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20 anni di Spider-Man: tre saghe, tre Peter Parker

3 maggio 2002. Precisamente vent’anni fa, nelle sale dei cinema statunitensi, il pubblico vide per la prima volta sul grande schermo il nostro ‘amichevole Spider-Man di quartiere’. Lo so, assurdo: sono già passati due decenni. Mi ricordo perfettamente l’estate in cui i miei genitori uscirono una sera per andarlo a vedere, decidendo, con mio grande sconforto, di non portarmi con loro. Non gliel’ho ancora perdonata.

 

Il film di Sam Raimi diede inizio a tutto senza essere neanche la prima pellicola sui supereroi. Il mondo aveva già visto il primo degli X-Men firmato da Bryan Singer, conosceva già Batman, Superman, Blade. Nulla da togliere ai suoi predecessori, ma diciamocelo pure: Spider-Man è Spider-Man, ed è entrato nei cuori di tutti, anche di quelli che i supereroi non li sopportano. Il successo che riuscì a conquistare fu enorme: il film più veloce a raggiungere un incasso di 100 milioni di dollari, due nomination agli Oscar, uno dei più grandi successi commerciali degli anni 2000, il 437° nella lista dei 500 migliori film di tutti i tempi secondo la rivista Empire. Quell’onda di trionfo inaugurò un’epoca, le grandi produzioni di Hollywood sul mondo Marvel (e non) si moltiplicarono. Nel 2004 e nel 2007, Sam Raimi ci regalò i due sequel della trilogia e, ve lo confesso, alcune scene di Spider-Man 2 vivono gratis nella mia testa da parecchi anni.

 

 

Spider-Man ci ha conquistato tutti, talmente tanto da essere protagonista di ben tre saghe cinematografiche (quattro, contando anche Spider-Man: Into the Spider-Verse, ma dei film d’animazione ne parliamo un’altra volta, magari dopo l’uscita del sequel). E pensare che partorire il primo film non fu affatto facile dato che lo sviluppo di un live-action di Spider-Man iniziò già negli anni Ottanta. Il regista, ai tempi, doveva essere Joseph Zito e per il ruolo da protagonista qualcuno propose anche Tom Cruise. Il progetto però venne messo in stallo e l’idea del film fu ritirata fuori soltanto nel 1991, quando James Cameron (niente di meno) si presentò con una sua personale sceneggiatura. Il copione stravolgeva un po’ le cose, ma Stan Lee gli diede la sua benedizione. E ovviamente, per interpretare Peter Parker, Cameron pensò subito ad un nome: Leonardo DiCaprio.

 

Neanche stavolta, però, il progetto riuscì a partire: problemi di bancherotte ma anche di diritti. Quando la Sony, alla fine, decise di acquisirli, James Cameron e DiCaprio erano entrambi già presi dai lavori per Titanic. Tante false partenze, ma adesso di Spider-Man ce ne sono ben tre. Ma vediamoli nel dettaglio.

 

 

La trilogia originale: lo Spider-Man di Sam Raimi

Tobey Maguire fu la prima scelta di Raimi. Nulla di più perfetto: ancora oggi, se si guarda una foto di Maguire, è davvero inevitabile pensare anche a Spider-Man. Il suo Peter Parker è un ragazzo come tanti, geniale ma goffo, impacciato, nerd, schivo ma gentile. Tutte caratteristiche che traspaiano anche nella sua versione di Spider-Man, con le sue luci e le sue ombre. Nei tre film della saga lo vediamo crescere, passare dal liceo alla vita da universitario e da lavoratore sottopagato (il signor Jameson lo pagava davvero troppo poco per quelle foto). Il suo personaggio non può non conquistare, forse perché tanti fan della Marvel si sono un po’ rivisti in lui. A fargli da contorno, un cast d’eccezione: Willem Dafoe e la crudeltà di Goblin, James Franco tra l’amicizia e la vendetta, Alfred Molina con tante braccia meccaniche, Kirsten Dunst e la sua indimenticabile Mary Jane. Sarà la nostalgia a parlare, ma ammettiamolo: Tobey Maguire non si batte.

 

 

Il figlio di mezzo: The Amazing Spider-Man di Marc Webb.

Tra i fan dell’universo Marvel di mia conoscenza, i due capitoli di The Amazing Spider-Man scatenano sempre opinioni contrastanti. Piacciono o non piacciono, ci sono poche vie di mezzo. Probabilmente non sono i migliori, ma sulle doti di Andrew Garfield c’è poco da dibattere (così come su quelle di Emma Stone nella parte di Gwen Stacy). Lo Spider-Man e il Peter Parker che troviamo in questa saga sono meno insicuri, più divertenti e spontanei. Garfield è un attore che parla con il corpo, comunica ogni cosa attraverso i gesti e le movenze, un talento non da poco se il tuo personaggio indossa spesso la maschera. Nonostante qualche pecca, la realizzazione dei film e dei personaggi mi sono sempre piaciuti. Nella scena in cui Gwen Stacy cade dal palazzo trattengo ancora il fiato, spero ancora che la prenda, è più forte di me. Piccola menzione d’onore alla scena finale del secondo film: l’ho sempre trovata davvero tenera, e sto ancora aspettando di vedere lo scontro con Rhino (lo vedremo mai? Qualcuno vocifera di sì).

 

 

Protocollo triciclo: lo Spider-Man di Jon Watts.

E qui si cambia registro, il personaggio si trasforma e la storia con lui. Tom Holland è in tutto e per tutto lo Spider-Man liceale, quello che vive le cose con più leggerezza, che si esalta con noi, che decide di agire prima di pensare. Tutti aspetti che lo rendono un personaggio decisamente amabile, in grado di conquistare un pubblico vastissimo. È anche il Peter Parker più tecnologico, complice il suo legame con Tony Stark, un rapporto che ci ha rubato più di una lacrima. La storia ed il contesto lo rendono spiritoso, fanciullesco, forse soltanto in No Way Home comincia ad emergere il suo lato più adulto. E i buchi maggiori a livello di trama temo li abbia proprio lui, l’ultimo capitolo della saga (per ora): sull’onda dei sentimenti, al cinema ho urlato per moltissime scene. A ripensarci dopo, probabilmente qualche cosa era rivedibile. La più grande sorpresa della saga? Il personaggio di MJ. Una vecchia conoscenza ma rivista, tradotta in qualcosa di nuovo, di cui ho adorato cinismo e sarcasmo.

 

In conclusione, possiamo dire che gli anni passano, perfino i decenni, ma l’amore per Spider-Man resta sempre.

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