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Cosa aspettarsi dal live action di Cowboy Bebop di Netflix

Tutto quello che c’è da sapere sull’adattamento in arrivo su Netflix il 19 novembre!

“3, 2 , 1…let’s jam!”

Se venite dalla cultura anime probabilmente l’iconica theme music di Yōko Kanno starà già risuonando nelle vostre teste, se invece siete neofitə e vi approcciate per la prima volta alle avventure iperspaziali di Spike Spiegel vi interesserà sapere perché aprire con la frase chiave di Tank è così importante.

Spike Spiegel nella sigla di apertura di Cowboy Bebop (1998)


Trama e Ambientazione

Nel 2021 un’esplosione accidentale sulla Luna provoca una tempesta di asteroidi e meteoriti che si riversa sulla Terra, decimando la popolazione globale. Il pianeta, ora inabitabile, spinge i superstiti a colonizzare altri corpi celesti del sistema solare.

Cinquant’anni dopo l’umanità si è stabilita per la maggior parte su Marte e viaggiare attraverso la galassia è la norma. La mancanza di coesione a livello politico, però, lascia campo libero alle organizzazioni a delinquere, su tutte il Red Dragon Crime Syndicate.

Al fine di arginare la questione criminale viene istituito un sistema di “taglie” ispirato al Far West. Per questo, chi si fregia del titolo di cacciatore di taglie viene chiamatə cowboy.

In questo cosmo fuorilegge tre bounty hunters- Spike Spiegel, Jet Black e Faye Valentine – si trovano a dover collaborare per portare a termine un incarico.

Da sinistra: Jet Black, Spike Spiegel, Faye Valentine, Ed e Ein.

 

Influenze e successo globale

L’anime originale trasmesso su TV Tokyo nel 1998 fu interrotto a causa del contenuto controverso. Furono la nuova messa in onda sul canale satellitare WOWOW e l’esportazione in tutto il mondo a farlo diventare un cult istantaneo.

Il successo globale di Cowboy Bebop è probabilmente da ricercarsi nella sua mescolanza unica di generi, stili e tematiche, tanto che spesso viene inserito nella corrente dei mukokuseki, ossia gli anime apolidi.

La cultura occidentale (western; narrativa pulp; hard boiled) permea tutta l’opera che però non dimentica mai le proprie origini asiatiche (heroic bloodshed cinesi). Questa commistione riflette la tematica interna della colonizzazione (conquista del West e diaspora cinese).

Il genere è un’ibridazione di commedia, noir, azione e thriller.

Nemmeno l’ambientazione futuristica si rifà interamente alla fantascienza, ma è contaminata da uno stile retrò che ben si sposa con il mood generale.

In questo futuro così simile al Far West è la musica a colmare il vuoto legislativo, ma anche quello interiore dellə protagonistə. Il jazz, infatti, genere predominante all’interno della soundtrack, si affianca all’introspezione psicologica del cast: la melanconia della solitudine spaziale; la ricerca identitaria come abitante del cosmo; la mancanza di un punto di appoggio di fronte alla vastità della galassia.

Spike Spiegel in una scena di Cowboy Bebop (1998)

 

L’adattamento Netflix

Il team di produzione, capitanato dallo showrunner André Nemec, punta a realizzare un adattamento che condivide l’anima dell’opera originale, soprattutto in termini di tematiche, atmosfere, stile e estetica, ma non necessariamente tenuto a ricalcare passo per passo gli eventi dello show del ’98.

I due teaser rilasciati testimoniano l’attento processo di studio del materiale prodotto da Sunrise: potete recuperarli qui e qui.

Nemec ha confermato la presenza di alcune delle scene più iconiche ricreate 1:1, ma saranno tante le differenze con il Cowboy Bebop di Shin’ichirō Watanabe, in virtù di ciò che lo ha reso grande: la contaminazione culturale.

Vedremo dunque il live action attingere ad alcuni dei cult dello scorso ventennio, a rafforzare lo statement di ribellione sociopolitica che contraddistingue la serie.

Da sinistra: Faye Valentine (Daniella Pineda), Spike Spiegel (John Cho),
Jet Black (Mustafa Shakir) in Cowboy Bebop (2021)

Lo showrunner ci tiene a ribadire che la sua versione di Bebop parla “nella lingua del mondo in cui viviamo attualmente”. Al fianco di Spike Spiegel (John Cho) e Jet Black (Mustafa Shakir) troveremo infatti una Faye Valentine (Daniella Pineda) decisamente diversa dalla controparte anime: dai tratti fisici meno stereotipati ed esagerati, con una promessa di rappresentazione più concreta e realistica.

Un altro esempio di rilettura in chiave contemporanea è la canonizzazione di Gren (Mason Alexander Park) come persona nonbinary, questione discussa dal fandom ma mai ufficializzata nell’anime in un’epoca in cui la comunità LGBTQIA+ aveva decisamente meno rilevanza nei media.

Mason Alexander Park (a sinistra) interpreta Gren (a destra nella sua versione 1998)

Adesso sapete proprio tutto! Non vi resta che impostare il promemoria sull’app di Netflix e attendere con trepidazione il 19 novembre.

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