as we see it
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As we see it – la recensione della serie tv Prime Video

Parlare di autismo, ancora oggi, risulta difficile perché il primo passo che l’uditorio deve fare è mettere da parte l’errata convinzione che l’autismo sia una malattia e, di conseguenza, sia necessaria una cura, un trattamento che possa guarire le persone autistiche. L’autismo non è una malattia, ma una sindrome che interessa l’area delle relazioni e dello sviluppo sociale. Ragion per cui, utilizzare espressioni come “affettƏ da autismo” o “guarire dall’autismo” non solo è deleterio per le persone autistiche, ma continua a portare avanti stereotipi e pregiudizi errati. E se parlare di autismo risulta ancora difficile, anche la rappresentazione delle persone autistiche in prodotti mediali come film e serie tv presenta ancora delle carenze importanti. Le principali riguardano, innanzitutto, la rappresentazione di autisticƏ come persone geniali, con doti straordinarie: dal film vincitore di Premio Oscar e Orso d’Oro Rain Man – L’uomo della pioggia arrivando alla serialità con The good Doctor la rappresentazione di persone autistiche si è legata a doppio filo con il tema della genialità incompresa. Non solo, ancora oggi in numerosi spot pubblicitari e campagne di raccolta fondi, l’autismo diventa oggetto di inspiration porn, mero pretesto per convincere le persone neurotipiche a guardare alla vita con ottimismo e aglƏ autisticƏ con compassione e tenerezza.

 

Come se non bastasse, è ancora molto bassa la percentuale di persone autistiche impiegate nell’industria dell’audiovisivo: moltƏ interpreti di personaggƏ autisticƏ sono persone neurotipiche e che, perciò, contribuiscono a marginalizzare ancora di più un’intera categoria di individui (anche qui, basti citare di nuovo Rain Man e The good Doctor, per osservare come i rispettivi protagonisti – Dustin Hoffman e Freddie Highmore – non sono autistici). Anche nelle serie comedy, dal caso Sheldon Cooper a Community, la rappresentazione dell’autismo è stata portata avanti da attori non autistici.

 

As we see it – un cambio di rotta

Ecco perché imbattersi in una serie come As we see it  rappresenta un’autentica boccata d’aria fresca: gli 8 episodi di questa serie disponibile su Prime Video e creata da Jason Katims mettono al centro della narrazione le storie personali di tre ragazzƏ autisticƏ ma molto diversƏ tra loro, a dimostrazione di come lo spettro autistico sia una realtà variegata e sfaccettata.

 

Jack (Rick Glassman), Violet (Sue Ann Pien) ed Harrison (Albert Ruthecki) sono tre ventiseienni che vivono insieme, affiancatƏ dalla loro coach life e terapeuta Mandy (Sosie Bacon). L’obiettivo di Mandy è aiutare i tre a diventare indipendentƏ, aiutandolƏ a trovare e mantenere un lavoro e sviluppare maggiormente le loro capacità relazionali in un mondo che ancora non riesce ad accettare il diverso. La serie si basa sulla serie israeliana On the Spectrum ed è composta di 8 episodi di mezz’ora ciascuno.

 

Albert Ruthecki, Rick Glassman e Sue Ann Pien (Credits: Amazon Prime Video)

I tre protagonistƏ sono interpretatƏ da due attori e un’attrice appartenentƏ allo spettro autistico, come dovrebbe essere. Inoltre, finalmente, abbiamo non un solo personaggio, ma ben tre protagonistƏ che rappresentano ognunƏ un diverso aspetto dell’autismo e, soprattutto, sebbene la narrazione sia incentrata su di loro, l’autismo non è l’unica caratteristica che viene più volte rimarcata di loro. La serie compie un ottimo lavoro nel creare per tuttƏ e tre storyline diverse e accattivanti, legate a una specifica esigenza del personaggiƏ: Jack, che all’inizio della serie è sul punto di perdere il lavoro e sembra incapace di mostrare empatia anche solo verso i suoi coinquilini, si ritroverà alla fine della serie con una maggiore consapevolezza di chi gli sta intorno. Violet, invece, è in cerca del grande amore e proietta su tutti i ragazzi che incontra le sue fantasie romantiche: con lei si parla di sesso, di consenso, di amore romantico e anche il suo iter amoroso non segue quello delle classiche rom-com, dove solo alla fine la protagonista si rende conto di essere innamorata del suo amico di lunga data. Al contrario, sfuggendo al pericolo di infantilizzare la sua personaggia e il suo desiderio d’amore, la sua storyline la porta ad acquisire maggiore consapevolezza di ciò che desidera davvero.

 

Chris Pang e Sue Ann Pien (Credits: Amazon Prime Video)

Purtroppo, con Harrison la serie compie un passo falso e finisce per cadere nella trappola della grassofobia: tra gli obiettivi settati per lui da Mandy c’è quello, infatti, di perdere peso e fare maggior movimento, associando ancora una volta un corpo grasso alla pigrizia e finendo per ricalcare uno stereotipo. Anche Mandy rischia di incorrere nello stereotipo della neurotipical saviour, a causa della sua attitudine a proteggere Jack, Violet ed Harrison. Tuttavia, almeno in questa prima stagione, il pericolo viene solo sfiorato e oltre al suo lavoro, Mandy è al centro di un triangolo amoroso e di complesse decisioni relative alla sua carriera futura. Oltre a Mandy, la serie mostra i difficili rapporti che Jack, Violet ed Harrison hanno con rispettivi famigliari: Lou (Joe Mantegna), il padre di Jack, vedovo e con una grave patologia che obbligherà Jack a imparare a prendersi cura degli altri, Van (Chris Pang), il fratello protettivo di Violet, diviso tra il desiderio di proteggere la sorella dal mondo esterno e al contempo la ricerca di una relazione stabile. Infine, i genitori di Harrison (Steven Culp e Paula Marshall) che da sempre hanno accontentato il figlio in tutto e per tutto, ma non hanno saputo aiutarlo a rendersi indipendente.

 

Albert Ruthecki, Rick Glassman e Sue Ann Pien (Credits: Amazon Prime Video)

La serie mette al centro i rapporti tra tutti loro e lo fa splendidamente, sottolineando la variegata esperienza umana e la complessità delle relazioni sociali.

As we see it è una serie in grado di regalare momenti unici, merito anche del formato di 30 minuti a episodio, che rende la visione agevole e di una sceneggiatura che punta a emozionare il pubblico, ma non a impietosirlo, raccontando storie di vita quotidiana di protagonistƏ autisticƏ in maniera trasparente, attenta e priva di stereotipi.

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