie targata Marvel Studios dedicata a Occhio di Falco si presenta come un holiday special in sei episodi che supera ampiamente le aspettative.

Esplicitamente ispirata alla run a fumetti Vita Normale di Matt Friction e David Aja, Hawkeye si sviluppa nell’arco della settimana di Natale, mostrando una New York post Blip che cerca di compensare cercando conforto nell’immutabilità dello spirito delle feste.

Qui la vacanza familiare di Clint Burton (Jeremy Renner) viene interrotta dall’incontro con l’esuberante Kate Bishop (Hailee Steinfeld), che si ritrova coinvolta in una pericolosa asta clandestina.

 

Da sinistra Clint Burton (Jeremy Renner), Kate Bishop (Hailee Steinfeld) e Pizza Dog

 

Ispirazione ed emulazione sono conseguenze fisiologiche dellə supereroə che si fa simbolo di una “giusta” causa.

Proprio questo è l’innesco che porta le vite del suddetto duo ad incrociarsi: durante gli eventi del primo Avengers una piccola Kate vede Occhio di Falco fronteggiare la minaccia aliena in tutta la sua umanità, senza particolari superpoteri, affidandosi esclusivamente a coraggio, arco e freccia; flashforward al 2024, in cui l’ormai cresciuta Kate Bishop, diventata un’abile arciera, cerca di sfuggire al destino impiegatizio pianificato dalla madre Eleanor (Vera Farmiga) improvvisandosi vigilante.

Quando l’asta viene interrotta dall’attacco di una gang la ragazza decide di intervenire indossando il costume di Ronin, uno degli oggetti trafugati, per incutere timore e celare la propria vera identità.
La notizia del ritorno di una figura così controversa si sparge in fretta e a Clint Burton, ben consapevole di cosa comporti quello pseudonimo, non resta che intervenire.

 

 

Condividere, non passare, il testimone

 

Quello del passaggio di testimone è un trope narrativo comune alle origin story che non riguardano eroə self-made.
In genere c’è una figura-token maestra, spesso in età avanzata e riluttante all’idea di insegnare, che in un modo o nell’altro trasmette conoscenze e valori all’allievə di turno, per poi uscire di scena ritirandosi o morendo.

La serie diretta dal duo Bert & Bertie e da Rhys Thomas sovverte in parte questa dinamica, soprattutto per quanto riguarda l’equazione ageista capitalistica per cui anzianə significa non performante e quindi destinatə allo scarto dopo aver riutilizzato le parti ancora buone (l’eredità trasmissibile).

Il Clint Burton che ci viene mostrato è, in effetti, un uomo stanco, provato dalla sua lunga carriera supereroistica, ancora traumatizzato dalla morte della sua migliore amica Natasha Romanoff. La sordità progressiva che lo caratterizza lo costringe ad adattare questa disabilità a una dimensione lavorativa che lo nausea, costandogli il doppio dello sforzo e spingendolo sempre più a desiderare una vita normale con la famiglia che non si è mai potuto godere a pieno.

Consapevoli di ciò, il background di Kate Bishop potrebbe suggerci l’arrivo del pensionamento di Occhio di Falco in favore di una giovane arciera che ne erediti titolo e spirito o, ragionando in un’ottica più mercatale, “che vada ad occupare il suo slot”. Ma è qui che Hawkeye prende un’altra direzione.

 

Kate Bishop (Hailee Steinfeld) e Occhio di Falco (Jeremy Renner) si preparano a combattere

 

Il rapporto tra i due, infatti, esce dal binario maestro-allieva per intraprenderne uno ben più contemporaneo, pop e forse poco navigato in chiave supereroistica: quello tra idolo e fan.

La testardaggine e la vivacità di Kate – la cui cifra comica è resa grandiosa dalla performance di Steinfeld – nutrono senza sosta l’immagine che ha del suo beniamino che, benché parziale perché mancante della sua conoscenza come persona, si proietta inevitabilmente su Clint ricordandogli di non essere solo la percezione colpevolizzante che ha di sé, ma la somma di tutte le azioni che hanno significato qualcosa per il mondo, nel ben e nel male. E di avere una responsabilità: nei confronti di chi ha ferito e di chi continua a credere in lui.

Allo stesso tempo l’arciere, superate le perplessità sul coinvolgere una civile nella pericolosità del suo lavoro, ricorda a Bishop, nell’accoglierla come sua pari, che non ha alcun bisogno di sottoporsi a chissà quale addestramento per essere all’altezza perché oltre alla sua percezione di fan imitatrice c’è un’abile eroina che si è fatta da sé.

In questo senso il flusso unidirezionale di validazione maestrə-allievə cambia rotta e diventa una validazione reciproca che porta a una nuova consapevolezza di ciascunə.

 

 

A casa per Natale

 

Tra gli archetipi su cui si intelaiano i brani della tradizione natalizia americana “A casa per Natale” spicca in particolar modo. Questo perché l’estensione degli States e l’inclinazione a trasferirsi in altre città o addirittura stati alla ricerca di un lavoro redditizio relegano molte persone a lunghi periodi di lontananza dai propri cari. Le feste, soprattutto il Natale, sono occasione di ricongiungimento, anche a costo di affrontare viaggi onerosi o difficoltosi per via del clima.
Non è un caso dunque che molti brani famosi (I’ll Be Home For ChristmasFrank Sinatra; I’ll Be HomeMeghan Trainor; Please Come Home For ChristmasKelly Clarkson) descrivano queste circostanze.

Allo stesso modo, questo archetipo situazionale si ritrova in altri medium che ambientano le proprie vicende durante la Christmas Season. Hawkeye ne fa uso ponendosi come crocevia tra personaggə che hanno smarrito la strada di casa.

Oltre al già citato Clint Burton, che vorrebbe tornare in tempo per festeggiare in famiglia, e a Kate Bishop, che non è più sicura della sua definizione di “casa”, si intrecciano le vite di Maya Lopez (Alaqua Cox) e Yelena Belova (Florence Pugh), già introdotta nel film Black Widow.

 

Maya Lopez (Alaqua Cox) e Yelena Belova (Florence Pugh)


Entrambe sono alla ricerca del responsabile della perdita di quella persona che per loro era “casa”.

Maya Lopez, che già sappiamo essere destinata alla serie Echo, è un ottimo esempio di rappresentanza e rappresentazione della disabilità – l’attrice che la interpreta è sorda – che non si limita ad essere una caratteristica della personaggia ma diventa elemento imprescindibile della sua essenza e si lega anche alla sordità progressiva di Clint Burton, aprendo anche a delle riflessioni sulla dipendenza da apparecchi acustici e l’importanza della lingua dei segni.

 

Yelena Belova è invece una survivor che, causa Blip, non ha avuto il tempo materiale di elaborare quanto successole e si ritrova senza nessun appiglio dopo la morte della sorella Natasha. Per questo reagisce nell’unico modo che conosce: indossare i panni della Vedova Nera sulla strada della vendetta. Il rapporto che inaspettatamente instaura con Kate Bishop, però, la porta sulla via dell’autodeterminazione, la voglia di riappropriarsi di sé e non essere più ciò che chi ha abusato di lei voleva che fosse.

 

Scambio di battute tra Kate Bishop (Hailee Steinfeld) e Yelena Belova (Florence Pugh)

 

Hawkeye è nell’ecosistema del Marvel Cinematic Universe una vetrina, una “serie di passaggio” che funziona perché punta sulla verticalità del proprio cast, consapevole di doverlo poi distribuire in progetti con trame orizzontali autonome senza ricadere negli errori dovuti alle bramosie delle serie precedenti. Oltre a questo, il taglio umano, grounded e l’ambientazione festiva hanno sicuramente aiutato l’immedesimazione di un pubblico che da tanto desiderava un prodotto alla propria portata.
Un plauso alla riqualificazione di un eroe spesso considerato “minore” e allo sviluppo di tre eroine che saranno fondamentali per il futuro di casa Marvel.

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