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Going in Circles – Recensione di Old di M.Night Shyamalan

 

Immagine presa da nerdmovieproductions.it

 



M. Night Shyamalan, autore di film quali Il Sesto Senso (1999), The Village (2004), The Visit (2015) e Split (2016) ci presenta questa volta Old, nuovo prodotto dall’inconfondibile stile che contraddistingue il regista indiano.

Questa volta più che di horror puro e semplice si parla di weird o new weird, un genere cinematografico il cui scopo diretto o indiretto che dir si voglia è di provocare inquietudine e destabilizzare lo spettatore con un surrealismo magnetico.

 

Genere del quale Shyamalan ha fatto un marchio di fabbrica del proprio cinema, adattando l’incomprensibile, il bizzarro ed il mostruoso non a mondi alieni o ultraterreni ma bensì alla realtà odierna, al mondo circostante, plasmando una dimensione terrena in cui l’inaspettato può celarsi dietro qualsiasi velo, sia esso una tranquilla vacanza dai nonni, un uomo dalle tante, troppe sfaccettature o una placida quanto sinistra spiaggia isolata.

 

 

Un posto bello da morire

I coniugi Cappa, insieme ai figli Trent e Maddox, si dirigono per un classico viaggio estivo su un’isola tropicale con l’intento di trascorrere un tranquillo e meritato break estivo di relax, isolati dal mondo e dallo stress della routine lavorativa quotidiana.

 

Recatisi nel resort locale dove soggiorneranno, faranno la conoscenza del personale nonché del gentile ed affabile direttore dell’attività, il quale li indirizzerà presso una spiaggia assolata situata vicino ad una riserva naturale per godere al massimo di tutto ciò che il luogo ha da offrire.

 

Raggiunta la destinazione, i Cappa incontreranno gli altri ospiti del resort, un manipolo di estranei con cui, loro malgrado, arriveranno a condividere ben presto lo spazio ed il segreto della placida spiaggia, luogo in cui il tempo, le vicissitudini personali e le sensazioni assumono una dimensione tutta loro e la vita per come la conosciamo assume il valore di nient’altro che un granello di sabbia nell’infinita clessidra del tempo.

 

Immagine presa da nerdevil.it

 

 

Compagni di sventura

Guy: marito di Prisca e padre di Trent e Maddox, talmente assorto dal suo lavoro da trascurare la moglie ed il muro che pian piano si è creato fra loro, uomo all’apparenza superficiale ma insitamente premuroso nei confronti della sua famiglia.

 

Prisca: moglie di Guy, lavoratrice e madre affettuosa ed orgogliosa. Non riuscendo a sopportare la distanza creatasi tra lei e suo marito decide di colmarla, a quanto si lascia intendere allo spettatore, con l’infedeltà, di cui fra l’altro Guy non sembra essere all’oscuro.

 

Charles: chirurgo dall’aria cinica, distaccata e con un insolito umorismo; marito di Chrystal e padre di Kara; uomo tormentato e maniaco del controllo dal carattere imprevedibile.

 

Chrystal: moglie di Charles e madre di Kara; giovane donna dall’atteggiamento snob e altezzoso, che ha fatto del proprio stile di vita salutare lo scopo della propria esistenza da tramandare alla propria figlia, pur di garantirle a suo dire “il successo nella vita”.

 

Jarin: marito di Patricia; il classico brav’uomo disposto a tutto pur di proteggere sua moglie e intenzionato ad aver ragione delle situazioni avverse nel modo più eticamente corretto.

 

Patricia: moglie di Jarin; donna estroversa e positiva nonostante i frequenti attacchi epilettici di cui è vittima, molto legata a suo marito ed empatica con tutto ciò che la circonda.

 

Brandon/Sedan: rapper di fama internazionale dal carattere schivo e neutrale.

 

Trent: secondogenito dei Cappa; bambino furbo e dalla mente vivace, molto legato alla sorella e dall’occhio attento.

 

Maddox: primogenita dei Cappa; condivide la scaltrezza del fratello, ma in confronto a lui è animata da una maggior sensibilità ed un certo pragmatismo.

 

 

Quando cala il sipario

Old è un prodotto dall’alto contenuto di tensione e mistero, è un manifesto all’annichilimento della speranza umana che si trova a fronteggiare l’inconoscibile.

 

Il film inizia nel più classico dei modi, il tradizionale avvio in stile quiete prima della tempesta; i tratti dei personaggi ci sono accennati appena appena, ma avremo modo nel corso dell’intreccio del film di scoprirne i reconditi segreti ed i sottostrati che ne delineano le personalità, ed anche questo è un tratto assolutamente in favore all’aura di mistero che Shyamalan intendeva generare.

 

Old è piuttosto immediato: le prime avvisaglie di anomalia le si avvertono quasi subito. Da lì in poi è tutto un crescendo esponenziale di stranezze che mutano e prendono forma dei peggiori incubi dei protagonisti.

 

Il finale, poi, è il fiore all’occhiello dell’opera, perché proprio quando lo spettatore arriva a concepire solo e soltanto l’identità sovrannaturale e misteriosa della spiaggia ed il male che si cela dietro il suo velo, la trama subisce un ulteriore twist che rivela il segreto finale, semplicemente più mostruoso ed in grado di catturare l’anima di chi guarda il film anche dopo i titoli di coda, ancorati nuovamente alla sabbia della sinistra spiaggia assolata.

 

Immagine presa da hellomagazine.com

 

 

All that we are is dust in the wind

Tutto il film ruota attorno alla caducità del tempo che tutto divora come un’invisibile ed inarrestabile forza, e di come cambi la nostra percezione in rapporto ad esso quando lo si osserva da un punto di vista diverso, non più come esseri umani non soggetti alle intemperie e dall’invecchiamento lento ma come esseri simili alla fiamma di una candela che velocemente ed incessantemente brucia fino ad estinguersi.

 

Old mostra, appunto, come il nostro rapporto nei confronti del tempo cambia in base alla situazione in cui ci troviamo. Quando se ne ha tanto non si sa come trascorrerlo e ci si perde nelle sue pieghe è una futilità da “uccidere”, mentre quando se ne ha poco non si sa bene cosa fare per prima, e allora il tempo diventa tiranno. Quest’ultimo è il caso di Old, in cui il tempo a disposizione appare troppo poco e tutte le preoccupazioni ed i desideri di una vita finiscono per lasciar spazio all’istinto più primitivo dell’uomo, quello di sopravvivenza ed autoconservazione.

 

Il film sembra voler spingere lo spettatore a chiedersi come esso stia vivendo la propria vita, che senso le stia dando in virtù del fatto che è conscio che il tempo sia limitato ed un giorno la fiamma si spegnerà del tutto. Ci si lamenta sempre della routine giornaliera, delle giornate che si ripetono. Eppure, questa routine piace all’essere umano, al quale piace “andare in cerchio”, perché ne trae sicurezza che lo stesso giorno o comunque uno simile si ripeterà secondo il suo prevedibile schema pianificabile e che ne deriva una leggera quanto falsa speranza che il proprio ciclo vitale non terminerà.

 

Nel film i protagonisti si muovono, di fatto, secondo uno schema circolare: si presenta il problema, i personaggi cercano di risolverlo, falliscono e ritornano al punto di partenza, come un loop infinito in cui la situazione si ripete e le speranze muoiono una dopo l’altra. Tutto muta ma lo schema si ripete fino a giungere alla conclusione che il tempo non è un’entità malvagia ma neutra, così come la madre matrigna di Leopardi. Il tempo, così come la natura, è un palco. L’umanità è solo una comparsa fugace che deve fare del proprio meglio per recitare la propria battuta per quanto breve e sfuggente.

 

 

Curiosità

In Old, così come nel resto della filmografia di Shyamalan, sono presenti Cameo del regista stesso, il quale trova spesso il modo di ritagliarsi una parte ed apparire in ognuno dei suoi film.

 

    • Il Sesto senso: è uno dei dottori dell’ospedale.
    • Unbreakable – Il Predestinato: è un presunto spacciatore all’ingresso dello stadio.
    • Signs: è l’uomo che da ubriaco messosi al volante uccide per fatalità del destino la moglie di Graham.
    • The Village: è una guardia del parco che legge il giornale.
    • Lady in the Water: è Vick Ran, uno scrittore predestinato e dal ruolo decisamente importante nella trama del film.
    • E Venne il giorno: appare come voce al telefono dell’amante di Anna, moglie del protagonista Elliot.
    • Split: è un amico della dottoressa Fletcher che aiuta la donna a controllare delle riprese.
    • Glass: è il cliente che entra nel negozio del figlio di David Dunn, il medesimo spacciatore che appare in Unbreakable e che nel frattempo ha cambiato vita tornando sulla retta via.
    • Old: è il “tassista” che accompagna i protagonisti della vicenda.

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