Fatti Attuali,  Fatti Politico

Borsa Italiana per Bookcity: perché per sopravvivere alle crisi abbiamo bisogno di banche e mercati

Bookcity è una manifestazione culturale che si tiene ormai da qualche anno a Milano: una settimana di incontri e presentazioni, dislocati in ogni parte della città e articolati in un programma ricchissimo, capace di soddisfare le esigenze di tutti.

La pandemia che stiamo affrontando ha obbligato gli organizzatori a ripensare alla gestione degli eventi e, come per il Salone Internazionale di Torino, anche in quest’occasione i dibattiti e le presentazioni dei libri sono avvenuti online. Se da un lato quest’edizione del 2020 ha tolto la possibilità di vivere a pieno Milano, correndo da una parte all’altra della città, dall’altro ha permesso anche a chi non risiede nel capoluogo meneghino di partecipare alla manifestazione.

Tra gli incontri a cui ho assistito quest’anno, voglio riportare quanto emerso alla presentazione de “La grande tentazione” di Stefano Caselli, edito Egea, un saggio che analizza il delicato ruolo dello Stato e dei mercati in un momento storico così difficile da gestire per chi ci governa. I relatori che hanno accompagnato l’autore sono stati Ferruccio de Bortoli, Gregorio De Felice, Raffaele Jerusalmi.

In tutte le crisi economiche con cui abbiamo dovuto misurarci negli ultimi quindici anni, il mercato ha rivelato il suo fondamentale contributo. Quindi, diventa indispensabile, per affrontare al meglio il futuro, tentare di collegare il più possibile economia finanziaria ed economia reale. Nel fare ciò, lo Stato ha un ruolo di primordine: stabilire buone regole e intervenire ponendosi come “anchor investor”, ossia come investitore di riferimento a termine con un obiettivo di profitto minimo.

L’Italia è un paese fortemente campanilista, in cui la dicotomia tra mercato e Stato, tra privato e pubblico tende ad essere sempre molto netta, ma per resistere ai contraccolpi, presenti e futuri, dell’economia bisogna cercare di invertire questa tendenza: il ruolo moltiplicativo dei mercati finanziari, capaci di attrarre risorse e di generare capitali, va coordinato con lo spirito imprenditoriale dello Stato e con una cultura dell’internazionalizzazione che sia in grado di richiamare capitali esteri in Italia.

Lo Stato non può però dare cassa all’infinito, per le aziende che vogliono mantenere una fetta di mercato diventa ormai necessario capitalizzarsi: bisogna avere risorse permanenti all’interno delle aziende. Il processo di capitalizzazione serve a rendere le imprese più robuste, ad avere maggiore liquidità, ad abbassare i rischi per le banche ed è importante che questo sia uno sviluppo che coinvolga sia le piccole società (gli imprenditori devono mettere un pezzo dei loro risparmi all’interno delle imprese) che le società più grandi che devono aprirsi ai mercati finanziari.

Se i risparmi, che in Italia sono tre volte e mezzo il debito pubblico, non vengono impiegati per finanziare le imprese (e perché ciò avvenga è necessario che questo modus operandi sia sostenuto da incentivi fiscali), il rischio che si corre è che quegli stessi risparmi vengano utilizzati non per lo sviluppo dell’economia, ma per pagare il debito pubblico o maggiori interessi. E’ un’eventualità che vogliamo davvero prendere in considerazione?

Stiamo vivendo una fase che non ha precedenti nella storia del nostro Paese: nessun governo ha mai avuto a disposizione così tanti miliardi da gestire. Tuttavia, l’occasione non va sprecata. E’ indispensabile che il Recovery Fund e gli altri fondi dell’UE riescano ad essere incisivi non solo in termini monetari, ma soprattutto in termini educativi.

Per saperne di più:

https://bookcitymilano.it/eventi/2020/perche-non-possiamo-rinunciare-banche-e-mercati

https://www.ibs.it/grande-tentazione-perche-non-possiamo-libro-stefano-caselli/e/9788883503139

Articolo a cura di: Natalina Morabito

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WordPress Cookie Plugin by Real Cookie Banner