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Anticonformismo al Festival di Sanremo

La vittoria dei Måneskin all’edizione 2021 del Festival di Sanremo ha rappresentato una piccola rivoluzione rock. Il Festival è infatti da tradizione un contenitore di canzoni pop, dove il classico cantautorato all’italiana la fa da padrone.

La band, i cui membri sono nati tra il 1999 e il 2001, ha trionfato in quello che è stato il Sanremo più social di sempre. Tra completi ricoperti di glitter e assoli di chitarra, le loro esibizioni non sono passate inosservate e hanno consentito loro di conquistare il televoto, ottenendo oltre il 50% dei voti del pubblico. I conservatori del Festival sono dovuti restare “zitti e buoni” di fronte a un verdetto popolare dominato dalla voglia di novità.

Tuttavia, questa non è la prima volta che il palco sanremese ospita artisti anticonformisti o performance fuori dal comune: dal 1951 a oggi, vari ospiti internazionali e artisti in gara hanno portato provocazioni di vario tipo al teatro Ariston, per alzare la voce e mostrare la loro unicità in un evento generalmente dominato da un certo rigore formale. Scopriamone alcuni!

Lo scorso anno, l’artista più chiacchierato del festival fu Achille Lauro con la canzone Me ne frego. Lauro iniziò a provocare già dal titolo del brano presentato a Sanremo 2020: l’artista ha descritto il pezzo come un inno alla libertà “che possa scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi è fermo sulle sue certezze”. La libertà diventa tale solo nel momento in cui aderiamo perfettamente a noi stessi, senza piegarci ai canoni imposti da una società dominata da standard stressanti e irrealistici. Le esibizioni del cantante in questione sono spesso accompagnate da costumi di scena elaborati, ad esempio una tunica da San Francesco e un look ispirato alla regina Elisabetta I Tudor. Le performance a 360° di Lauro colpirono la platea sanremese e lo stesso direttore artistico Amadeus, al punto da fargli guadagnare una parte anche nel cast di quest’anno, come ospite fisso nel ruolo di ideatore e protagonista di cinque quadri su altrettanti generi musicali.

Facciamo un passo indietro nel tempo ed eccoci arrivati all’edizione targata 1996, in cui un’altra band fece molto discutere: Elio e le Storie Tese. Tutti i componenti del gruppo si presentarono sul palcoscenico travestiti da marziani, con tanto di pittura argentata sul corpo coordinata a improbabili vestiti scintillanti. La provocazione fu esplicita, visto che il loro brano, La terra dei cachi, era una critica all’Italia: dai cliché sul cibo agli errori della classe dirigente. È degna di nota anche l’esibizione nella serata in cui gli interpreti avrebbero dovuto presentare uno stralcio di un minuto tratto dalla loro canzone: Le Storie Tese la suonarono tutta in una versione concentrata, al triplo della velocità. Il gruppo partecipò in seguito anche a Sanremo 2013 con una nuova provocazione: una canzone suonata utilizzando una singola nota, seguita dal brano in gara nel 2016, composto solo da ritornelli. Come nel caso di Lauro, anche la band capitanata da Stefano Belisari sceglie con cura i suoi outfit, dai già citati costumi alieni, passando da improbabili vesti da chierichetto a abiti vittoriani.

Nel 1983 un giovane Vasco Rossi presentò al festival uno dei suoi pezzi di maggior successo, Vita spericolata. In quell’occasione, il rocker di Zocca si rese protagonista di uno scandalo: non ci è dato sapere esattamente quali siano i motivi del gesto, sta di fatto che durante la sua esibizione, nella serata conclusiva dell’evento, Vasco si allontanò dal microfono e abbandonò il palco. Nonostante ciò, il ritornello della canzone continuò, rivelando al pubblico l’utilizzo del playback da parte dell’artista.

Il nostro viaggio tra le provocazioni sanremesi degli artisti in gara si conclude nel 1978, con la canzone Gianna di Rino Gaetano. Vestito con un frac e un cappello a cilindro e accompagnato dal suo ukulele, il cantautore scrive una pagina iconica nella storia del pop nostrano. L’intero brano è una denuncia sociale dell’ipocrisia italiana, nascosta dietro a ideali perbenisti. Vi è anche un attacco al mondo discografico dell’epoca, dominato da infinite ambiguità in nome del buon costume. La protagonista del pezzo, Gianna, rappresenta una persona che sceglie di mascherare le proprie idee in favore del conformismo della società in cui vive ma rivela la sua personalità durante la notte, quando “comincia un mondo diverso”.

Possiamo trovare esibizioni fuori dagli schemi anche tra gli artisti internazionali che hanno partecipato alla kermesse come ospiti. Tra queste, troviamo la performance dei Kiss, eseguita tramite un breve collegamento via satellite direttamente da New York, nel 1982. La band eseguì I, uno dei loro brani meno conosciuti, sul palcoscenico di un piccolo locale. Il pubblico rimase ore in coda per assistere allo show, anche se di fatto la canzone venne suonata in playback e l’evento durò solo 8 minuti.

L’ultima esibizione di cui tratteremo in questo articolo ha come protagonista Peter Gabriel, che nel 1983 portò sul palco un’eccentrica versione di Shock the Monkey: l’artista subì un infortunio andando a sbattere contro la scenografia del festival mentre cercava di emulare una scimmia dondolandosi tra palcoscenico e platea con una corda.

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