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Death to the Eighties – Recensione Choose or Die

Nel corso delle ere passate a cavallo fra anni Ottanta e Novanta in molti abbiamo riversato ore ed ore, nonché monetine su monetine, nelle sale giochi di fiducia tra cabinati e flipper.

Street Fighter 2, Pac – Man eMetal Slug fra tutti per citarne alcuni.

Ora, a distanza di oltre vent’anni, i cabinati, le cartucce di console leggendarie come Atari 2600Commodore 64 non sono più di pubblico dominio, ma bensì tesoretti e reliquie per collezionisti incalliti.

Ed è qui quindi che Choose or Die vuole far presa, sulla nostalgia che molti ex adolescenti provano nei confronti di un’era ormai passata e fossilizzata nei loro ricordi: ancora una volta i favolosi anni Ottanta.

Ma non sempre insistere su determinati escamotage cliché risulta sempre vincente se non si sanno giocare le carte giuste per riuscire.

 

Press Start… to die

Isaac (Asa Butterfield), giovane nerd ed amante del collezionismo retrò in ambito gaming e Kayla (Iola Evans) lavoratrice/ aspirante studentessa di programmazione, sono due amici, entrambi appassionati del mondo tecnologico.

I due collaborano per ultimare le abilità e la preparazione di Kayla per poter entrare al college ed ottenere un futuro stabile e possibile, il tutto mentre la giovane è alle prese con un lavoro sottopagato ed insoddisfacente per far fronte alle spese economiche dell’affitto dove lei e la madre alloggiano.

 

Immagine presa da leganerd.com

Il Dio denaro, quindi, è al centro di tutto, facente giudice, giuria e carnefice della situazione.

Ed è per via di questa esigenza che Isaac e Kayla si ritroveranno dentro ad un gioco perverso e pericoloso quando la giovane scopre l’esistenza di un vecchio videogame denominato Curs > R, al cui completamento l’ipotetico vincitore avrebbe modo di ottenere l’ingente somma da capogiro di 125.000 dollari. Un gioco da ragazzi insomma, peccato che il vecchio videogame abbia la brutta abitudine di influire veramente sulla realtà circostante di chi è così sfortunato da giocarci.

 

Anatomia di un Game Over

Choose or Die, film in cui il protagonista è proprio il malefico videogame Curs > R, è l’ennesimo horror in cui si cerca di omaggiare gli anni Ottanta e trasmettere un senso di nostalgia e fascino di una generazione passata unito ad un’anima horror e spietata.

Esperimento riuscito? Fallimento totale? La verità sta nel mezzo.

 

Choose or Die inizia ed entra subito nel vivo mostrandoci quale sarà l’andamento del film ed il suo stile già dai primi minuti, ossia un horror a tratti gore miscelato ad ansia tipica di film quali Saw ed Escape Room unito ad una base avventurosa sulla stessa lunghezza d’onda di un Jumanji, ma con meno inventiva e coerenza.

 

Infatti, seppur le premesse iniziali per quanto derivative siano, avrebbero la loro chance di riuscire e offrire un prodotto di buon livello, purtroppo considerando il totale della realizzazione, a conti fatti, è come se ci si sia voluti fermare alla beta del prodotto finale.

Con ciò non si vuole asserire che il film non sia divertente o non coinvolga, anzi ha un certo magnetismo perverso nell’attirare lo spettatore nel voler vedere cosa accadrà successivamente scena dopo scena in un’escalation di malvagità, tortura e sacrificio personale.

 

I protagonisti ci sono e funzionano; non sono semplici comparse o NPC senz’anima, hanno anche un minimo di caratterizzazione seppur anch’essa marginale o quasi, e riescono a coinvolgere in un gioco d’ansia e tensione che mantengono alto il ritmo.

 

Ciò che stona, e non poco, in Choose or Die è la parte finale, priva di significato, di una risoluzione effettiva e di una spiegazione che possa far chiarezza su una trama fumosa, sul perché Curs > R uccida e quale fine ultimo abbia, né sul come si sia riuscito ad incorporare magia runica ad un videogame. Insomma, un finale dal risvolto imprevisto ed inconcludente.

Come se avessimo atteso l’uscita di un determinato titolo videoludico e raggiunta la sua presunta fine si va a scoprire che si tratta solo di una Demo in cui manca il finale.

 

Immagine presa da imdb.com

Temi ed elementi di una generazione perduta

 

Critica al materialismo:

L’intero film può essere visto come una critica al materialismo, quel malsano sentimento che anima la popolazione mondiale e l’individuo della società in genere, che posto di fronte ad un bivio fra se stesso ed il prossimo sceglie sempre, o quasi, se stesso anteponendosi all’altro. Sentimento egoista che deriva da un forte materialismo, un forte desiderio di manifestarsi con beni materiali, possedimenti da sbandierare in faccia a chi non ne ha o possiede meno, solo per autocompiacimento personale cercando di sopperire ad una mancanza di dignità ed autostima.

 

Monotona Modernità vs Valoroso Vintage:

Altro tema importante nel film è il duello fra due generazioni: da un lato gli anni Ottanta, in quanto epoca passata ma iconica, e dall’altro il periodo moderno in continuo mutamento e sempre aperto al cambiamento.

Dualità rappresentata dai due ‘finalisti’ di Curs > R ossia Kayla vs Hal (Eddie Marsan), i quali si sfidano all’ultimo sangue in una lotta che va a discapito del montepremi, ormai diventata una questione personale, in cui il vecchio si confronta col nuovo ed inevitabilmente ne esce sconfitto poiché se non si è aperti al cambiamento si è destinati a soccombere al trascorrere inesorabile del tempo ed agli interessi mutevoli di una generazione in costante evoluzione.

 

Immagine presa da leganerd.com

Da zero a mito:

Choose or Die presenta la classica parabola tipica dei film sui supereroi, in cui l’impacciato e spesso anche squattrinato protagonista, insidia dopo insidia riuscendo a vincere le proprie paure arriva a diventare un eroe e salvare il mondo.

 

Nel film in questione la metamorfosi è leggermente diversa ma l’esito è il medesimo. Kayla è una ragazza che fatica ad arrivare a fine mese nonostante i grandi sforzi, la propria famiglia è a pezzi, con una madre mentalmente alla deriva a causa della scomparsa del proprio figlio minore. Inoltre, Kayla ha dei sogni: riuscire ad entrare al College e diventare programmatrice al fine di portare se stessa e la propria madre fuori dal complesso abitativo diventato ormai, più che una casa una tela di ragno in cui una volta invischiati si attende lentamente la propria triste fine.

 

L’unica occasione che si presenta alla ragazza è quindi il mefistofelico videogame Curs > R, in cui dopo svariate scelte e sacrifici si riesce a giungere ad un livello finale e sconfiggere il ‘boss’ finale. Kayla vedrà quindi se stessa trasformata dagli eventi truci cui è stata testimone e protagonista, passando da nullità senza potere e soldi ad eroe, per trasformarsi definitivamente in un cyber giustiziere senza pietà.

Sceglie, quindi, non i soldi ed il premio meramente materiale ma il potere, applicando le proprie conoscenze informatiche alla forza malvagia di Curs > R e trasformandolo in uno strumento per punire “chi se lo merita”.

 

YOU DIED

Choose or Die è un film che vorrebbe fare tanto ma osa molto poco. È mero divertimento fine a se stesso che prende spunto da diverse idee originali già adoperate da altri, ma non riesce convogliarle in un prodotto uniforme.

Ad esempio, il gioco dimenticato e ritrovato che ti trasporta in un’esperienza molto più vivida del necessario, gli anni Ottanta e le sue perle nascoste o dimenticate insieme al suo sound nostalgico, ed un meccanismo di tortura > sacrificio > ricompensa già visto anche in altre produzioni.

 

Nonostante ciò, si poteva creare qualcosa di divertente e ben fatto, ma le varie lacune in ambito di trama, con grosse voragini, e risvolti finali pressoché inesistenti, portano purtroppo Choose or Die non al livello successivo ma ad un inevitabile Game Over.

 

Consigliato se si è fan di film quali Jumanji, Escape Room, Saw e Ready Player One.

Film molto leggero da guardare senza pretese e da considerare un leggero omaggio alla cultura Pop degli anni Ottanta, complice anche un Cameo del leggendario Robert Englund, che infesta ancora gli incubi di svariati ex adolescenti a suon di guanto artigliato, dal profondo della notte.

 

Purtroppo per Choose or Die è impossibile giungere ben oltre appena la sufficienza, con scelte più sapienti ed una cura maggiore per la trama ed i fili che avrebbero dovuto sorreggerla si sarebbe potuto parlare probabilmente di un nuovo classico moderno, considerato lo stato attuale il film si riduce unicamente ad un More of the Same.

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