Fatti Femminista

“Biglietto blu” di Sophie Mackintosh: un femminismo per la libertà dei corpi

Una distopia non ben collocata nel tempo, cupa e desolante: in Biglietto Blu, Sophie Mackintosh abbozza un mondo anomalo le cui fondamenta poggiano sull’assenza di libertà di scelta e di autodeterminazione delle donne. 

 

In giovanissima età, le ragazze di Biglietto Blu sono chiamate a partecipare a una lotteria, forse meno feroce di quella descritta da Shirley Jackson in The Lottery, ma altrettanto drastica e ineluttabile: la lotteria, infatti, assegnerà alle bambine un biglietto bianco oppure un biglietto blu. Il biglietto bianco obbligherà chi lo pesca a condurre una vita interamente dedicata alla maternità e ai lavori di cura familiare; il biglietto blu, invece, impedirà alla giovane donna che lo estrae di diventare madre, e la destinerà a un’esistenza fatta di carriera e relazioni interpersonali effimere e superficiali.
Insomma, un ritornello che fatica a morire: se sei una donna, o sei madre o sei altro. 

 

Il romanzo di Mackintosh mi ha spinta a considerare l’attualità e, soprattutto, la trasversalità della riflessione sulla politica del controllo dei corpi.
Risale a un anno fa l’inizio delle proteste che invasero la Polonia a causa dell’ulteriore stretta sulla legge che garantiva il diritto all’aborto, così come in Italia persevera la battaglia contro l’obiezione di coscienza che avvelena senza scampo la sanità pubblica: l’autodeterminazione delle donne, legate a quello che viene da sempre considerato il loro “destino biologico”, era messa in discussione ieri come oggi.

 

Se la mia lotta per il diritto all’aborto sicuro è sempre stata ferina e chiassosa,  però, ammetto che al mio quadro generale di autodeterminazione e libertà sui corpi mancava un tassello importante, a cui non ho forse dedicato abbastanza rumore. Qualche mese fa leggevo la splendida testimonianza di Karoline Kan in Sotto cieli rossi e mi emozionavo di fronte al coraggio della sua mamma che, in una Cina ancora schiacciata dalla politica del figlio unico, si ribellava ai controlli dittatoriali sul suo corpo e obbediva alla sola sua volontà di essere ancora madre. 

 

La protagonista di Biglietto Blu, Calla, insorge in modo simile contro le oppressioni di quella tirannia patriarcale di cui Mackintosh traccia solo vaghi dettagli: una biglietto-blu, destinata quindi a una vita di lavoro, divertimento e anche solitudine, Calla asseconda le volontà del suo corpo, strappa via il dispositivo intrauterino che le era stato obbligatoriamente imposto dopo la comparsa del ciclo mestruale e resta incinta in seguito a un rapporto sessuale con l’uomo che vorrebbe avere al suo fianco per tutta la vita. 

Da questo momento in poi, la vita di Calla diventa un’eterna fuga senza riposo: colpevole di aver violato l’ordine prestabilito dalla lotteria e di aver tradito il suo destino da biglietto-blu, è costretta a scappare quando il medico/psicologo che la tiene sotto controllo scopre la sua gravidanza. Mackintosh non spiega bene da chi e da cosa Calla stia fuggendo: sappiamo solo che scappa senza mai fermarsi e durante il suo viaggio verso l’agognata libertà di diventare madre incontra altre donne che, come lei, hanno sovvertito la sacra legge della lotteria e hanno inseguito il sogno di non dover per forza rinunciare alla libertà sul loro corpo.

 

Perché sì, di questo si tratta: libertà dei corpi.
La storia di Calla non ha un lieto fine, perché subito dopo il parto verrà trovata dalle autorità e allontanata per sempre dalla sua bambina. Tuttavia, è una storia di ribellione.

Di riappropriazione, forse. Perché i movimenti “pro-vita” (leggasi antiabortisti) e le leggi restrittive sulla maternità hanno la stessa matrice: il sistemico esercizio del potere patriarcale sui corpi delle donne.
Due facce della stessa medaglia, un paradigma sancito e immobile che non ci stancheremo mai di provare a buttar giù.

 

A pagina 132, Sophie Mackintosh dà voce alla disubbidienza di Calla, alla sua collera, che è la collera di tuttə noi: 

“Avrei sedotto tutti i padri e li avrei tempestati di pugni, e a loro sarebbe piaciuto. Mi sarei introdotta di soppiatto dentro le case delle biglietto-bianco e avrei ribaltato i letti dove dormivano coi loro bebè, per essere il loro incubo, dato che non potevo essere una di loro. Ero vendicativa, e volevo tutto.”

Bibliografia

Mackintosh Sophie, Biglietto blu, Einaudi Editore, Torino 2021, Traduzione di Norman Gobetti.

 

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