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FATE-The Winx Saga: le nuove ragazze del Winx Club

È il 2004. Prendi in mano il telecomando, lo sbatti un po’ per farlo funzionare e accendi la tv: va in onda un episodio delle Winx. Non appena termina, spegni la tv, zaino in spalla e tutti a scuola! sperando che la ricreazione arrivi presto per ricrearne le magiche avventure.

 

Come canterebbe Britney Spearsops I did it again”: se a distanza di quasi vent’anni sono qui a parlare delle Winx significherà pur qualcosa. A meno di un mese dall’uscita di Bridgerton, lo staff di Netflix ha totalmente compreso i bisogni di uno spettatore in piena pandemia: intrattenimento trash.


FATE: the Winx Saga è una serie piacevole da guardare per staccare la spina, sta già facendo parlare di sé sia in negativo che, sorprendentemente, in positivo. La cosa ci tocca da vicino perché è un prodotto tutto italiano creato da Iginio Straffi in collaborazione con l’azienda marchigiana Rainbow.

 

L’antica Civil War è riesplosa sul web: team W.I.T.C.H. o team Winx? È scientificamente testato che, prendiamo come esempio la mia famiglia, per ogni “me” che amava le W.I.T.C.H. ci fosse una “mia sorella” che amava le Winx.

 

Questo comportava una sorta di lavaggio del cervello per convincere l’altra ad avere gli stessi gusti, una dura battaglia psicologica e fisica per ottenere il controllo del telecomando dell’unica tv e lettore DVD disponibili in casa. A distanza di anni, ho compreso quanto fossero validi entrambi i prodotti, per quanto diversi tra di loro s’intende: le W.I.T.C.H. per il fumetto e le Winx per l’animazione. Tutto questo è stato anche merito di mia sorella, devo ammetterlo!

 

La mia conoscenza del mondo magico si ferma alle prime stagioni, giusto all’introduzione del personaggio di Aisha e alla trasformazione Enchantix. Poi il vuoto. Per i più nostalgici è comunque un ottimo viaggio indietro nel tempo, ma non aspettatevi di trovare tutto quello a cui eravate legati: la mancanza più grossa è l’iconica sigla SE TU LO VUOI TU LO SARAI UNA DI NOI (lo so che l’avete letta cantando).

 

Vi racconto questa serie in pillole (non ci sono effetti collaterali perché è spoiler free):

 

    • PERSONAGGI

I personaggi sono caratterizzati discretamente e risultano quasi reali perché si scontrano con problemi reali: l’elaborazione del lutto, il rapporto genitori-figli, il bullismo o la rabbia repressa pronta a esplodere, letteralmente, nel momento meno opportuno. Alfea si trasforma in una sorta di confraternita americana: chi avrebbe mai pensato di vedere le Winx o gli Specialisti usare Instagram, ubriacarsi, divertirsi alle feste e fumare erba? Come direbbe Helen Lovejoy “qualcuno pensi ai bambini”. Detto fatto: serie vietata ai minori di 14 anni. A questo punto, vi chiederete cosa sia rimasto invariato dal momento che si “ispira” alla serie animata. Lo stesso termine “ispirare” deve essere preso con le pinze perché neanche i personaggi sono intoccabili; si sente la mancanza di Flora e Tecna (escludere la fata della tecnologia in una serie ambientata nel 2021 non so quanto sia stata una scelta efficace).


La protagonista indiscussa è Bloom che non ha subito alcuno stravolgimento: la ricordo non molto sveglia, impulsiva ed egocentrica perché sì, ruota sempre tutto intorno a lei e alle sue origini (e capisco perché piaceva un po’ a tutti e volevano interpretarla per giocare).


Su Stella non riesco a pronunciarmi perché è uno di quei personaggi che hanno stravolto, ma che nella serie funziona male anche se preso a sé (migliora sul finale però).


Flora è sostituita dalla cugina Terra che porta con sé tutta una serie di cliché sull’obesità congedati rapidamente dopo qualche puntata. Il tentativo di introdurre tematiche più attuali, come in questo caso, c’è ma è finita lì. È difficile stare dietro a questa sua evoluzione.


Il personaggio di Musa è rimasto coerente con il cartone, l’unica differenza è che nella serie Musa domina il potere della mente. È una persona molto empatica che riesce a leggere le emozioni e i sentimenti degli altri. . .in qualche modo, la musica non fa la stessa cosa?


Infine, vi è Aisha, l’amica razionale e adulta di cui Bloom ha proprio bisogno.


Degli Specialisti ritroviamo solamente Sky e Riven (non è più l’interesse amoroso di Musa, ma una scena ci fa ben sperare per il loro futuro. Incrociamo le dita!).

 

Si fa anche sentire l’assenza delle Trix di Torrenuvola attenuata dalla presenza di Beatrix: no, non ci è sfuggito il gioco di parole Be-a-Trix.

 

    • GENERE

È un vero teen-drama se un adulto non interpreta un adolescente? Alcuni attori e attrici hanno superato il quarto di secolo, e si vede, ma li interpretano comunque. La prima stagione è composta da sei episodi e la qualità ne risente fortemente. Tutto si concentra nelle ultime due puntate, dense d’informazioni e scontri con i nemici. D’altra parte, i tempi serrati e il ritmo veloce sono stati necessari per valutare la possibilità di un rinnovo per una seconda stagione. Questo format non permette uno sviluppo controllato della trama e l’evoluzione graduale dei personaggi e la crescita del loro legame.

 

    • AMBIENTAZIONE

Tutti ricordiamo Alfea come una scuola magica, vivace e colorata. Un castello dalle pareti rosa e i tetti blu, con grandi vetrate e portici, costruita tutt’attorno a un grande cortile d’ingresso. Dimenticate tutto questo. Un’atmosfera oscura e misteriosa aleggia su Magix: cielo caliginoso, architettura in stile gotico, sotterranei tenebrosi e polverosi dominano la scena. Uno degli aspetti che si dà per scontato è la struttura del mondo magico. Sugli account ufficiali di Netflix è possibile reperire le mappe del mondo magico con tutti i chiarimenti annessi.

 

    • PILLOLE DI MANSPLAINING

Tra i difetti della serie spicca sicuramente il “femminismo a caso”, meglio conosciuto come pinkwashing/purplewashing, che comprende l’inserimento di battutine presentate come inclusive e femministe che però NON lo sono. Una sorta di contentino per zittirle insomma. Bloom accusa Sky di mansplaining per ben DUE volte totalmente fuori contesto perché le stava semplicemente dando un’informazione (corretta anche).

 

Un tentativo di parlare di patriarcato riguarda invece Terra: il padre e il fratello la vorrebbero aiutare in merito alla storia con Dane, ma ecco un’altra occasione sprecata.

 

L’ultimo punto riguarda la rappresentazione di bisessualità, forse più riuscita rispetto agli esempi precedenti. Non è nulla di così evidente, è più o meno velato e si lascia intendere dal contesto. Si tratta di Dane, personaggio che acquista un certo spessore quando inizia a frequentare Beatrix e Riven. Se nel suo caso l’orientamento sessuale è esplicitato, in quello di Riven è molto più sfumato. Il punto di alcune polemiche riguarda il loro approdo alla e dark side che porterebbe avanti lo stereotipo del villain bisessuale. In realtà, trovo sia un discorso prematuro per il semplice fatto che Riven è un personaggio complesso contraddistinto da questa ambiguità di oscillare prima verso il male e poi verso il bene (cosa ben nota a chi ha visto il cartone).

 

    • ESERCIZIO DI ASCOLTO

Guardare questa serie in lingua originale è un ottimo esercizio di ascolto per approcciarsi a un uso più colloquiale della lingua, una lingua fresca e giovanile che nei programmi scolastici di solito non figura. Si tratta di espressioni adattate e contestualizzate al mondo magico: il primo esempio che vi riporto è “you’ll feel me later”, un gioco di parole ripreso da I’ll see you later in riferimento alla capacita di Musa di percepire le emozioni di chi le sta intorno; o ancora, Stella spiffera la verità sull’origine di Bloom e Riven utilizza il modo di dire “You let the cat out of the bag” e l’ultimo esempio è forse il più utile, to be a text away letteralmente significa essere a un messaggio distante, un solo messaggio separa Sky da Stella quindi basta che quest’ultima lo invii e il gioco è fatto! To be sth away è una struttura molto utilizzata nel parlato e rende bene l’idea.

 

Tutto questo discorso porta a chiederci: “ma allora si può trasformare una serie animata per bambini in un teen-drama dalle sfumature più dark e moderne?” La risposta è sì, anche se bisogna provvedere a un aumento di budget per gli effetti speciali!

 

Articolo a cura di Maria Scarmato

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