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Ghost of Tsushima: l’arte e la filosofia dell’antico Giappone

Ghost of Tsushima è un gioco sviluppato da Sucker Punch Productions e pubblicato da Sony Interactive Entertainment per Playstation 4. L’avventura segue la vicenda di Jin Sakai, l’ultimo samurai dell’isola di Tsushima, e la storia è ambientata intorno al 1270, durante la prima invasione mongola. Il titolo è uscito il 17 luglio del 2020 e di recente è stata annunciata la produzione di un film ispirato a quest’ultimo. Il titolo di Sucker Punch è stato di certo una delle sorprese inattese del 2020: l’impatto visivo dei paesaggi ha colpito moltissimo il pubblico. Infatti, il gioco ha vinto il premio “Best Art Direction” ai Game Awards del 2020, oltre a numerose nomination.

 

Successivamente è stata introdotta una modalità multiplayer che introduce un buon livello di sfida. Sia Sony che Sucker Punch sono rimaste molto sorprese dal successo del titolo, arrivando a vendere ben cinque milioni di unità in tutto il mondo. Sono molte le voci riguardanti un sequel. Dato il successo non stupirebbe vederlo in esclusiva per Playstation 5, per ora però non ci sono conferme ufficiali.

 

Questo articolo non è una recensione del gioco, ma ci soffermeremo su alcune caratteristiche del titolo, approfondendo quella che era la cultura, l’arte e il mondo dei Samurai. Un aspetto davvero particolare e interessante a livello di gameplay (ma anche artistico) è il modo in cui ci si orienta nel gioco: seguendo il vento! L’isola di Tsushima vive e respira in un paesaggio vibrante che richiama gli stili artistici nipponici, in particolare la tecnica dell’ukiyo-e, termine che significa letteralmente “immagini del mondo fluttuante”. Il mondo di gioco sembra proprio questo, un “mondo fluttuante” costituito dall’importanza della natura; basti pensare alle volpi e ai volatili da inseguire in giro per la mappa per scovare punti d’interesse.

 

La natura è sempre stata fondamentale per i samurai, essendo sì dei guerrieri, ma anche profondi filosofi. Il titolo in sé è una vera e propria lettera d’amore al Giappone, si nota facilmente come gli sviluppatori conoscano sia il periodo storico considerato, sia la cultura e l’arte nipponica. L’utilizzo del vento, secondo il mio parere, non è casuale: nell’arte degli ukiyo-e le morbide nuvole servono a orientare lo sguardo dello spettatore all’interno dell’immagine, dividono i piani e gli spazi, fungono proprio da elemento di orientamento, come nel gioco.

 

 

In questa xilografia del famoso artista Utagawa Hiroshige (1797-1858) le nuvole “separano” il monte Fuji dalla strada affollata di un centro, facendo intuire allo spettatore la distanza fisica tra i due soggetti. Nell’arte nipponica non esiste la prospettiva occidentale, i piani sono appunto divisi dagli elementi naturali del paesaggio: alberi, nuvole, vento, acqua.

 

Un altro elemento estremamente affascinante è l’attenzione alla poesia: in giro per il mondo di gioco è infatti possibile “comporre” haiku, un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo e composto da tre versi. Dietro questo componimento vi è una filosofia particolare: il samurai deve essere in grado di innovarsi e rinnovarsi, di andare “oltre” il mondo visibile, in modo da acquisire una nuova coscienza, attraverso la contemplazione del paesaggio. Nel gioco, infatti, è proprio così: Jin Sakai si inginocchia in particolari punti della mappa; parte poi una musica gutturale e rilassante; la telecamera si concentra su alcuni elementi del paesaggio e mostra alcuni termini; il giocatore li sceglie et voilà, l’haiku viene composto.

Il gioco trasmette l’importanza, per un samurai, di comporre haiku e di valorizzare non solo la forza fisica, ma anche l’anima e la mente, essendo indissolubilmente connesse all’utilizzo della spada (katana).

Un’ultima curiosità riguarda gli specifici stati d’animo che il compositore può raggiungere attraverso la contemplazione della natura, fra i più interessanti vi è quello definito mono no aware: un concetto estetico giapponese che significa “il sentimento delle cose”, la nostalgia per il tempo che passa, la “partecipazione emotiva” rivolta alla vita umana e alla natura. Questo concetto è alla base del romanzo Genji monogatari, un’opera dell’XI secolo scritta da Murasaki Shikibu, considerato uno dei grandi capolavori della letteratura nipponica e mondiale.

 

Tutti, chi più chi meno, abbiamo idea di chi fossero i samurai: guerrieri formidabili a cui sono state dedicate innumerevoli opere cinematografiche e letterarie. Come già spiegato, però, non erano solo guerrieri; per loro era importante specializzarsi anche in altre arti come, per esempio, la poesia e la calligrafia, diventando così veri e propri mecenati delle arti. Molto famoso è anche il loro “codice d’onore”, il Bushidō. Il codice risale al 660 a.C. e spiega il modo in cui un samurai dovrebbe vivere: Jin Sakai sarà molto combattuto tra il codice di suo zio (Lord Shimura) e la battaglia per la sopravvivenza che, invece, lo porta a infrangerlo. Si assiste, quindi, ad una vera e propria “battaglia interiore” del protagonista.

 

I samurai erano profondamente religiosi. Verso il 1000 era ancora lo Shintoismo la religione più diffusa in Giappone, ma il gioco è ambientato nel 1270 e l’influenza del buddhismo cinese è già ben visibile: vi sono molti templi e santuari dedicati al Buddha, insieme al personaggio secondario Norio, un monaco guerriero che si ritroverà a combattere con Jin.

 

Approfondire le religioni è impossibile in questa sede: si tratta di concetti molto ampi e complessi. Ciò che va detto è che nel videogioco l’architettura delle sculture, dei templi e dei santuari sparsi per la mappa è strabiliante: si propone qui una scultura colossale di un Buddha del gioco. Per l’iconografia dell’arte buddhista la posizione delle mani del Buddha è fondamentale e ha un nome specifico: mudra, vale a dire “gesto” oppure “sigillo”. Nell’immagine di seguito vediamo la posizione chiamata vitarka mudra, ovvero “gesto dell’insegnamento”: i palmi delle mani sono rivolti verso l’esterno; pollice e indice si uniscono; il cerchio formato dall’unione delle dita indica il confluire dell’energia in quel punto, trasmessa al fedele che l’osserva.

In questa sede abbiamo accennato solo ad alcuni degli elementi della cultura nipponica. Tuttavia, invito i lettori a provare questo titolo, immergendosi in un “mondo fluttuante” ricco di suoni, bellezza e poesia. Non ne rimarrete delusi!

 

 

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