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Boy Erased – Vite cancellate: Fake it ‘til you make it

 

 

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Fatto?

 

Spero proprio di sì, perché la musica è la chiave per entrare nel mondo in cui sto per trascinarvi.

 

Vi starete forse chiedendo il perché di un incipit tanto inusuale. La risposta è duplice: The Good Side è il pezzo di Troye Sivan (un giovane artista sudafricano di immensa bravura) che in assoluto preferisco, ma è anche la canzone di apertura di Boy Erased, un film di genere drammatico che è insieme schiaffo e carezza. La pellicola diretta dall’attore e regista Joel Edgerton, che ha debuttato sul grande schermo nel 2018, è molto più di un film di formazione: Boy Erased è un racconto straziante tratto da una storia vera; ma è anche (e questo è, se possibile, ancor più importante) un film educativo al quale forse non tutti erano pronti, ma di cui in molti avevano bisogno per aprire gli occhi su un tema sensibile e poco discusso come la conversion therapy.

 

Boy Erased

 

La trama di Boy Erased 

Dopo aver accettato di sottoporsi alla terapia di conversione, il diciottenne Jared Eamons (Lucas Hedges) è costretto a fare un inventario morale. Tornare col pensiero alle situazioni del passato che lo hanno condotto a Love in Action è doloroso, ma Jared fa ciò che ci si aspetta da lui: ricorda, e scrive. Ricorda le conversazioni a cuore aperto con il padre Marshall (Russell Crowe), un predicatore battista molto influente, e la complicità con la madre Nancy (Nicole Kidman), vero pilastro della famiglia Eamons. Ricorda com’era essere un figlio modello prima che il suo scomodo segreto – la sua omosessualità – venisse allo scoperto. Ricorda i traumi – lo stupro subito al college che lo ha costretto al coming out forzato; la decisione risoluta del padre di spedirlo in un centro di recupero per ragazzi gay. Ricorda i rari momenti in cui si è sentito accettato, speranzoso, di nuovo vicino a Dio – l’incontro con Xavier (Théodore Chouinard-Pellerin), un affascinante gallerista gay la cui idea di religione si contrappone all’approccio fondamentalista del padre: Xavier crede in un Dio buono, molto diverso dal Dio punitore degli insegnamenti del pastore Eamons, che ama ogni suo figlio a prescindere dall’orientamento sessuale.

 

Boy Erased
Nicole Kidman (Nancy Eamons) e Lucas Hedges (Jared Eamons) in Boy Erased

 

Al LIA, la resistenza fisica e mentale di Jared e dei suoi compagni – spiccano, tra gli altri, Jon (Xavier Dolan), Gary (Troye Sivan), Cameron (Britton Sear) e Sarah (Jesse LaTourette) – è messa a dura prova da esercizi umilianti e sgradevoli e dalle pressioni psicologiche esercitate su di loro quotidianamente dal responsabile dell’organizzazione, Victor Sykes (Joel Edgerton). Stanco di subire silenziosamente torture indicibili in nome di un cambiamento tanto prospettato quanto impossibile, Jared tenta, infine, la fuga. Il ragazzo sa di essere a un bivio, e che è arrivato per lui il momento di fare una scelta: amare Dio tanto da dimenticare di amare sé stessoo smettere di fingere e abbracciare la propria natura, e, con essa, una totale e definitiva serenità. Scegliersi a dispetto di tutto il resto sarà per il protagonista il primo e decisivo passo verso una vita libera da pregiudizi e vergogna.  

 

Boy Erased

 

Benvenuti a Love in Action

Boy Erased è stato tratto dall’omonimo memoriale dello scrittore e attivista gay Garrard Conley.

 

Boy Erased

 

Pubblicato nel 2016, il libro racconta la dolorosa esperienza personale dell’autore che, nel 2004, appena diciannovenne, accettò di entrare in un programma di conversion therapy dopo essere stato vittima di uno stupro che lo costrinse al coming out con la famiglia. I fondatori di centri ex-gay come il Love in Action dichiaravano di essere in grado di “curare” l’omosessualità, e per il padre di Conley, un rigido predicatore battista, la loro mission statement era un biglietto da visita più che sufficiente. Al suo arrivo nella struttura di Memphis, furono confiscati al ragazzo cellulare, documenti, soldi, e un taccuino nel quale era solito scrivere brevi racconti. Dopo aver dato una rapida scorsa al contenuto di quest’ultimo, l’addetto alla reception strappò via le pagine che giudicava offensive e definì il quaderno una “falsa immagine”, ossia un oggetto non conforme al genere di Conley secondo il libro guida del LIA. Gli ospiti del centro dovevano sottostare ad una serie di regole ferree: il loro abbigliamento era controllato – ai ragazzi era proibito vestire in maniera stravagante e alle ragazze indossare indumenti mascolini – e le loro letture erano scelte accuratamente al fine di evitare libri controversi. Quanto alla musica, a Conley e ai suoi compagni era vietato ascoltare Beethoven e Bach perché i due artisti “non erano considerati cristiani”.

 

Boy Erased
Lucas Hedges (Jared Eamons) e Joel Edgerton (Victor Sykes) in Boy Erased

 

La terapia di Love in Action si fondava sulla ricerca e il successivo isolamento di quei fattori che potevano aver contribuito a provocare lo “squilibrio” dell’omosessualità. In altre parole, lo staff chiedeva (o meglio, imponeva) agli ospiti di attribuire la radice del loro “problema” ad elementi esterni. Quasi sempre, quella radice risiedeva nella famiglia: i colpevoli si rivelavano essere entrambi i genitori o solo uno di essi – più probabilmente la madre –, che con le loro abitudini sbagliate (tutte elencate nel genogramma familiare che erano incoraggiati a tracciare) avevano avallato la devianza del figlio o della figlia. 

 

Boy Erased
I genogrammi familiari secondo il LIA

 

Tuttavia, il punto di forza della conversion therapy consisteva nella fondamentale negazione della propria natura: i leader di Love in Action insegnavano che l’omosessualità era un prodotto del “male”, l’attrazione per lo stesso sesso una tentazione del “demonio”. Al LIA, i ragazzi gay si sottoponevano a reiterate torture fisiche e psicologiche perliberarsi dall’omosessualità. Nel suo memoriale, Conley racconta di quando uno dei suoi compagni fu obbligato ad assistere ad un finto funerale, il suo funerale, mentre gli altri leggevano ad alta voce il necrologio in cui veniva descritta la degenerazione che lo avrebbe infine, e inevitabilmente, portato alla morte per AIDS.

 

Boy Erased
Jared e gli altri membri del LIA

 

Agli ospiti del LIA era vietato rimanere da soli, ed erano sempre seguiti a vista da almeno un membro dello staff. Il controllo esercitato sui ragazzi, insieme all’abituale ricorso a scongiuri e preghiere cristiane per “esorcizzare” lo spettro dell’omosessualità, davano all’organizzazione un aspetto settario. Dall’esterno, i comportamenti quanto mai singolari adottati nella struttura avrebbero fatto facilmente apparire i suoi membri come un gruppo di fanatici religiosi: lo staff e i leader operavano, infatti, come un’autentica setta, instillando la paura nei ragazzi che gli erano stati affidati, limitando i loro contatti col mondo esterno e, soprattutto, condizionandone lo stile di vita attraverso un lavaggio del cervello destinato ad avere presa su di loro anche quando il loro percorso di guarigione fosse giunto al termine.

 

Boy Erased
Un incontro del LIA

 

Dopo due settimane di terapia, Garrard Conley tentò il suicidio. Non era una cosa inusuale. Il primo suicidio connesso al LIA risaliva al 1977, a quattro anni dalla fondazione dell’organizzazione: Jack McIntyre, uno dei membri anziani del gruppo, si era ucciso lasciando un biglietto straziante nel quale dichiarava di essere stanco di chiedere perdono per ciò che era, stanco di fare promesse che sapeva già di non poter mantenere; dentro di sé, Jack sentiva di ingannare Dio e se stesso. Non sarebbe stato né il primo né l’ultimo a scegliere di rinunciare alla vita, sentendosi schiacciato dal peso delle aspettative altrui e dagli insegnamenti di una rigida educazione religiosa.

 

Boy Erased
I libri guida del LIA

 

Garrard Conley: prima e dopo 

Garrard Conley, figlio di un ministro battista di stampo fondamentalista, è cresciuto a Mountain Home, una piccola città dell’Arkansas, ed è stato abituato sin da piccolo a credere nell’esistenza dell’Inferno e del Peccato. Dopo i primi sospetti sul proprio orientamento sessuale, temendo di deludere il suo Dio e certamente spaventato all’idea di un coming out con la famiglia religiosa e conservatrice, Conley tenta di nascondere la sua omosessualità persino a sé stesso. Prima del coming out, lo scrittore era fidanzato con una ragazza; come molti ragazzi, prima e dopo di lui, sperava di combattere e infine, spegnere, i suoi impulsi sessuali cercando un contatto seppur indesiderato con il sesso opposto. Naturalmente, la  relazione era destinata a naufragare alla partenza di Garrard per il college, ed è proprio lì, al Lyon College di Batesville, che il ragazzo può, infine, respirare.

 

Garrard Conley con la madre Martha e il padre Hershel negli 80s

 

Lontano da casa, dai principi ferrei del padre, dagli sguardi della gente che conosce da tutta la vita e che incontra ogni domenica in chiesa, Conley potrebbe, finalmente, essere sé stesso, senza paura. Ma qualcosa va storto: Garrard incontra un ragazzo – nel memoriale, lo scrittore lo chiama David, ma la sua vera identità resta ignota – e i due cominciano a frequentarsi. David è pieno di vita, intelligente, ma soprattutto, libero in modi in cui Garrard non è mai stato. Quest’ultimo prova una forte attrazione nei suoi confronti, ma non è ancora pronto ad accettare le conseguenze della propria omosessualità. Una notte, l’amico lo stupra. Conley ha scritto dello stupro: 

 

Credevo che Dio mi stesse punendo fisicamente per i miei pensieri sbagliati.

 

Garrard Conley oggi

 

Qualche tempo dopo, forse temendo che Conley raccontasse a qualcuno dell’abuso e compromettesse così la sua reputazione o, peggio, auspicando che presto o tardi il ragazzo avrebbe sporto denuncia nei suoi confronti, David telefonò ai suoi genitori e fece outing su di lui nel modo peggiore: tradendo la sua fiducia e costringendolo a subire una seconda violenza. Esposto, disarmato, costretto ad affrontare senza preavviso la famiglia e la sua nuova condizione di giovane gay, Garrard si piegò all’ultimatum del padre: o si sarebbe sottoposto alla terapia di conversione a Memphis, o sarebbe stato cacciato di casa. Di fronte al problema reale – avere un figlio omosessuale, deviato, sbagliatola notizia dello stupro passava in secondo piano, quasi fosse stata la coda di una canzone ascoltata di sfuggita alla radio e poi dimenticata. Nel suo libro, l’attivista ricorda così quel momento:

 

La scoperta della mia omosessualità sembrava per loro più scioccante della notizia del mio stupro; o, peggio, sembrava che un fatto avesse inevitabilmente portato all’altro, come se me la fossi cercata.”

 

Lucas Hedges (Jared Eamons) e Joe Alwyn (Henry Wallace) in Boy Erased

 

Questo pensiero, tristemente comune tra i sopravvissuti, non era molto distante dal concetto di omosessualità promosso dalle terapie riparative: un omosessuale che avesse continuato a vivere nel vizio sarebbe diventato inevitabilmente un predatore sessuale o, peggio, un pedofilo.

 

Hershel Conley si rivolse alla chiesa locale, e i suoi colleghi gli suggerirono di sottoporre il figlio alla terapia di conversione in un centro specializzato. Il pastore, che non aveva nessuna intenzione di incorrere in uno scandalo, né aveva alcun motivo valido per scegliere una via alternativa a quella propostagli da uomini più anziani e saggi di lui, non esitò a seguire il loro consiglio. Quello che accadde a Garrard dopo il suo arrivo a Love in Action è storia nota.

 

Garrard Conley e Lucas Hedges sul set di Boy Erased

 

Il padre di Conley è, infine, venuto a patti con l’omosessualità del figlio, pur non comprendendola. Come predicatore battista, ha dovuto fare i conti con le conseguenze del suo racconto pubblico, che ha portato alla perdita di gran parte del suo seguito. Oggi, i due sono in rapporti civili basati sul reciproco rispetto. Hershel Conley non si è mai scusato con il figlio per averlo mandato in terapia, ma lo scrittore ha tutto il sostegno della madre: Martha Conley, in un primo momento restia ad andare contro le decisioni del marito, ha infine preso le parti di Garrard, e ne difende ogni giorno il diritto ad essere se stesso.

 

Martha e Garrard Conley

 

Terapia riparativa: un cancro mai estirpato

Che cos’è, dunque, la conversion therapy? Una terapia antietica, fraudolenta e inefficace che si propone di curare gli omosessuali attraverso la preghiera e l’astinenza dal sesso. L’uso del termine “terapia” in un contesto simile è già di per sé offensivo e completamente errato, in quanto l’idea di fornire a qualcuno una cura implica che esista anche una malattia dalla quale guarire; ma l’omosessualità non è una malattia, non lo è mai stata, e non lo sarà mai. Dopo anni di battaglie, il 17 maggio 1990 l’OMS ha rimosso l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, tuttavia lo stigma sociale associato agli orientamenti non eterosessuali persiste. È senza troppa sorpresa, dunque, che si apprende del proliferare di gruppi di supporto come il LIA in ogni parte del mondo; a lasciare attoniti è, invece, il fatto che pratiche degradanti, dannose e antidiluviane come le terapie riparative siano ancora legali in 80 Paesi

 

“Sono stato danneggiato dalla terapia anti-gay.”

 

I gruppi di sostegno per ragazzi gay, nella maggior parte dei casi organizzazioni di matrice cristiana, sono tutt’altro che scomparsi: solo negli Stati Uniti, pare che più di 700.000 persone si siano sottoposte a questi trattamenti; ma esistono centri come Love in Action anche in Europa, Italia compresa. Ciò dimostra quanto la persecuzione della comunità LGBTQ+ sia tristemente reale e, addirittura, legale. In tempi meno recenti, in queste stesse strutture di “riabilitazione” si faceva ricorso a pratiche medievali e debilitanti come lobotomia ed elettro-shock – oggi illegali negli States – per curare gli omosessuali. 

 

Non potete curarci, non siamo malati.

 

I “terapeuti” a capo dei programmi di conversion therapy, il più delle volte autentici impostori senza alcuna qualifica medica, continuano a circuire giovani menti in nome della rettitudine: questi uomini e donne privi di scrupoli tentano con ogni mezzo di soffocare la natura dei ragazzi a loro affidati con l’obiettivo di convincerli a riconoscere che essere gay è sbagliato, ma, nel frattempo, predicando di un Dio che ama ogni suo figlio indistintamente.

 

“L’odio per sé stessi non è terapia.”

 

Fermamente convinti di essere stati curati dall’amore di Dio e da un’osservanza letterale della sua Parola, i leader ex gay promuovono in realtà l’odio per sé stessi, e proiettano il proprio autodisprezzo su altre versioni di sé, più giovani e vulnerabili – spesso ragazzi appena minorenni allontanati dalle loro stesse famiglie – che possono ancora essere “salvate”.

 

Un terapeuta mi ha legato le mani e ci ha messo sopra del ghiaccio mentre mi mostrava delle foto erotiche di uomini adulti.”

Samuel Brinton, un sopravvissuto

                

Vale la pena analizzare più a fondo l’espressione “ex-gay”: per “ex-gay” si intendono uomini e donne che sarebbero guariti dall’omosessualità grazie alla terapia riparativa. Può un simile cambiamento di orientamento sessuale avere luogo? No. Il termine “ex-gay” è offensivo, ipocrita, bugiardo. Secondo un rapporto dell’APA (American Psychological Association), la maggioranza dei fruitori della conversion therapy non sperimenta alcun cambiamento nell’orientamento sessuale; al contrario, i giovani vanno spesso incontro a conseguenze di tipo psicologico: dopo essere entrati in terapia, i ragazzi, sentendosi sempre più inadeguati alla vita, tendono facilmente ad entrare in depressione, ed adottano comportamenti autodistruttivi che portano di frequente al suicidio.

 

Da una statistica della HRC (Human Rights Campaign)

 

Secondo Garrard Conley, gli ex gay si riconoscono con facilità: lo scrittore parla di “ex-gay smiles”, sorrisi fasulli ed eccessivi, anormali nella loro perenne maschera di armonia. Era di questo genere il sorriso del leader e co-fondatore di Love in Action John Smid, che all’epoca dell’incontro con Conley si dichiarava un ex gay convinto. Nel 2014, dopo anni di bugie, Smid ha sposato il compagno Larry McQueen. Il vissuto dell’ex direttore del LIA e di molti altri omosessuali riabilitati insegna che quella degli ex gay è null’altro che una recita, un’affettazione.

 

Fingi finché non riesci. Diventa l’uomo che non sei.”

Uno dei motti del LIA, dal film Boy Erased

 

Smid, che ha lasciato l’organizzazione nel 2008, ha recentemente smentito le sue dichiarazioni passate ammettendo pubblicamente che il cambiamento da omosessuale ad eterosessuale è, di fatto, impossibile. Oggi, Conley sostiene di aver infine compreso le ragioni che hanno portato il suo ex mentore a nascondersi per anni dietro un dito, e di provare compassione per lui, ma di non averlo mai davvero perdonato.

 

John Smid oggi

 

Boy Erased tenta disperatamente di dare voce a tutti coloro che hanno vissuto delle esperienze analoghe a quella di Garrard Conley, promette loro ascolto e comprensione, e li esorta a uscire dall’ombra per condividere i loro traumi. È un film delicato e mai eccessivo, che mette in luce la pericolosità della conversion therapy attraverso un’accurata rappresentazione di realtà spaventose come quella di Love in Action; inoltre, data la crescente disinformazione sull’argomento, il film diretto da Joel Edgerton – al suo secondo progetto da regista – si propone di sensibilizzare il grande pubblico introducendo il tema della terapia riparativa nell’ambito familiare, in modo tale da indurre alla riflessione e al dialogo genitori e figli, soprattutto in quelle famiglie che, impreparate di fronte ad un coming out inatteso, potrebbero compiere un gravissimo errore nel tentativo vano di fornire un sostegno ai propri ragazzi.

 

 

Le terapie di riorientamento sessuale, definite “una forma di discriminazione, stigmatizzazione ed esclusione sociale” dal Concilio internazionale per la riabilitazione delle vittime di tortura, continuano ad essere molto accreditate soprattutto nelle piccole comunità. Qualche anno fa, il LIA reso celebre da Boy Erased ha cambiato nome in Restoration Path, e continua ad accogliere ragazzi e ragazze per “guarirli” dalle loro dipendenze.

 

Garrard Conley, Lucas Hedges e Joel Edgerton sul set di Boy Erased

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