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Euphoria: la sessualità di Cassie come strumento del patriarcato

Seconda serie tv più guardata nella storia di HBO dopo Game of Thrones, Euphoria debutta con la sua prima stagione nel 2019 e prosegue con l’uscita della seconda nei primi mesi del 2022. 

La serie ha come narratrice e protagonista l’adolescente Rue Bennett (interpretata da Zendaya), una giovane tossicodipendente, e segue le vicende di un gruppo di liceali tra segreti, bugie, violenze e abusi, sesso e amore, malattie mentali e disfunzionalità.

 

Cassie Howard e la sessualità

Una personaggia che ha colto subito la mia attenzione, fin dai primissimi episodi, è Cassie (interpretata da Sydney Sweeney): ragazza bellissima e sexy, non passa di certo inosservata agli occhi degli uomini che la circondano; Cassie ne è consapevole, ma non riesce a trasformare questa consapevolezza in forza, come fa la sua amica Maddy Perez, né riesce a trovare la spinta giusta per ricercare l’autostima in se stessa invece che nello sguardo altrui.

 

 

Cassie è una personaggia molto sessualizzata all’interno della serie, ed è un aspetto su cui si pone molto l’accento: la sessualità di Cassie non è, però, uno strumento di liberazione e autoaffermazione, ma un mezzo di sopraffazione.

Se l’ultima ondata transfemminista, infatti, spinge verso la libera sessualità, la riappropriazione dei corpi e del sesso, la rivendicazione del proprio piacere in opposizione a secoli di repressione, in Euphoria viene palesato come il sesso possa essere, ancora adesso, una moneta di scambio non in senso stretto, ma in termini di amore, percezione di sé e del proprio valore.

Viene mostrato fin da subito come Cassie Howard si circondi di uomini che le attribuiscono valore in base a quello che lei può dar loro in quanto a sesso e piacere, perché è lei stessa a percepirsi così.

Cassie ha imparato a legare la sua felicità e la sua stima di sé alle attenzioni maschili che, come in una sorta di sfida con se stessa, riesce a vincere: McKay è un insicuro che utilizza Cassie, il suo corpo e la sua bellezza per vendicare la sua virilità insignificante e marginale; Nate è un narcisista violento e sadico che gode nell’abbindolare la propria vittima con falsi lampi d’amore, per poi farla precipitare nell’orrore dei suoi giochi brutali. Cassie resta intrappolata nelle ragnatele di questi uomini perché per lei il gioco vale sempre la candela: a darle piacere non è il sesso, ma quella fugace eccitazione che deriva dalla presa di coscienza di essere riuscita ad attirare l’amore e le cure di qualcuno. 

 

 

L’altra faccia della medaglia 

Cassie ha un rapporto quasi di dipendenza con il desiderio: non il suo, ma quello degli uomini che ha attorno. In un certo senso, la sua sessualità è lo strumento patriarcale con cui gli uomini nutrono la loro virilità difettosa. Cassie non usa il sesso per rendersi libera, per scoprire il suo corpo, per provare piacere, ma per rimpicciolirsi ancora di più tra le briglie di uno sguardo tassativamente maschile, a discapito di qualsiasi altra felicità.

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